Le collaborazioni coordinate e continuative dopo la riforma [E.Massi]

eufraniomassi_articoloL’analisi che segue riguarda quelle tipologie di lavoro autonomo, sviluppatesi oltre misura negli ultimi quindici anni e che sono state interessate da provvedimenti di riforma, sia pure parziale, attraverso più interventi. Ora, il Decreto Legislativo di riordino dei contratti di lavoro e delle mansioni, approvato, in via definitiva, dal Consiglio dei Ministri il giorno 11 giugno 2015 ed in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, interviene superando il contratto a progetto e prevedendo alcuni significativi cambiamenti.

La riflessione che segue, pertanto, non potrà che soffermarsi su quanto detto dagli articoli 2, 51, 52, 53 e 54.

Art. 2: Collaborazioni organizzate dal committente

Già dal titolo della rubrica dell’articolo si capisce ove mira il Legislatore delegato: a partire dal 1° gennaio 2016 si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi ed ai luoghi di lavoro.

E’ stato adoperato il verbo “applicare”: ciò significa che rispetto alle collaborazioni che presentano quelle caratteristiche, pur se qualificate da un progetto, non c’è alcuna presunzione relativa da verificare (cosa che potrebbe portare a disquisizioni di natura giuridica e ad interpretazioni difformi), ma trova applicazione la normativa tipica del rapporto di lavoro subordinato, con tutti gli istituti normativi, retributivi e contributivi che da essa discendono: di conseguenza, appare chiaro comprendere quale sarà l’atteggiamento degli organi di vigilanza.

Ovviamente, la chiave di volta del comma 1, è rappresentata non tanto dalle caratteristiche della personalità e della continuità, sulle quali mi soffermerò quando parlerò dell’art. 409, n. 3, cpc che resta pienamente in vigore, quanto dal fatto (e ciò pare del tutto decisivo) che le modalità di esecuzione siano organizzate dal committente  anche per quel che concerne la tempistica ed il luogo di lavoro.

Quindi, non soltanto etero direzione ma etero organizzazione.

Obiettivo del Legislatore delegato appare quello di ricondurre nell’alveo della subordinazione tutte quelle collaborazioni, anche a progetto, che, per una serie di motivi, si sono sviluppate ai “confini della subordinazione” ed hanno attecchito, nel tempo, per un minor costo complessivo, per una maggiore flessibilità nella prestazione, e per un minor potere contrattuale del prestatore. Giustamente, se è il datore di lavoro a determinare i tempi ed il luogo di lavoro, la tutela normativa non può che essere quella del lavoro subordinato.

Una prima lettura del provvedimento, fatto salvo ciò che si dirà parlando dell’art. 409 cpc, porta ad una interpretazione della norma “stretta”: laddove vi è una organizzazione del lavoro, anche minima, secondo una tempistica fissata dallo stesso committente, si applica la normativa sul rapporto di lavoro subordinato: ovviamente, sarà, sempre, necessario distinguere la etero organizzazione da momenti di coordinamento in azienda, che sono tutt’altra cosa.

Cosa si potrebbe pensare per sfuggire alla stretta normativa?

Probabilmente, negli schemi contrattuali venturi si porrà l’accento sul fatto che sarà lo stesso prestatore ad affermare che dipenderà soltanto dalla propria volontà fissare i tempi ed i momenti organizzativi anche sul luogo di lavoro: tutto questo, però, se salverà l’aspetto formale, non sarà decisivo nel momento in cui gli organi di vigilanza ed i giudici accertassero come, nella sostanza, le cose si siano realizzate in maniera ben diversa.

L’Esecutivo si preoccupa di salvare alcune collaborazioni che sono riportate al comma 2 che sono:

  1. quelle per le quali gli accordi collettivi stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedano discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del settore. Qui, il pensiero corre al contratto collettivo dei lavoratori dei call-center, ma la disposizione non esclude altre forme di intervento in settori del tutto particolari. Il Legislatore delegato, riferendosi alle organizzazioni comparativamente più rappresentative ha parlato al singolare, usando (art. 51) la particella “da” al singolare, e non al plurale “dalle” come ha fatto altre volte;
  2. quelle prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali si rende necessaria l’iscrizione in albi professionali;
  3. quelle prestate dai componenti degli organi di amministrazione e di controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni;
  4. quelle rese, a fini istituzionali, in favore delle società sportive dilettantistiche e delle associazioni affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline associate e agli enti di promozione sportiva riconosciute dal CONI, come individuati e disciplinati ex art. 90 della legge n. 289/2002;

Il comma 2 offre alle parti una ulteriore strada per “uscire” dalla stretta normativa: possono chiedere ad una commissione di certificazione istituita ex art. 76 del D.L.vo n. 276/2003 una certificazione del rapporto dalla quale si evinca che non sussistano le condizioni impedienti previste al comma 1. Nella attività di certificazione il lavoratore può farsi assistere da un rappresentante sindacale, da un avvocato o da un consulente del lavoro.

La disposizione merita alcuni approfondimenti.

Essa appare, nello specifico, superflua, in quanto ripetitiva del principio generale contenuto nell’art. 75 del D.L.vo n. 276/2003, secondo il quale “le parti possono ottenere la certificazione dei contratti (e, quindi anche della collaborazione che è una tipologia contrattuale) in cui sia dedotta, direttamente o indirettamente, una prestazione di lavoro”.

TeamworkL’attività di certificazione si basa su un iter istruttorio che vede coinvolti, a vario titolo, una serie di organi pubblici (Direzione territoriale del Lavoro, INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate, ecc.) i quali possono esprimere le loro posizioni quandanche l’attività certificativa sia svolta da Università o dalkl’ordine provinciale dei consulenti del Lavoro. Ovviamente, la commissione  trae le proprie convinzioni anche dalle dichiarazioni delle parti e giunge alla decisione (con l’atto di certificazione o con quello di reiezione) sulla base di un autonomo convincimento.

Per quel che concerne, invece, l’assistenza del lavoratore, il Legislatore delegato ripete, pressochè pedissequamente, la frase relativa alla assistenza del lavoratore già adoperata nell’art. 7, comma 5, della legge n. 604/1966, come riformato dall’art. 1, comma 40, della legge n. 92/2012, in materia di tentativo obbligatorio di conciliazione nella procedura relativa al licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Da ciò si deduce che quando si parla ai fini dell’assistenza di “consulente del lavoro”, essa può essere esercitata soltanto dallo stesso e non dal professionista abilitato alla professione ex lege n. 12/1979: così si espresse, allora, il Ministero del Lavoro con la circolare n. 3/2013 che suscitò parecchie critiche da parte dell’Ordine dei Dottori e Ragionieri Commercialisti.

La certificazione è opponibile nei confronti di qualunque terzo, è sottoposta, prima dell’impugnativa giudiziale, al tentativo obbligatorio di conciliazione presso l’organismo che l’ha rilasciata, e conserva i propri effetti fino alla emanazione di una sentenza di primo grado che ne annulli gli effetti.

L’art. 2 termina con un ultimo comma, il 3, ove si ricorda che la riconduzione alla disciplina del rapporto di lavoro subordinato non trova applicazione nelle Pubbliche Amministrazioni (art. 1, comma 2, del D.L.vo n. 165/2001) fino al riordino dei contratti di lavoro flessibili del settore pubblico e, in ogni caso, a partire dal 1° gennaio 2017, è fatto divieto, a tutti i datori di lavoro pubblici, di stipulare contratti di collaborazione.

C’è una domanda alla quale è necessario rispondere, attesa l’abrogazione, operata dall’art. 52, degli articoli da 61 a 69 – bis del D.L.vo n. 276/2003: cosa ha voluto “tagliare” il Legislatore delegato?

La risposta è abbastanza semplice: si sono volute riportare nell’alveo della subordinazione una serie di collaborazioni, anche a progetto, nelle quali risulta fortemente condizionante la etero direzione ed organizzazione da parte del committente, rispetto alle quali gli orientamenti della magistratura sono stati nel decennio trascorso, pressoché unanimi.

Art. 52: Superamento del contratto a progetto

I contenuti di questo articolo vanno attentamente soppesati.

Vi si afferma che gli articoli da 61 a 69 –bis del D.L.vo n. 276/2003 vengono abrogati e restano in vigore unicamente  per disciplinare i contratti in corso alla data di entrata in vigore del provvedimento.

In un primo momento era previsto anche un comma 2, “sparito” nella versione definitiva, ove si affermava che “resta salvo quanto disposto dall’art. 409 cpc”.

I contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, non possono essere più instaurati, ma anche quelli che, per la loro tenuità, brevità o particolarità (ad esempio, le co.co.co. fino a 30 giorni  con un importo fino a 5.000 euro, o quelle rese nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona, per un massimo di 240 ore annue,  o le collaborazioni con i pensionati di vecchiaia) erano stati “esentati” dalla redazione di un progetto e che erano richiamati specificatamente dalle disposizioni abrogate. Allo stesso tempo vengono meno i requisiti specifici introdotti con l’art. 69 – bis dalla legge n. 92/2012 per la genuinità delle c.d. “partite IVA” (collaborazione con lo stesso committente per 8 mesi per 2 anni consecutivi, corrispettivo derivante dalle collaborazioni, riconducibile allo stesso centro di imputazione di interessi, pur se in favore di soggetti diversi, superiore all’80% nell’arco di due anni solari consecutivi, postazione fissa presso una delle sedi del committente) fatte salve le ipotesi di conoscenze teorico – tecniche di grado elevato o valore reddituale complessivo superiore ad una determinata soglia ( art. 69 – bis, comma 2, lettera b) o prestazioni professionali per le quali viene richiesta l’iscrizione in albi o registri professionali, individuati dal D.M. 20 dicembre 2012 (comma 3).

Quanto appena detto merita qualche fugace riflessione.

La cancellazione degli articoli da 61 a 69 –bis fa venir meno anche tutta una serie di diritti “minimi” strettamente correlati alle collaborazioni a progetto (v., ad esempio, l’art. 66).

Per quanto concerne i titolari di partita IVA, essendo venuti meno i requisiti generali cui si faceva cenno poco fa (tra l’altro, la riconduzione del rapporto a tempo indeterminato era, mediata dalla eventuale presenza di un progetto che trasformava il rapporto in collaborazione coordinata e continuativa, con gli oneri contributivi per 2/3 a carico del committente), la prestazione verrà ritenuta come subordinata in presenza delle prove tradizionali che concernono la mancanza di autonomia, l’assoggettamento al potere direttivo e disciplinare dell’imprenditore, l’uso dei mezzi di lavoro del datore, l’inserimento stabile all’interno di un processo produttivo, così come avviene, nel settore edile, a seguito di precisi chiarimenti del Ministero del Lavoro, finalizzati a combattere il fenomeno delle false partite IVA e dei falsi artigiani. In ogni caso l’abrogazione dell’art. 69-bis potrebbe portare alla instaurazione più libera di contratti di lavoro autonomo.

La seconda questione concerne i contatti a progetto in corso e ciò che si intende fare, visto il regime che si applicherà a partire dal 1° gennaio 2016.  Per quelli che rispondono, in pieno, ai criteri fissati dagli articoli 1 e seguenti del D.L.vo n. 276/2003 e che non sono caratterizzati da etero direzione ed etero organizzazione, non c’è problema: possono, tranquillamente, superare la data fatidica, se le parti non procedono ad una risoluzione consensuale, e continuare fino alla realizzazione del progetto. Per gli altri, per i quali c’è più di un dubbio legato alla sussistenza dei requisiti, il Legislatore delegato offre la possibilità di una “sanatoria stabilizzante” abbastanza favorevole (ferma restando l’opportunità della instaurazione di un rapporto a tempo indeterminato, con le agevolazioni previste dalla legge finanziaria, già nel corso del 2015).

Ma, detto, questo, quali collaborazioni coordinate e continuative potranno, legittimamente, essere stipulate?

L’art.. 409 cpc,  pur  “espunto” dall’art. 52, è una disposizione presente nel nostro ordinamento è, “in primis”, una norma di diritto processuale in quanto individua la competenza del giudice del lavoro per la cognizione di una serie di rapporti. Esso afferma che oltre ai rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale rientrano nella giurisdizione di quest’ultimo “altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato”. A tutto questo va aggiunta la piena permanenza nell’ordinamento dell’art. 2222 c.c. .

A mio avviso, sono finiti i contratti di collaborazione a progetto e ciò che ad essi è strettamente correlato con le norme successive all’art. 61 del D.L.vo n. 276/2003, ma restano possibili una pluralità di rapporti ove non c’è una aperta qualificazione degli stessi (Cass. n. 413/1999; Cass., n. 7625/1996; Cass., n. 6194/1990) ma solo l’esistenza di alcuni requisiti che riportano alla c.d. “parasubordinazione”, espressione non tipica, ma eterogenea, in virtù dello svolgimento di una prestazione continuativa, coordinata e prevalentemente personale i cui benefici si riverberano su un imprenditore ma che, alla luce della previsione contenuta nel comma 2 dell’art. 1, debbono essere caratterizzati da etero direzione ed etero organizzazione.

Ma quando si può parlare di continuità della prestazione?

Anche qui soccorre la Suprema Corte (Cass. n. 9067/1990, Cass. n. 6298/1988) quando afferma che la prestazione non deve essere occasionale od istantanea, ma si deve protrarre in un arco temporale abbastanza lungo, implicante una reiterazione delle prestazioni ed un impegno costante a favore del committente (Cass., n. 5698/2002, Cass., 3485/2001). La continuità può risultare anche dalla ripetitività delle prestazioni, senza che essa debba, necessariamente, essere stabilita nel contratto. La non occasionalità sta a significare “non limitazione” ad una opera specifica e determinata ma a prestazioni che si svolgono lungo un determinato periodo, non essendo intesa in senso meramente cronologico, cosa che comporta un certo numero di prestazioni professionali in un determinato periodo di tempo (Cass., n. 5811/1984). La continuità può realizzarsi anche attraverso prestazioni istantanee funzionalmente correlate e destinate a soddisfare un interesse duraturo del committente (Cass., n. 2906/1976).

Alla luce del concetto appena espresso si può formulare una considerazione che riguarda, ad esempio, le c.d. “mini co.co.co.”e  le collaborazioni dei pensionati di vecchiaia. Ebbene, quelle che presentano la caratteristica della continuità e, soprattutto, non sono “etero dirette” ed “etero organizzate”, sono pienamente ammissibili .

Ma cosa significa coordinazione?

Anche qui è la Corte di Cassazione a dettare alcuni indirizzi.

Essa postula che l’attività sia strutturalmente e funzionalmente collegata alla organizzazione produttiva del committente (Cass., n. 3698/2002; Cass., n. 3485/2001; Cass., n. 9087/1990) e che le direttive imprenditoriali circa le prestazioni da svolgere vanno eseguite, pur essendo le stesse svolte sì in maniera coordinata, ma del tutto autonoma, con il potere del committente che è limitato a chiedere la prestazione dovuta, mancando il potere di determinazione unilaterale delle modalità di esecuzione della stessa, con una differenza di ordine qualitativo e non quantitativo tra il potere tipico del lavoro subordinato e quello di coordinamento del committente.

C’è, poi, il requisito della  personalità rispetto al quale si può sostenere che:

  1. esso deve essere prevalente rispetto agli altri fattori impiegati ai fini della realizzazione dell’obbligazione contrattuale, ma anche rispetto alla struttura della quale si avvale per raggiungere il risultato: struttura che non assume la veste di una organizzazione imprenditoriale, cosa che porterebbe a configurare un contratto di appalto con le caratteristiche individuate dall’art. 29 del D.L.vo n. 276/2003;
  2. esso si evince (e, quindi, ricade nell’ambito della parasubordinazione) anche in una molteplicità di incarichi espletati con l’impiego prevalente di attività personale non subordinata (Cass., n. 12681/2003);
  3. esso non può essere escluso nelle attività professionali che richiedono la collaborazione di personale dipendente (Cass., n. 1112/1987).

Art. 53: Stabilizzazione dei collaboratori coordinati e continuativi anche a progetto e di persone titolari di partita IVA

Il testo è  stato oggetto tra la prima e la seconda approvazione del Consiglio dei Ministri di alcune modifiche che hanno tenuto conto delle perplessità espresse dalla Ragioneria Generale dello Stato in  sede di “bollinatura”.

Il comma 1 afferma che tutti i datori di lavoro privati, a partire dal 1° gennaio 2016 (il 20 febbraio, in sede di prima approvazione,  il periodo per la stabilizzazione era compreso tra la data di entrata in vigore del Decreto Legislativo di riordino dei contratti ed il 31 dicembre 2015) potranno assumere con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato prestatori con i quali abbiano  rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, o persone titolari di partite IVA a condizione che:

  1. i lavoratori interessati alle assunzioni sottoscrivano avanti alla commissione provinciale di conciliazione o in sede sindacale (articoli 410 e 411 cpc) o presso una sede di certificazione (art. 76 del D.L.vo n. 276/2003), un atto di conciliazione finalizzato a risolvere eventuali controversie di natura economica concernenti il pregresso rapporto di lavoro e relativa qualificazione. Non si tratta di una modalità nuova nel nostro ordinamento, atteso che, in passato, fu utilizzata per le stabilizzazioni delle collaborazioni attraverso la legge n. 296/2006 o per le associazioni in partecipazione con apporto di lavoro, secondo la previsione contenuta nell’art. 7 – bis della legge n. 99/2013;
  2. i datori di lavoro si impegnino, nei dodici mesi successivi alle assunzioni, a non risolvere i rapporti instaurati, se non per giusta causa o giustificato motivo soggettivo: anche in queste ipotesi si tratta di previsioni già contenute (sia pure in un caso in termini leggermente diversi) nelle disposizioni legali citate al precedente punto a). E’ appena il caso di sottolineare come, in caso di recesso, trovi, “in toto”, applicazione il D.L.vo n. 23/2015.

Il vantaggio che i datori di lavoro trarranno dalla stabilizzazione (comma 2) appare notevole: senza pagamento di alcun contributo aggiuntivo a mo’ di sanatoria (come fu, invece, richiesto – ma la somma era abbastanza simbolica – in occasione della sanatoria per gli associati in partecipazione), con l’assunzione a tempo indeterminato vengono “cancellati” gli illeciti amministrativi, contributivi (che comprendono sia quelli previdenziali che quelli assicurativi) e fiscali connessi ad una eventuale erronea qualificazione del rapporto di lavoro, a meno che gli stessi siano stati già accertati a seguito di ispezioni effettuate in data antecedente l’assunzione dagli organi di vigilanza del Ministero del Lavoro, degli Istituti, della Guardia di Finanza o dell’Agenzia delle Entrate.

Una breve considerazione si rende necessaria.

La fissazione della stabilizzazione a partire dal 1° gennaio 2016 quando, dalla stessa data, trovano applicazione le norme sul lavoro subordinato, e non ad un periodo antecedente, come previsto nella prima stesura del provvedimento, se da un lato è la diretta conseguenza di un problema di mancata copertura finanziaria, dall’altro non consente ai datori di lavoro di usufruire dei  vantaggi economici derivanti dall’esonero contributivo disciplinato dall’art. 1, comma 118, della legge n. 190/2014 (attualmente, limitati alle assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2015), in sommatoria con “lo stop” alle sanzioni. Tutto questo, però, non significa che i datori di lavoro non possano stabilizzare  nel corso del  2015 i soggetti titolari di partita IVA o i collaboratori (ma anche gli associati in partecipazione) che negli ultimi sei mesi non hanno avuto un rapporto a tempo indeterminato (requisito richiesto dal comma 118), “godendo” delle agevolazioni sopra indicate: resta, indubbiamente, il rischio che, nei limiti della prescrizione quinquennale, gli organi di vigilanza possano, con prove, ricondurre il precedente rapporto nell’alveo della subordinazione, con i conseguenti effetti sanzionatori e di recupero contributivo ma, anche, con l’annullamento delle agevolazioni ottenute, in quanto si evidenzierebbe la carenza del requisito dell’inesistenza di un rapporto a tempo indeterminato nel semestre antecedente.

Una strada che si potrebbe percorrere, finalizzata a togliere qualche preoccupazione circa la qualificazione del precedente rapporto (ovviamente, non sempre praticabile per le qualità intrinseche del contratto di collaborazione a progetto in essere), potrebbe essere quella suggerita dall’art. 79, comma 2, del D.L.vo n. 276/2003 che tratta della efficacia giuridica della certificazione. Vi si afferma che “gli effetti dell’accertamento dell’organo preposto alla certificazione, nel caso di contratti in corso di esecuzione, si producono al momento di inizio del contratto, ove la commissione (istituita presso la DTL, le Università e le Fondazioni autorizzate, gli ordini provinciali dei consulenti del lavoro, ecc.) abbia appurato che l’attuazione del medesimo è stata anche nel periodo precedente alla propria attività istruttoria, coerente con quanto appurato in tale sede”.

Quanto appena detto sta a significare che qualora con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa in  corso, la commissione si convinca che anche, in passato, il rapporto si è svolto con le medesime modalità, l’atto certificatorio espleta i propri effetti anche per il periodo antecedente e i gli effetti permangono anche verso i terzi sino al momento in cui, con sentenza di merito, sia stato accolto uno dei ricorsi giurisdizionali esperibili (art. 79, comma 1). Da ciò la diretta conseguenza sarebbe che, nel caso in cui la collaborazione stessa giunga a conclusione nel corso del 2015, il datore di lavoro potrebbe, con poche preoccupazioni rispetto alla qualificazione del precedente rapporto, procedere ad una assunzione a tempo indeterminato.

Art. 54: Superamento dell’associazione in partecipazione con apporto di lavoro

L’associazione in partecipazione con apporto di lavoro era già stata vista con estremo sfavore dal Legislatore degli ultimi anni: basti pensare alle disposizioni limitatrici contenute nella legge n. 92/2012 a cui seguirono, peraltro, opportunità di riconduzione a rapporto di lavoro subordinato particolarmente invitanti sotto l’aspetto dei costi (v. art. 7-bis della legge n. 99/2013) le quali, però, tranne un caso fortemente conosciuto a livello nazionale, non portarono a grossi risultati.

Ora, la previsione contenuta nell’art. 53 è particolarmente chiara: a partire dalla data di entrata in vigore della riforma non potranno più essere stipulati contratti di associazione  con apporto di lavoro o misto: infatti, il nuovo art. 2549 c.c., prevede espressamente che “con il contratto di associazione in partecipazione l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso un corrispettivo di un determinato apporto di capitale” e che “nel caso in cui l’associato sia una persona fisica l’apporto non può consistere, nemmeno in parte, in una prestazione di lavoro”. A tutto questo va aggiunta l’abrogazione del successivo comma 3.

I contratti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro stipulati in data antecedente l’entrata in vigore del Decreto Legislativo, sono fatti salvi fino alla loro conclusione ma, in caso di controlli da parte degli organi di vigilanza, potranno essere ricondotti nell’alveo della subordinazione, qualora carenti degli elementi tipici previsti dal codice civile.

L’associazione in partecipazione tra imprese è fatta salva: ciò significa, ad esempio, che continua ad essere perfettamente legittima quella, abbastanza comune, tra una compagnia petrolifera ed una società che gestisce l’impianto di erogazione, essendo del tutto ininfluenti le tipologie contrattuali esistenti tra quest’ultima ed i propri dipendenti.

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Eufranio Massi

A cura di : Eufranio Massi

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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64 thoughts on “Le collaborazioni coordinate e continuative dopo la riforma [E.Massi]

    • Massi EufranioMassi Eufranio

      Si resta : il commento e’ stato scritto prima della pubblicazione in Gazzetta. In ogni caso, quand’anche fosse stato cancellato, come sembrava da alcune riflessioni in sede di stesura definiva, non sarebbe cambiato nulla, in quanto l’art 409 restava comunque nel codice di procedura civile

    • Carmen capossela

      Buongiorno. Ho lavorato presso una associazione di promozione sociale con contratti a progetto. L associazione svolge progetti per enti locali. Oggi noni i ho il contratto ma percepisco discoll. Domanda: è possibile proseguire il rapporto con cococo dato che presso l associaz. si lavora su progetti? Una prestazione occasionale va dichiarata all inps se si percepisce contemporaneam discoll? Presso lo stesso committente si possono sommare prestazioni e voucher?
      Grazie

  1. Michele C.

    Buongiorno Dott. Massi,
    cosa succede nel caso di Associazione in partecipazione stipulata a tempo indeterminato considerando che il decreto pone un limite definitivo dal 01/01/2016? Grazie in aticipo per la risposta.

  2. Massi EufranioMassi Eufranio

    La data per la stabilizzazione fissata al 1 gennaio 2016 riguarda le collaborazioni coordinate e continuative e le partite IVA non le associazioni in partecipazione. Queste ultime, non possono più esser stipulate a partire dal 25 giugno 2015, mentre quelle in essere continuano fino alla scadenza. Lei parla di una associazione in partecipazione con apporto di lavoro a tempo indeterminato. A mio avviso se nel contratto c’è scritto che lo stesso viene prorogato se non è stata data disdetta entro una certa data, quello termina non essendo possibile andare contro la volontà del Legislatore . Se, invece, il contratto di associazione in partecipazione con apporto di lavoro non contiene alcuna condizione ed è, semplicemente, a tempo indeterminato esso può continuare ma c’è sempre il rischio che eventuali controlli non ne attestino la genuinità.
    In ogni caso, l’assunzione di un associato in partecipazione può essere effettuata con le agevolazioni nel corso del 2015 se, appunto, il lavoratore non ha avuto (come sembra) un rapporto a tempo indeterminato negli ultimi sei mesi.

  3. ENRICO RAVASIO

    Buongiorno Dott. Massi
    Già le abrogate norme del d,lgs. 276/2003 per il lavoro a progetto non vincolavano enti pubblici e P.A., che però in alcune occasioni instauravano ugualmente contratti di lavoro a progetto. Ora comunque, dal 25 giugno, potranno ricorrere solamente a rapporti parasubordinati, chiamiamoli co.co.co. pe comodità. In altre parole, il lavoro a progetto, fatto salvo quello già in essere ante decreto, è abrogato senza eccezione alcuna.
    Grazie

  4. Sattin Rosa

    Buongiorno Dott. Massi,
    in caso di Parlamentari Europei che quindi non sono sostituti di imposta, che attualmente si avvalgono di collaboratori a progetto come possono fare dal 1° gennaio 2016? quale forma di contratto non subordinato è possibile adottare?
    resto in attesa, cordiali saluti
    Sattin

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      L’unica possibile e’ la collaborazione coordinata e continuativa, personale i cui tempi e l’organizzazione della stessa sono riferibili al prestatore. Non vedo altra soluzione. In alternativa, la strada praticabile e’ quella del rapporto di lavoro subordinato.

      • Luigi Spinelli

        Gentile dott. Massi le agevolazioni del job’s act sono applicabili al caso di un parlamentare europeo che assume un assistente locale? Il mio dubbio e’ dato dal fatto che il mandato parlamentare scadendo con la fine della legislatura non si configurerebbe un contratto a tempo indeterminato. Qual e ‘ il suo pensiero al riguardo? La ringrazio anticipatamente

        • Eufranio MassiEufranio Massi

          La norma di riferimento si applica alla totalità dei datori di lavoro privati, con esclusione di quelli domestici e, per quel che riguarda la tipologia contrattuale (perché ha incentivi specifici), al contratto di apprendistato. Di conseguenza, atteso che anche le circolari n. 17 e n. 178 dell’INPS non hanno aggiunto, in via amministrativa, altre preclusioni, sembrerebbe che la cosa sia possibile ( anche perché non è detto che il parlamentare europeo non venga riconfermato per un mandato successivo). Detto questo, per evitare dubbi, si potrebbe pensare ad un interpello da presentare al Ministero del Lavoro secondo le procedure previste dall’art. 9 del decreto legislativo n. 124/2004.

  5. ROBERTO GEROTTO

    BUON GIORNO, VOLEVO UN SUO PARERE SUL SEGUENTE QUESITO:
    CON RIFERIMENTO ALLE NUOVE DISPOSIZIONI DI CUI AL D.GLS NR 81 DEL 15/06/2015 E’ ANCORA POSSIBILE EFFETTUARE PRESTAZIONI OCCASIONALI “RELATIVI AI SERVIZI DI CURA E ASSISTENZA ALLA PERSONA, NON SUPERIORI A 240 ORE” DI CUI ALL’EX ART 61 COMMA 2 DEL DLGS 276/2003

    RINGRAZIANDO FIN D’ORA DELLA COLLABORAZIONE PORGO CORDIALI SALUTI

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      L’abrogazione degli articoli da 61 a 69 bis del Decreto Legislativo n. 276/2013 fa si che tutto quello che era previsto in quelle norme non sia più fattibile: ovviamente, le disposizioni, restano in vigore fino a quando i contratti stipulati entro il 24 giugno 2015 arrivano alla loro conclusione. Di conseguenza, quelle prestazioni possono ancora essere stipulate se, ma mi rendo conto che ciò appare molto difficile, in relazione ai tempi ed al luogo di lavoro l’organizzazione sia del prestatore e non del committente.
      In alternativa, tali prestazioni, nei limiti dei 5.000 euro netti ( ma il committente dovrebbe essere il soggetto interessato ad avere la prestazione) potrebbero essere effettuate con il lavoro accessorio ex art. 70 e seguenti del D.L.vo n. 276/2003 o, ricorrendone le condizioni previste dalla legge, con il lavoro intermittente.

  6. Federico

    Preg.mo Dottore,
    come può un’azienda avvalersi della collaborazione di un pensionato di 73 anni (titolare di pensione di vecchiaia)? Si consideri che data l’età e le conoscenze acquisite dal pensionato, questo sarà effettivamente svincolato da qualsiasi cd. “indice di subordinazione” e la prestazione si concluderà nell’arco di 7/8 mesi. Un cococo era calzante a pennello.
    La ringrazio anticipatamente e Le porgo i più sentiti complimenti per i Suoi pareri così preziosi.

  7. Valerio Citro

    Buonasera Dottore.
    Sono co.co.pro per due società non concorrenti in ambito farmaceutico, avendo come progetti d collaborazione la internazionalizzazione del business e l’acquisizione di nuovi clienti in aree geografiche dove le aziende non operano. Sono indipendente nell’attività ma mi coordino con le varie funzioni aziendali che devono interagire con i potenziali nuovi clienti. Quando i due progetti termineranno (dicembre 2017 e giugno 2018) potrò definire due nuovi contratti come co.co.co? Sono molto soddisfatto della indipendenza che il rapporto a progetto mi permette di avere e anzi sto valutando una terza collaborazione, sarebbe un peccato non poterlo più fare e dover optare per l’apertura di una partita IVA, con tutti gli oneri correlati.
    Grazie.
    Valerio Citro
    Valerio Citro

    • Eufranio MassiEufranio Massi Post author

      Gentile signor Citro,
      Le collaborazioni coordinate e continuative genuine continuano regolarmente ad essere ammesse nel nostro ordinamento. Esse sono ben delineate dal Legislatore allorquando afferma che si applicano le disposizioni sul lavoro subordinato a partire dal 1 gennaio 2016 a quelle collaborazioni che sono esclusivamente personali, continuative e caratterizzate dal fatto che i tempi ed il luogo della prestazione sono organizzati dal committente. Nel suo caso, almeno a stando a quello che Lei afferma, vi sono tutte le caratteristiche dell’autonomia, nel senso della piena indipendenza nell’attività svolta che è da Lei organizzata. I necessari momenti di coordinamento con il committente non sono un elemento decisivo per la individuazione della subordinazione: anzi, sono richiesti dalla stessa natura della cococo.

  8. MAURIZIA

    Gent.mo Dott. Massi, dovendo instaurare dei rapporti di lavoro con docenti Universitari ( trattasi di Università privata che precedentemente ha avviato i docenti con contratti CO.CO.PRO.per ogni A.A. da ott. a sett. dell’anno successivo) come procedere alla luce delle nuove disposizioni? GRAZIE!

  9. Eufranio MasiiEufranio Masii

    Personalmente ritengo che le nuove norme consentano la stipula di contratti di collaborazione con docenti universitari sulla base di questa considerazione:
    I 4 requisiti (personalità, continuativita, tempo e modalità della prestazione droga nizzarda dal committente) che spingono verso l’applicazione del rapporto di lavoro subordinato, debbono sussistere contemporaneamente. Nel caso dei docenti universitari a me sembra che, seppur la materia di insegnamento discenda dalla organizzazione dell’Universita, l’Insegnante e’ libero ( nel senso che il docente insegna la materia sulla base delle proprie conoscenze e convinzioni e non sulla base di indicazioni del committente circa i contenuti). Di conseguenza, non mi pare sussistente il quarto requisito.

  10. gian pietro melucci

    Gentile Dott. Massi,
    pongo un problema molto comune nelle associazioni culturali, stranamente ignorate dalla normativa vigente. Lavoro da anni come collaboratore a progetto per un’associazione che fa attività di scuola di musica. Mi organizzo autonomamente il lavoro, concordando direttamente con gli allievi – soci dell’associazione – la durata delle lezioni e gli orari. L’associazione mi dà libertà di spostare le lezioni quando voglio, compatibilmente con la disponibilità dei locali dei quali – come a tutti gli altri insegnanti – mi sono state date le chiavi. I programmi d’insegnamento sono liberi, nessun insegnante è tenuto a seguire quelli delle scuole statali e dei conservatori. La scuola non fa praticamente attività nel periodo estivo (luglio-agosto) e riprende a metà settembre. E’ possibile continuare il rapporto di lavoro come COCOCO, in analogia con quanto si fa nelle associazioni sportive?
    La ringrazio dell’attenzione.

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Gentile signor Melucci,
      a mio avviso ci sono tutte le condizioni a che Lei possa instaurare un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, in quanto sia i tempi che il contenuto della sua attività sono riferibili a Lei e non all’associazione ( siamo, quindi, al di fuori, della previsione del coma 1 dell’art. 2 del decreto legislativo n. 81/2008).
      Lei, infatti, insegna musica e come qualsiasi insegnamento esso è’ libero e non determinato nei contenuti dal committente.
      Dott. Eufranio Massi

  11. ALESSANDRA

    Buonasera dott. Massi,
    Settore assistenza domiciliare/ospedaliera e contratti di collaborazione, così come individuati nell’interpello 5/2010 del ministero.
    Mi sembra di capire che se si rientra nei parametri indicati nulla cambia
    Grazie

  12. teresa

    Preg.mo Dottore, avrei dei clienti che svolgono saltuariamente lavoro nell’ambito della sicurezza. Ovviamente è un lavoro che presteranno solo per poche ore in alcuni gg settimanali. Alla luce della riforma è rimasta in vigore la collaborazione coordinata e continuativa di cui all’art. 409 c.p.c e art. 2222 c.c. In che ambito inquadro questo lavoro occasionale? Grazie mille Saluti
    Teresa

  13. Andrea Pinna

    Buongiorno, nel mio caso (e non credo di essere il solo), si arriva al paradosso: in mobilità a feb. 2014, a luglio 2014 riesco a trovare lavoro solo a P.Iva come Consulente IT (nessuna azienda proponeva altro); ottengo la liquidazione della mobilità residua dall’INPS, ma con l’obbligo di mantenere la P.Iva per due anni, pena la restituzione della ottenuta liquidazione della mobilità.
    Adesso, cambiata la legge, dato che alle aziende conviene assumermi a tempo indeterminato, verrò “beneficato”: NON mi rinnoveranno il contratto a P.iva, e quindi dovrò restituire migliaia di euro all’Inps (soldi che, tra l’altro, non ho); Assurdo !
    Grazie per l’attenzione.
    Cordialmente, Andrea Pinna

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Gentile signor Pinna,
      si comprende benissimo il suo sfogo. Purtroppo la norma che consente di ottenere l’indennita di mobilità in una unica soluzione per mettersi “in proprio” (art. 7, comma 5della legge n. 223/1991)prevede espressamente che, nell’ipotesi in cui il lavoratore riprenda un’attività di lavoro subordinato, entro i 24 mesi successivi, debba estinguere quanto percepito. Le modalità sono state previste in un D.M. successivo (art. 3 del D.M. n. 142/1993), come ricorda la circolare INPS n. 67/2011.
      Dott. Eufranio Massi

  14. TERESA

    Gentilissimi sempre in merito alle collaborazioni occasionali di cui all’Art. 2222 c.c. VA FATTA COMUNICAZIONE AL CO-VENETO (NEL MIO CASO). ? Necessita unilav? Grazie mille Saluti
    Teresa

  15. monica ruggieri

    egregio dottore
    con il nuovo decreto puo’ un pensionato di 80 anni con un contratto co.co.co. continuare a lavorare nel 2016 presso un azienda privata?
    la ringrazio anticipatamente per la sua chiarificazione

  16. Marco

    Gent.mo Dott. Massi,
    vorrei porle un quesito in merito alle cococo.
    Secondo lei è possibile instaurare cococo (post DLGs 81/2015) per attività di venditori (anche per evitare l’inquadramento come incaricati vendite a domicilio autonomi ed aprire partite IVA >5.000 E.) considerato che luoghi e tempi di lavoro sono organizzati dal lavoratore e la prestazione è prevalentemente personale. Utilizzerebbero auto fornite dalla ditta (il concetto di esclusivamente personale potrebbe essere superato proprio per l’utilizzo di autovetture e tablet ). Il corrispettivo sarebbe definito in relazione ad un importo fisso ed una quota sulle vendite.
    *** Aggiungo solo una nota. L’art. 61 del 276/2003 nella definizione del campo di applicazione del lavoro a progetto prevedeva “1. Ferma restando la disciplina degli agenti e rappresentanti di
    commercio “. per introdurre le collaborazioni a progetto. Ora è stato abrogato.
    Grazie per la sua competente risposta per la quale la ringrazio anticipatamente. Con la massima stima.

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      L’attuale disposizione prevede che si applichi la normativa del rapporto di lavoro subordinato per quelle collaborazioni che siano esclusivamente personali, continuative e ove i tempi ed il luogo di lavoro siano organizzati dal committente. Ovviamente, questi quattro elementi debbono coesistere insieme. Nel caso di specie, stando alle sue indicazioni, i tempi ed il luogo sono organizzati dal prestatore: di conseguenza, non sembra che vi siano gli estremi della etero direzione.
      Dott. Eufranio Massi

  17. pecorini renato

    egregio dottore,
    un medico di famiglia si avvale,in qualita’ di co.co.co di un infermiere professionale,iscritto nell’apposito
    albo; il collaboratore e’ pensionato; svolge in piena autonomia le seguenti mansioni:
    compilazione di ricette,che vengono poi firmate dal medico,vaccinazioni antinfluenzali,rimozione punti
    di sutura,medicazione di ferite ecc.
    Puo’, alla luce del Dlgs 81/2015 art 2 rimanere quale collaboratore,o deve essere inquadrato come
    lavoratore dipendente?
    ringraziamenti
    Pecorini Renato

  18. Chiara

    Gentile Dott. Massi,

    Le chiedo un parere in merito ad una collaborazione coordinata e continuativa svolta da una pensionata di vecchiaia esclusa dal campo di applicazione delle norme sul lavoro a progetto previste dall’art. 61 comma 3 del D. Lgs. 276/2003.
    Nel contratto firmato dalle parti è stata indicata la volontà della collaboratrice di collaborare solo in forma autonoma, senza vincoli di dipendenza e che la stessa presta la propria opera in assoluta autonomia e indipendenza senza vincoli da parte della ditta, fatto salvo il solo coordinamento con la titolare.
    Attualmente dopo il riordino dei contratti da parte del Job Act, Le chiedo cosa consiglia di fare? Attestare la genuinità del rapporto presso le Direzioni Provinciali del Lavoro o fare ricorso ai Voucher?

    La ringrazio anticipatamente.
    De Amicis Chiara

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Gentile signora Chiara,
      Se, come afferma, è convinta della bontà del contratto può chiedere la certificazione ad una delle commissioni di certificazione previste dalla norma ( DTL, organismi costituiti presso le Università autorizzate, commissione di certificazione presso l’ordine provinciale dei consulenti del lavoro). Ovviamente, la certificazione del contratto dovrà tenere presenti i requisiti richiesti dall’art. 2, comma 1, del decreto legislativo n. 81/2015

      Dott. Eufranio Massi

  19. Marco

    Gent.mo Dott. Massi,
    Secondo lei è possibile instaurare cococo (post D.Lgs. 81/2015) per attività di venditori in mancanza di etero-organizzazione, dovendo essi stessi autonomamente determinare tempi e luoghi di lavoro ?
    In sostanza il mio dubbio è se l’attività legata alla vendita può secondo lei considerarsi “collaborazione” ?
    Grazie.

  20. Natalia

    SALVE!
    vado firmare ma non ho partita Iva , un contratto di collaborazione coordinata e continuativa di carattere non professionale in favore di società sportive : vorrei sapere : NON HA BISOGNO DI AVERE PARTITA IVA??

  21. Mario

    buongiorno Dott. Massi,
    non mi è chiara una cosa relativamente alle trasformazioni dei cocopro, in particolare, un contratto di cocopro stipulato a gennaio 2015 (e quindi prima della nuova normativa) con scadenza a febbraio 2017, deve essere necessariamente trasformato dal primo gennaio 2016 o può proseguire fino alla naturale scadenza?
    grazie
    Mario

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Caro signor Mario,
      Le norme sui contratti a progetto sono state abrogate ma, quelli in essere, continuano ad esserne regolati, fino alla naturale scadenza (art. 52, comma 1, del decreto legislativo n. 81/2015).

      Dott. Eufranio Massi

  22. Tiziana

    Buongiorno,

    con la presente sono gentilmente a richiedere delucidazioni in merito alle tempistiche e alle modalità da seguire per la stabilizzazione di un rapporto di co.co.co.
    Nel qual caso si prevedesse di cessare un rapporto di questo tipo in data 31.12.2015 per poi procedere ad un assunzione a tempo indeterminato per lo stesso, tale assunzione potrà essere effettuata precedentemente accordo sottoscritto avanti alla commissione provinciale di conciliazione o in sede sindacale o è possibile assumere l’ex co.co.co solo a seguito tale accordo? Ed eventualmente sono previsti termini entro i quali deve essere sottoscritto accordo e/o procedere con l’assunzione?

    Ringrazio anticipatamente per la disponibilità e attendo Suo cortese riscontro.

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Cara Tiziana,
      Le rispondo sulla base di come la penso alla luce della normativa, in quanto il Ministero del Lavoro non ha, ad oggi, fornito alcuna delucidazione.
      La stabilizzazione è possibile dal 1° gennaio 2016.
      Ciò significa che prima va fatto, in sede protetta, l’accordo finalizzato a regolarizzare le pendenze economiche relative all’intercorso rapporto di collaborazione. Nello stesso accordo potrà essere inserito l’impegno del datore di lavoro che assume a tempo indeterminato a non procedere a licenziamento nei 12 mesi successivi se non per giusta causa o giustificato motivo soggettivo.
      Subito dopo si procede alla instaurazione del rapporto al quale sono legati i benefici della stabilizzazione relativa ad una erronea qualificazione del precedente rapporto (salvo che l’accertamento non vi sia già stato).
      Non ci sono termini dettati dal Legislatore
      Dott. Eufranio MAssi

      • Tiziana

        Grazie, gentilissimo.
        In merito a quanto sopra detto, Lei, quindi, pensa che spetti lo sgravio contributivo anche per questi rapporti stabilizzati a far data dal 01/01/2016?

        Grazie ancora,
        Tiziana

  23. Raimondo

    Salve, ho lavorato sempre con contratti a progetto per incarichi attribuitimi dal committente vincitore di gare d’appalto, il lavoro consiste nella catalogazione di un numero ben preciso di libri presso biblioteche pubbliche o private; nel contratto era espresso che non vi era vincolo di orario ma era fissato il luogo e i tempi in cui il lavoro doveva essere portato a termine. Nel mese di settembre il committente mi ha chiamato per un nuovo lavoro e mi ha proposto, dicendo che non avrebbe potuto stiplulare un nuovo contratto a progetto, una prestazione occasionale che non superava i 5000 € (la classica ritenuta d’acconto), ora nel 2016 ci sarà un nuovo incarico che supererà i 5000 €. Nel mio caso e per la tipologia di lavoro, le chiedo è possibile un co.co.co e qual’ è il regime giuridico previsto per questi contratti? Sono equiparati ora ai contratti subordinati riguardo ai diritti (assegni familiari, domande d’indennità di disoccupazione con gli stessi criteri dei subordinati, etc.) che ne seguiranno, una volta conclusi? Ritiene invece possibile stipulare propriamente un contratto subordinato a tempo determinato?
    Grazie in anticipo.

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Caro Raimondo,
      Dalla descrizione sommaria della sua attività ricavo la sensazione che gli elementi del rapporto siano riconducibili nell’ambito della subordinazione che se di durata a tempo, configura un contratto a termine.
      Per quel che concerne una eventuale collaborazione, secondo la previsione contenuta nell’art. 2 del decreto legislativo n. 81/2015, essa dovrà avere le caratteristiche della personalità, della continuità, ed inoltre i tempi ed il luogo di lavoro non dovranno essere organizzati dal committente ma dal prestatore. Del resto, la filosofia del job act e’ quella di favorire il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ( con corpose agevolazioni) ma anche quello a termine che è stato reso senza causale e con un numero di proroghe pari a 5 in un arco temporale di 36 mesi.
      Per quel che riguarda le tutele previdenziali a breve, nel collegato lavoro che andrà alle Camere a gennaio, ci dovrebbero essere interessanti novità.
      Dott. Eufranio Massi

  24. ilaria pomponio

    Buongiorno, e per quel che riguarda i contratti di collaborazione stipulati tra prestatori e associazioni riferiti a progetti ben precisi magari in partnership con altri enti?possiamo ancora utilizzarli?
    Vi ringrazio in anticipo per la risposta.

    Saluti

    Dott.ssa Ilaria Pomponio

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Gentile signora Ilaria,
      Se la collaborazione e’ esclusivamente personale non si potranno che rispettare i principi stabiliti nell’art. 2 del decreto legislativo n. 81/2015.
      Dott. Eufranio Massi

  25. giovanni cavinato

    Buonasera Dott. Massi
    Sono titolare di partita iva da 14 anni svolgo la libera attività di disegnatore tecnico su contratto per le ditte clienti specializzato nello sviluppo di progetti o implementazioni di alcune particolari e specifiche tipologie di tipo tecnico, per una serie di motivi non mi e possibile l’iscrizione a un albo professionale.
    la natura del mio lavoro la sua prassi operativa mi impone in senso forzoso a prescindere dalla volontà delle parti lo svolgersi del lavoro presso il committente, spesso in modo continuativo per molti mesi e con l’utilizzo dei mezzi del committente stesso, mi spiego: in questo ambito tecnico il momento decisionale del committente non si manifesta mai in via preliminare in modo esauriente e compiuto, nella maniera tale da consentire il mio lavoro in sede distaccata (mio studio) ma e invece SEMPRE contestuale allo svolgersi del progetto stesso in altre parole esso (il momento decisionale) si definisce e risolve nelle decisioni che deve manifestare nel costante confronto con il procedere del progetto stesso, da cio si deduce la necessita del mio costante contatto con il committente, poi il progetto stesso deve assolutamente recepire tutti i condizionamenti operativi che derivano dalle potenzialità e limitazioni che ha l’area della ditta preposta alla realizzazione dello stesso il che obbliga il sottoscritto a un contatto costante anche con la stessa e il personale che vi lavora , ultimo aspetto la necessita di utilizzare i mezzi dell’azienda per la forzata esigenza di lavorare a livello informatico dentro il sistema (normalmente chiuso ad accessi esterni) della ditta stessa nella fattispecie per gli aspetti legati alla necessità’ di garantire standardizzazione e razionalizzazione dei particolari che si disegnano con quelli preesistenti e l’altro importante aspetto legato alla codifica degli stessi che vincola all’utilizzo in loco del gestionale aziendale, tutte queste cose comportano la necessita di una mia presenza continuativa e costante in ditta con orari (anche se decisi da me) simili a quelli degli altri dipendenti.
    Tutto questo per motivarLe come ci siano situazioni (e come la mia chissà quante altre) per le quali e necessario collaborare con il committente proprio con quelle modalità che adesso sono diventate i punti salienti della cosiddetta “presunzione assoluta”
    Praticamente io non vedo alcuna possibilità di proseguire la mia attività. sbaglio?

  26. Annarita

    Gentile Dott.Massi
    il socio di una snc che è anche amministratore ha dal 2007 un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa con la sua società svolgendo un’attività di ricerca della clientela recupero dei crediti in modo autonomo e senza orari. Chiedo se questo tipo di lavoro può continuare ad esistere visto che essendo un socio di maggioranza non può essere subordinato a se stesso e quindi come deve essere inquadrato il suo rapporto di lavoro. Puo’ continuare il suo lavoro coordinato o no? Grazie

  27. teresa

    Gentile Dottore sto predisponendo un contratto di collaborazione per un ingegnere che collabora presso una azienda ma non in qualità di ingegnere pur avendo una partita iva. Ho deciso di procedere alla certificazione del medesimo contratto… tuttavia mi chiedo non essendo riconducibile all’art.2222 c.c cosa inserisco come riferimento normativo? VERO è CHE PUR NON ESSENDO LEGATO ALLA SUA ATTIVITà DI INGEGNERE è SEMPRE PROFESSIONALE ED INTELLETTUALE… Inoltre come si procede per la certificazione?
    Grazie mille

  28. Daniele

    Buon giorno dott. Massi oggi ho ricevuto il rifiuto da parte dell’imps della domanda dis. Coll con la motivazione : lei era un associato in partecipazione, mi scusi ma anche con un contratto in partecipazione nn facciamo parte anche noi della gestione separata Imps?? Grazie

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Caro Daniele,
      l’art. 15 del decreto legislativo n. 22/2015 che introduce la DISCOLL, afferma che la stessa si applica ai collaboratori coordinati e continuativi anche a progetto, con esclusione dei componenti dei collegi sindacali e dei consigli di amministrazione, che abbiano involontariamente perso l’occupazione. La norma non si riferisce ad altri soggetti.
      Dott. Eufranio Massi

  29. Rosario

    Buongiorno Dott. Eufranio Massi
    avendo aderito all’articolo 4 della legge Fornero, dopo 40 anni e 2 mesi di servizio prestato nella stessa azienda, dall’i1/01/2015 sono in ISO pensione. Maturerò i requisiti INPS a settembre 2017.
    Ho ricevuto da una azienda una proposta di collaborazione continuativa come consulente tecnico operativo.
    Desidero sapere; come potere regolamentare questo rapporto lavorativo; come gestire rispetto alla mia posizione INPS;
    La sottoscrizione di un contratto di collaborazione cozza con la mia posizione di ISO pensionato.

    La ringrazio anticipatamente

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Caro Rosario,
      lei iniziare una attività autonoma svolgendola in collaborazione secondo i principi fissati dall’art. 2 del decreto legislativo n. 81/2015, magari anche aprendo una posizione IVA.
      Per quel che riguarda la posizione INPS verifichi con l’Istituto se i suoi nuovi compensi andranno ad incidere sul “quantum” che andrà a percepire.
      Dott. Eufranio Massi

  30. Daniele

    Buonasera dott, ho un contratto di lavoro a tempo determinato (part- time)presso una società privata a capitale pubblico. Mi è stato proposto un contratto co.co.co. presso un altro Ente. Posso accettare? o c’è qualche incompatibilità. Grazie.

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Caro Daniele,
      da un punto di vista teorico, la cosa appare possibile (la collaborazione deve avere i requisiti previsti dall’art. 2 del decreto legislativo n. 81/2015). Una eventuale incompatibilità potrebbe riguardare il lavoro, principale che lei svolge (se quello nuovo e’ in concorrenza con il precedente). Ma, detto questo, non mi sembra che ci possano essere controindicazioni.
      Dott. Eufranio Massi

  31. TERESA

    Preg.mo Massi., Avrei bisogno di un chiarimento in merito ad un apprendista che ha aperto una partita iva. Il dubbio è il seguente: l’apprendista che ha in corso appunto tale rapporto avendo aperto anche la partita iva dovrà pagare l’inps Fissi? Purtroppo non trovo normativa in merito.
    Grazie mille

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Cara Maria Teresa,
      L’art. 2 del decreto legislativo n. 81/2015 prevede che la contrattazione collettiva sottoscritta dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale , possa prevedere tale ipotesi. Ciò è accaduto con l’accordo che ha riguardato le scuole private e paritarie: quindi, in tali ambiti e’ possibile.

      Dott. Eufranio Massi

  32. Tiano Maria Teresa

    Grazie per la risposta, avrei un altra domanda: un dipendente della pubblica amministrazione (insegnante) può svolgere un altro lavoro fuori dagli orari scolastici con contratto coordinato continuativo, previa richiesta di autorizzazione alla scuola, o esiste incompatibilita?

  33. sasa

    Salve, lavoro in una azienda che si occupa di recupero crediti ed il mio è un contratto: co.co.co. stipulato con la presenza di una rappresentanza sindacale. La mia domanda è la seguente: i famosi paletti (tempi e luogo di lavoro) posti dal legislatore onde evitare un uso spropositato di co.co.co., soprattutto, da parte di quelle aziende che nella realtà hanno un etero organizzazione, devono essere rispettati in tale ipotesi. Grazie.

  34. LARA

    gentilissimo Dottor Massi,
    secondo lei, laprevisione di una clausola all’interno di un contratto di collaborazione che preveda la possibilità per il collaboratore di rendere delle prestazioni a favore di terzi, nella specie i terzi sarebbero società controllate dalla committente, è legittima ?
    non ritiene sia piu’ corretto, benche’ sussista tra il committente e le altre società un rapporto di collegamento /partecipazione, tal per cui la committente è socia o comunque partecipa alle seconde, fare per ciascun committente un contratto, quindi piu’ contratti tanti quanti sono i committenti a favore dei quali il collaboratore presterebbe l’opera?
    grazie e buon lavoro
    lara

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Cara Lara,
      ho l’impressione che il contratto con quella clausola non risponda proprio ai principi in materia di collaborazione fissati nel decreto legislativo n. 81/2015 ove le società terze controllate sarebbero destinatarie di una prestazione senza avere specifici oneri contrattuali.

  35. Massimo Vitrani

    Buongiorno Dottore,
    la Regione Sardegna con L.R. 22 dicembre 2016 n. 37, recante “Norme per il superamento del precariato nelle amministrazioni del sistema Regione e altre disposizioni in materia di personale”, ha previsto l’approvazione di un “Piano pluriennale” da parte della Giunta regionale.
    Secondo tale L.R vi è la possibilità di stabilizzazione a domanda dei lavoratori, già in servizio alla data del 1° gennaio 2014, che abbiano svolto, a seguito dell’espletamento di apposita procedura selettiva, attività lavorativa nelle amministrazioni del sistema Regione con rapporto di lavoro a tempo determinato e/o flessibile, oggetto di una serie costante di rinnovi e proroghe tra il 1.1.2009 e il 31.12.2015, anche con soluzione di continuità, e che abbiano maturato il requisito di trentasei mesi di attività lavorativa entro il 31.12.2015;
    io ho prestato servizio con contratto CO.CO.CO per la Regione Sardegna in modo continuativo e a seguito di selezione tra il 11/11/2012 ed il 30/09/2015 dunque purtroppo non raggiungo i requisiti di 36 mesi (ho maturato 34 mesi e qualche giorno).
    Ma un successivo comma della legge recita riserve di posti concorsuali a favore di coloro che abbiano svolto attività lavorativa nelle amministrazioni del sistema Regione con rapporto di lavoro a tempo determinato e/o flessibile, per trentasei mesi alla data di pubblicazione del relativo bando.
    Io,oltre al rapporto co co co di cui spora, tra dal gennaio 2007 al 1 marzo 2007 e dal 27 luglio 2007 al 5 febbraio 2008 per un totale di 7 mesi ho prestato servizio presso una Srl, che avendo vinto un appalto dalla RAS, ha stipulato col sottoscritto un contratto a progetto dedicato alla gestione della Commessa per la Regione Sardegna.
    Mi domando, la legge parla di attività lavorativa svolta nelle amministrazioni del sistema Regione Sardegna, potrei dunque sommare ai 34 mesi di rapporto lavorativo con la RAS di cui sopra con i 7 mesi (34+7=41)svolti con contratto stipulato con la Srl vincitrice di appalto dal momento che ero dedicato alla attuazione di tale commessa? I 41 mesi maturati mi permetterebbero di usufruire dei posti riservati.
    La ringrazio in anticipo.
    Massimo

  36. Silvio

    Gent.mo Dott. Massi,
    potrei gentilmente avere da Lei una delucidazione in merito alla tutela previdenziale che, la disciplina del Jobs Act, ha riservato alle nuove collaborazioni organizzate dal committente?
    Grazie in anticipo per la disponibilità.
    Cordiali Saluti

    Silvio

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