Lavoro notturno lavoratrici: divieti e limiti per maternità
In quali casi la lavoratrice non può lavorare di notte?
La disciplina del lavoro notturno, contenuta nell’art. 11 del decreto legislativo n. 66/2003, prevede specifiche limitazioni e divieti a tutela della lavoratrice, con particolare riferimento alle condizioni di maternità e genitorialità.
La norma individua una serie di situazioni in cui il lavoro notturno è vietato in modo assoluto oppure subordinato al consenso della lavoratrice, bilanciando le esigenze organizzative del datore di lavoro con la tutela della salute e della funzione genitoriale.
Inquadramento della misura
Queste le casistiche previste dall’art. 11, del decreto legislativo n. 66/2003.
Lavoro notturno (dalle ore 24 alle ore 6):
- Dall’accertamento dello stato di gravidanza e fino ad un anno di età del figlio: divieto assoluto per le lavoratrici di effettuare lavoro notturno;
- Da 1 a 3 anni di età del figlio: lavoro notturno solo con il consenso della lavoratrice madre o del lavoratore padre;
- Fino ai 12 anni di età del figlio: lavoro notturno solo con il consenso della lavoratrice madre o del lavoratore padre, qualora sia l’unico genitore affidatario;
- Fino ai 12 anni di età del figlio: lavoro notturno solo con il consenso della lavoratrice madre adottiva o affidataria o del lavoratore padre adottivo o affidatario, nei primi tre anni dall’ingresso del minore in famiglia;
- Senza limiti di età del figlio, qualora disabile: lavoro notturno solo con il consenso della lavoratrice madre o del lavoratore padre.
Condizioni e limiti di accesso
La norma distingue chiaramente tra ipotesi di divieto assoluto e situazioni in cui il lavoro notturno è consentito solo previo consenso del lavoratore interessato.
Il divieto opera automaticamente durante la gravidanza e fino al primo anno di vita del figlio, configurandosi come misura inderogabile posta a tutela della salute della lavoratrice e del minore.
Negli altri casi, la prestazione notturna è subordinata alla volontà del lavoratore, con una particolare attenzione alle situazioni familiari che comportano una maggiore esigenza di tutela, come l’affidamento esclusivo o la presenza di figli con disabilità.
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