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Le finte malattie dei “No Green Pass”: boom di certificati medici

La corsa al certificato medico per "finte malattie" ha rappresentato per molti una sorta di panacea per tutti i mali, facendo registrare un boom di assenze sui luoghi di lavoro

Le finte malattie dei “No Green Pass”: boom di certificati medici

L’obbligo, dal 15 ottobre, del green pass per i lavoratori ha creato non poco caos negli uffici dell’intera penisola. Se da un lato, infatti, l’obbligo di certificato verde per chi nei mesi scorsi si è regolarmente vaccinato non è stato percepito come un danno, l’intera schiera dei no-vax ha fortemente accusato il colpo, come dimostrano anche le numerose manifestazioni pubbliche contro l’entrata in vigore del D.L. n. 127/2021. E, allora, la corsa al certificato medico per “finte malattie” ha rappresentato per molti una sorta di panacea per tutti i mali, facendo registrare un boom di assenze sui luoghi di lavoro.

Il primo giorno dell’entrata in vigore dell’obbligo green pass, venerdì 15 ottobre, i certificati per malattia presentati dai lavoratori, pubblici e privati, sono stati in tutto 93.322. Il venerdì della settimana precedente il conto era ben più basso: 76.836. Una quantità destinata a crescere, rivela l’Inps. Lunedì 18 ottobre i certificati ricevuti dall’Istituto sono arrivati a 152.780, con un incremento del 14,6% rispetto ad appena sette giorni prima, quando i certificati ricevuti erano stati 133.270.

Martedì la crescita è stata minore, ma comunque i certificati arrivati fino alle 17 sono stati 83.078: una settimana fa erano stati 74.724, con un incremento dell’11,2%. Gli aumenti maggiori si registrano in Lombardia, passata in una settimana dai 32.965 certificati presentati lo scorso lunedì 11 ottobre ai 38.061 di lunedì 18, mentre venerdì erano stati 17.945. Numeri in crescita anche per il Piemonte, passato dai 13.805 certificati dell’11 ottobre ai 16.678 di due giorni fa. In Veneto, venerdì 15 ottobre i certificati arrivati all’Inps sono stati 8.886: tre giorni dopo, il lunedì, con l’avvio della prima settimana lavorativa con il green pass, sono saliti a 18.795. Più che raddoppiati anche in Emilia-Romagna: 9.659 il 15 ottobre, saliti a 20.589 il lunedì successivo. Numeri alti anche nel Lazio con 19.241 certificati di lunedì 18, contro i 9.787 di venerdì 15. Ma il lunedì prima erano di poco sopra i 17mila.

Molti di coloro che non vogliono vaccinarsi e neanche sottoporsi a un tampone potrebbero aver scelto una «terza via» per non presentarsi in ufficio: l’assenza per malattia. Senza green pass il lavoratore è considerato assente ingiustificato e viene sospeso dal lavoro (ma senza conseguenze disciplinari) fino a 10 giorni e anche dallo stipendio (tuttavia non può essere licenziato). Non solo. La sospensione prevede anche lo stop ai contributi assistenziali e previdenziali, con effetti su Tfr, assegni familiari e altre erogazioni previste. L’assenza per malattia invece non ha alcuna ricaduta sullo stipendio e tutto il resto.

In alcuni casi, i lavoratori si sono presentati regolarmente in azienda, ma senza la certificazione verde, il 15 ottobre. Essendo però stati respinti hanno chiesto ed ottenuto dal proprio medico di base l’assenza giustificata per malattia. Ma, come spiega il direttore dell’Inps veneto, Antonio Pone, al Corrierecosì non è perché la collocazione nello stato di sospensione, in questo caso, scatta istantaneamente nel momento in cui si è ‘pizzicati’ al lavoro senza pass. Il certificato del medico, anche se redatto un’ora dopo non ha valore perché, come durante l’aspettativa non retribuita, non sono contemplate né la malattia né le ferie. L’unico modo per spezzare questa situazione è tornare al lavoro con pass”.

Tuttavia, in tutta Italia, i medici di ruolo dell’Inps addetti alle verifiche di malattie (e “finte malattie”…), ma anche invalidità civili (per cecità, sordità e leggi 104, 68 e 222) sono appena 311. Dovrebbero essere 539, ma anche così sarebbe difficile verificare la validità di migliaia e migliaia di certificati. A questi vanno aggiunti i circa 1.30o medici in convenzione che collaborano con l’Inps qualche ora a settimana. L’Inps ha appena bandito un concorso per 189 posti, ma i nuovi arrivi sono attesi almeno nel 2022. Nel frattempo molti andranno in pensione, l’età media è di 63 anni. Chi resta chiede di fare come durante la pandemia: richiamare i medici dell’Inps in pensione, «da soli non ce la facciamo più».

Quest’ultimo rappresenterebbe comunque un rimedio momentaneo che non risolverebbe le difficoltà. A questo punto ci sarebbe bisogno di un controllo a tappeto anche da parte di altre autorità, perché produrre una certificazione falsa rappresenta un atto di grave slealtà. Il dipendente per aver leso il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, il medico per essere stato complice della truffa ed aver dichiarato una falsa malattia.

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