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Un mio cliente ha licenziato la domestica, deve pagare il contributo NASpI?

Un mio cliente ha licenziato la domestica, deve pagare il contributo NASpI?

No, il contributo NASpI, previsto dall’articolo 2, comma 31, della Legge 92/2012 (cd. Riforma Fornero), in caso di licenziamento del lavoratore assunto a tempo indeterminato, non spetta al datore di lavoro domestico.

Per maggiori informazioni sul contributo NASpI si legga l’articolo di Eufranio Massi “Il licenziamento ad “nutum” , di seguito uno stralcio:

La risoluzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato per licenziamento è in genere accompagnata da una serie di tutele che, seppur cangianti nel tempo (penso alle modifiche all’art. 18 della legge n. 300/1970 intervenute con la legge n. 92/2012 o a quelle introdotte, per i lavoratori assunti a partire dal 7 marzo 2015, dal decreto legislativo n. 23/2015), pongono limiti alla libera recedibilità’ del datore continua a sussistere in alcune ipotesi che fanno riferimento ai lavoratori in prova, agli apprendisti (al termine del periodo formativo), ai dipendenti che raggiungono il limite per il pensionamento di vecchiaia, ai lavoratori domestici ed agli sportivi professionisti […]

Il licenziamento senza alcun obbligo di motivazione per i lavoratori domestici si evince dalla stessa legge regolatrice, la n. 339/1958. La ragione di ciò discende direttamente dalla natura del rapporto atteso che il datore di lavoro non può, assolutamente, essere equiparato all’imprenditore […]

Sull' autore

Roberto Camera
Roberto Camera 647 posts

Esperto di Diritto del Lavoro e relatore in convegni sulla gestione del personale. Ha creato, ed attualmente cura, il sito internet http://www.dottrinalavoro.it in materia di lavoro. (*Le considerazioni sono frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza)

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Esistono delle regole dettate da CCNL o leggi o prassi in uso in merito alla pausa pranzo (durata, modalità, etc) per i dipendenti ?

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A quanto ammonta il danno che causa un lavoratore, dimettendosi durante un rapporto a tempo determinato?

  Non esiste una norma che definisce il “danno” per l’azienda in caso di recesso anticipato ed unilaterale del lavoratore di un rapporto di lavoro a termine. Teoricamente dovrebbe essere

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