Gender pay gap Italia – Disparità delle retribuzioni tra uomini e donne

Nonostante analoghi percorsi di carriera, le donne guadagnano ancora molto meno rispetto ai colleghi di sesso maschile

Gender pay gap Italia – Disparità delle retribuzioni tra uomini e donne

Cos’è il gender pay gap?

Gender pay gap Italia. Il ruolo della donna nel mondo del lavoro sta cambiando rispetto al passato. Le figure femminili si affermano con orgoglio occupando posizioni di rilievo e riuscendo rivendicare (almeno in parte) il loro diritto al mondo del lavoro. Ciò nonostante c’è ancora una differenza di reddito importante tra uomini e donne. La busta paga di una donna pesa praticamente la metà rispetto a quello di un uomo che occupa una posizione lavorativa analoga. Per superare quello che viene definito il gender pay gap tra uomini e donne è necessaria una rivoluzione culturale capace di mutare l’organizzazione di una società.

Il tasso di occupazione femminile in Italia

Il tasso di occupazione femminile in Italia è di appena il 49% contro il 63% in Italia. L’italia si posizione al 126° posto al mondo per parità di salario tra uomini e donne (Fonte Eurostat). Si registrano passi in avanti sul fronte della rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione (dal 6% al 32%) per effetto della legge Golfo-Mosca. Infatti, gli organi collegiali delle aziende quotate e degli organi collegiali devono essere composti almeno per un terzo dal genere meno rappresentato.

La differenza tra l’occupazione femminile e quella maschile

La differenza tra l’occupazione maschile e quella femminile raggiunge quasi il 20% e si concentra nella fascia di età che va dai 20 ai 49 anni. In questa fascia di età c’è di mezzo la gestione dei figli piccoli che rende per le donne difficile (se non impossibile) conciliare il tempo da dedicare alla famiglia con il lavoro. I padri occupati sono l’83% contro il 55.5% delle donne (record assolutamente negativo in Europa). In Lombardia nel 2018 sono circa diecimila le donne che hanno rinunciato al lavoro al termine del congedo di maternità o a causa delle pressioni subite dai loro datori di lavoro.

La qualità dell’occupazione delle donne

Nella pubblica amministrazione le donne che hanno un contratto part time sono almeno il doppio di uomini assunti a tempo indeterminato. Gli uomini quindi riescono a garantire un maggiore presenza sul luogo del lavoro e un maggior numero annuo di straordinari che influiscono sulle retribuzioni lorde percepite. Il dato non migliora nelle amministrazioni centrali dello Stato dove la presenza femminile è in netto calo in termini di posizioni di rilievo e retribuzioni percepite. Pur avendo titoli di studio importanti, le dipendenti sono orientate a ricoprire posizioni che richiedono minori qualifiche e responsabilità rispetto alle competenze possedute. Tutto ciò potrebbe dipendere almeno in parte da un difficile bilanciamento tra tempi di vita e lavoro.

Il gender pay gap italiano

Secono l’Eurostat il gender pay pag si aggira intorno al 6% ma i dati sono falsati perché comprendono solo il settore pubblico con salari fissi. Nel settore privato il gender pay gap tra uomini e donne sale al 19,5% a parità di ore lavorate. Secondo un rapporto di Almalaurea, a 5 anni dalla Laurea le donne occupate sono inferiori rispetto agli uomini. Tra l’altro, ai laureati di sesso maschile viene offerto un contratto a tempo indeterminato più frequentemente rispetto alle donne.

Disparità dei redditi anche nella libera professione

Il fenomeno della disparità di genere va analizzato anche nella libera professione. Basti pensare agli iscritti alla Cassa dei Dottori Commercialisti, i quali rappresentano una platea di oltre 46.000 uomini e di 22.000 donne. Nel 2018 il reddito medio annuo dei commercialisti di sesso femminile è di 40.800 euro in confronto ai colleghi maschi che guadagnano oltre 75.000 euro l’annuo. Le donne avvocato invece sono in aumento rispetto al 1995 (dal 21% al 48% nel 2018). In alcune regioni del nord le donne avvocato sono in aumento rispetto agli uomini. Nonostante ciò gli avvocati di sesso maschile continua a guadagnare molto di più rispetto alle colleghe donne. Oltre 52.000 euro annui contro i 23.500 euro delle donne (anno 2017).

Situazioni analoga per architetti e ingegneri

Analizzando i dati della cassa previdenziale, le differenze esistono anche per le professioni degli architetti e degli ingegneri. Nonostante il numero crescente di donne ingegneri e architetti nel 2018 rispetto all’anno precedente (+11% architetti e + 18% ingegneri), va considerato che l’ingresso delle donne in tali settori è un fenomeno piuttosto recente se si pensa che le donne architetto che hanno oltre i 65 anni sono il 10% del totale. Anche in queste due professioni il divario tra i redditi dichiarati da uomini e donne mostrano un abisso: 22 mila euro il reddito per l’architetto di sesso maschile e appena 14 mila per l’architetto donna (2018). Situazione leggermente migliore per ingegneri: nel 2016 il reddito di una collega donna è di 18.000 euro, mentre per i colleghi maschi è di oltre 30.000.

Tutto ciò dimostra che il concetto di parità dei sessi in Italia è piuttosto relativo considerando che le retribuzione di un professionista di sesso femminile è nettamente inferiore a un professionista di sesso maschile.

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