Il contratto di un lavoratore in sostituzione è arrivato a 4 proroghe, una ulteriore proroga lo trasformerebbe in indeterminato?

Il contratto di un lavoratore in sostituzione è arrivato a 4 proroghe, una ulteriore proroga lo trasformerebbe in indeterminato?
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La società ha assunto, a tempo determinato in sostituzione di un lavoratore in infortunio, un nuovo dipendente. Il lavoratore infortunato però ha tardato il rientro in azienda vista la gravità dell’infortunio, facendo sì che il nuovo dipendente venisse di volta in volta prorogato. Ora il suo contratto è arrivato a 4 proroghe, ma non ha ancora superato i 24 mesi. Se prorogassimo ulteriormente il contratto, questo si trasformerebbe a tempo indeterminato o dovrebbe applicarsi la stessa normativa che generalmente applichiamo per la sostituzione maternità?

Nel caso di motivo sostitutivo, la proroga viene utilizzata in senso atecnico. In pratica, si deve parlare di una naturale prosecuzione del rapporto di lavoro e non di proroga, in quanto non si è ancora realizzato l’evento che è a monte del rapporto di lavoro: il rientro del lavoratore sostituito.

In definitiva, quando alla base del rapporto di lavoro a tempo determinato vi è un motivo sostitutivo (maternità, infortunio, malattia, ecc.), il protrarsi dell’assenza del lavoratore, e quindi la continuazione del rapporto di lavoro del suo sostituto, non va ad intaccare le 4 proroghe.

 

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Roberto Camera
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Funzionario dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro e relatore in convegni sulla gestione del personale. Ha creato, ed attualmente cura, il sito internet http://www.dottrinalavoro.it in materia di lavoro. (*Le considerazioni sono frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza)

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5 Commenti

  1. Simone Emili
    febbraio 07, 14:22 Reply

    Grazie della rapida risposta. Sono d’accordo con lei che il nuovo dettato normativo non sembrerebbe autorizzare scadenze desunte in maniera indiretta, ma sono felice che il Ministero si mostri comunque aperto a questa possibilità. Quello che volevo sapere, però. (data per acquisita la legittimità di un termine indiretto in caso di maternità, malattia, infortunio, ecc), se vi sono fonti normative o di prassi che attestano che in questi casi le proroghe dell’ unilav (dovute alla mera impossibilità tecnica di non indicare una data precisa nella comunicazione) non vanno considerate come vere proroghe e di conseguenza non contano ai fini del computo delle 4 proroghe ammissibili per legge.

    • Roberto
      febbraio 07, 14:32 Reply

      Lo si desume indirettamente dal fatto che la scadenza naturale del contratto non è quella prevista nell’Unilav ma è la data di effettivo rientro del lavoratore sostituito. Comunque, non esiste una prassi amministrativa che evidenzia ciò.

  2. Simone Emili
    febbraio 06, 23:10 Reply

    Dott. Camera, buonasera.
    Sono pienamente d’accordo con quanto da Lei affermato, in quanto si tratta di un problema che nasce meramente dal fatto che il sistema di comunicazione Unilav obbliga a inserire una data precisa anche in caso di assunzione a termine per sostituzione. Ma, in effetti, se un contratto a termine con la dicitura “fino al rientro della lavoratrice sostituita” è legittimo (e lo è), tale legittimità non può essere inficiata da un mero problema di tipo tecnico. Vorrei però sapere se esistono circolari, interpelli, sentenze o una qualsiasi altra fonte scritta che può supportare questa posizione, perchè non sono riuscito a trovarne da nessuna parte.
    Distinti saluti
    Simone Emili

    • Roberto
      febbraio 07, 09:02 Reply

      Può fare riferimento a quanto stabilito nella circolare 17/2018 (paragrafo 1.3) del Ministero del Lavoro, allorquando chiarisce che ” ferma restando la possibilità che, in alcune situazioni, il termine del rapporto di lavoro continui a desumersi indirettamente in funzione della specifica motivazione che ha dato luogo all’assunzione, come in caso di sostituzione della lavoratrice in maternità di cui non è possibile conoscere, ex ante, l’esatta data di rientro al lavoro”.
      La disposizione ministeriale è, a mio avviso, in contrasto con l’abrogazione dal comma 4, dell’articolo 19, del DLvo 81/2015, delle parole “direttamente e indirettamente”.

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