I vantaggi del contratto di somministrazione sull’inserimento diretto

I vantaggi del contratto di somministrazione sull’inserimento diretto
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Il contratto a tempo determinato e la somministrazione di manodopera hanno caratteristiche molto diverse tra loro. La somministrazione tramite Agenzia per il Lavoro, con debita autorizzazione ministeriale, rappresenta lo strumento dominante per le aziende che necessitano di una temporanea integrazione dell’organico.

Tale forma di inserimento lavorativo costituisce il principale concorrente per il contratto a tempo determinato ad inserimento diretto in azienda. Anche nei costi esiste una piccola differenza: il contratto a termine ha un costo leggermente inferiore, in quanto al costo del lavoro si aggiunge il margine per l’Agenzia. Tuttavia va tenuto conto che i costi maggiori, anche se particolarmente esigui, sono comunque “ammortizzati” dalla facilità e dalla flessibilità di utilizzo.

Innanzitutto bisogna partire dalla ricerca e selezione del personale, della quale si fa carico l’Agenzia, che possiede già un database a cui attingere di figure professionali già rodate e sperimentate.

I limiti prescritti dalla legge sono poi ulteriori discriminanti tra i due tipi di contratti. La somministrazione, ad esempio, non prevede la durata massima dei 36 mesi che invece appartiene al contratto a termine. Questo limiti, infatti, può riguardare tuttalpiù l’Agenzia ma non l’azienda utilizzatrice. Di conseguenza una volta giunti al termine dei 36 mesi, comprensivi dei periodi di somministrazione, non si potrà più assumere a tempo determinato, ma si avrà comunque la possibilità di stipulare un nuovo contratto di somministrazione.

Ulteriore differenza riguarda il tetto quantitativo massimo di utilizzo. Il numero di contratti a termine stipulati nel corso dell’anno non può superare il numero massimo del 20% dei rapporti a tempo indeterminato, con facoltà per i contratti collettivi di fissare un numero diverso. Questa soglia non vale per i contratti di somministrazione a tempo determinato, per i quali si applicano solo le eventuali soglie fissate dai contratti collettivi di lavoro.

Una volta scaduto il contratto, le parti che vogliono procedere al rinnovo si trovano di fronte a un’ulteriore differenza. Per il contratto a termine è necessario far passare almeno 10 o 20 giorni ( il cosiddetto Stop and Go) prima di poterne stipulare uno nuovo, mentre per la somministrazione non esiste l’obbligo di un intervallo minimo.

Ci sono diversità considerevoli anche sulle proroghe. Il contratto a termine può essere rinnovato per un massimo di 5 volte, anche suddivise su più rapporti. Per la somministrazione invece le proroghe sono 6 per ciascun contratto, senza obbligo di calcolare quelle fatte in precedenza. L’assenza del diritto di precedenza del lavoratore a termine evince un aggiuntivo vantaggio.

Un elemento essenziale che differenzia i due strumenti riguarda il lavoratore, o meglio l’interesse di entrambe le parti quando il rapporto di lavoro arriva alla sua conclusione. Il lavoratore, difatti, non viene lasciato a sé stesso al termine della missione, l’Agenzia, che ha investito sulla formazione, prende in carico nuovamente il lavoratore e lo invia presso una nuova azienda utilizzatrice, inserendolo di fatto in un circuito che può rendere più efficace la sua ricollocazione.

In conclusione lo strumento della somministrazione è una forma di lavoro che va incentivata, in quanto può contribuire al miglioramento del mercato del lavoro e portare un giovamento anche per i lavoratori che avranno una maggior tutela dei propri diritti.

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