Inps e certificato di malattia: riconoscimento del giorno precedente
La recente decisione dell’Inps di consentire, in determinate circostanze, la retrodatazione del certificato di malattia al giorno precedente non rappresenta una vera novità per molti medici. Da tempo, infatti, nella pratica quotidiana, i professionisti sanitari indicano nei certificati anche la data da cui il lavoratore dichiara di aver iniziato a stare male. Per anni questa procedura non ha creato particolari problemi, probabilmente perché i controlli sui certificati erano meno rigorosi. Con l’intensificazione delle verifiche da parte dell’Inps, però, sono emerse diverse contestazioni legate proprio al riconoscimento del primo giorno di malattia, rendendo necessario un chiarimento sulle regole da applicare.
Più controlli dell’Inps sui certificati di malattia
Negli ultimi anni l’Inps ha intensificato le verifiche sui certificati di malattia trasmessi in modalità telematica, confrontando i dati riportati negli attestati con quelli delle presenze comunicate dai datori di lavoro attraverso il flusso Uniemens. Questo sistema di controllo più accurato ha portato a un aumento delle segnalazioni relative ai certificati che indicavano l’inizio della malattia in una data precedente rispetto a quella del rilascio.
In questi casi, l’Istituto considerava come data effettiva di inizio di assenza per malattia quella riportata sul certificato, spostando quindi in avanti di un giorno il riconoscimento dell’assenza. Una modifica che aveva conseguenze concrete anche sul calcolo del periodo di carenza, ossia i primi tre giorni di assenza che restano interamente a carico del datore di lavoro. Di fatto, il primo giorno di malattia non veniva riconosciuto, mentre i tre giorni iniziali a carico del datore di lavoro rimanevano invariati, con effetti sia per i lavoratori che per le aziende.
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Le conseguenze per aziende e lavoratori
Prima del recente chiarimento dell’Inps, il mancato riconoscimento del giorno precedente alla visita medica poteva modificare la decorrenza della malattia. Questo comportava lo slittamento del periodo di assenza e, in alcuni casi, la perdita dell’indennità inizialmente riconosciuta.
Per le aziende, la rettifica si traduceva spesso nella necessità di recuperare e regolarizzare le somme già erogate, con un conseguente aggravio delle attività amministrative. Una situazione che interessava soprattutto i certificati rilasciati dopo una visita ad uno studio medico.
Attenzione ai certificati in continuità
Le stesse regole si applicano anche ai casi di prosecuzione della malattia. In questo ambito, infatti, resta valido un principio già chiarito dall’Inps in passato: se un certificato scade di venerdì e il lavoratore non è ancora guarito, il rinnovo deve essere richiesto senza interruzioni. Di conseguenza, il certificato rilasciato dal medico curante il lunedì successivo non può coprire retroattivamente il sabato e la domenica. Su questo aspetto, l’ultimo intervento dell’Inps non sembra aver introdotto modifiche.
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