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Assolavoro: un emendamento mette a rischio 100mila lavoratori assunti a tempo indeterminato da agenzie

Ramazza, Presidente di Assolavoro: “Preoccupante disattenzione. Occorre un intervento ad horas per la serenità dei lavoratori e la certezza del quadro normativo”

Assolavoro: un emendamento mette a rischio 100mila lavoratori assunti a tempo indeterminato da agenzie

1° dicembre 2021. Al termine di una confusa maratona parlamentare, ieri sera le Commissioni Riunite Lavoro e Finanze, impegnate nell’esame della Legge di conversione del c.d. Decreto Fiscale (d.l. 21 ottobre 2021, n. 146) hanno approvato, con in voti di PD e Leu, un emendamento dei Cinque Stelle che mette nuovamente a rischio gli assunti in somministrazione a tempo indeterminato, che complessivamente superano le 100mila persone.

La norma, infatti, fissa al 30 settembre 2022 il limite temporale di impiego (oltre i 24 mesi) dei lavoratori assunti in somministrazione a tempo indeterminato e inviati in missione a termine.
Si ripropone, pertanto, quanto già scongiurato con la legge di conversione del cd. “Decreto agosto 2020” che, nel medesimo caso, introduceva il limite del 31 dicembre 2021.
A fronte dell’allarme sollevato sia da Assolavoro che delle organizzazioni sindacali di settore, che misero in campo una serie di iniziative culminate nella mobilitazione del 23 settembre
scorso, il Governo favorì, con il Decreto fiscale, l’approvazione di un emendamento che eliminava, correttamente, ogni vincolo temporale. Ora in Parlamento è accaduto l’inverso e si è
punto e a capo.

“Siamo molto preoccupati – evidenzia Alessandro Ramazza, Presidente di Assolavoro, l’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro che rappresenta oltre l’85% del settore – sia per i nostri lavoratori assunti a tempo indeterminato (oltre 100mila, su oltre 500mila impiegati mediamente per mese) sia per questo modo sconclusionato ed irragionevole di procedere. In pochi mesi il quadro normativo viene nuovamente mutato senza ragione, con una scelta che penalizza tutti. È davvero arduo rinvenire una ragione in tutto ciò se si esclude l’aprioristica avversione di taluni per il sistema delle imprese e la flessibilità negoziata qual è la somministrazione di lavoro, ovvero l’unico istituto che garantisce tutti i diritti, le tutele e la retribuzione tipiche del lavoro dipendente, oltre a numerose prestazioni aggiuntive in tema di welfare e formazione.
In assenza di un ripensamento si pone a rischio una vastissima platea di lavoratori assunti a tempo indeterminato, si determina la necessità di disperdere tante professionalità formate e con esperienza sul campo, dando corso a un turn over che non giova a nessuno.
A fronte di questo modo insensato di procedere ci appelliamo in ultima istanza al Primo Ministro, Mario Draghi, pur consapevoli del fatto che la responsabilità di quanto avvenuto risiede in primo luogo in capo a quelle forze parlamentari che hanno prima proposto questa scempiaggine e poi l’hanno votata, insieme ad altri. Occorre un intervento ad horas per restituire serenità ai lavoratori e certezza al quadro normativo” – ha concluso Ramazza.

La questione tecnica riguarda la confusione tra il contratto di lavoro tra Agenzia e lavoratore assunto a tempo indeterminato e quello che lega l’Agenzia all’azienda committente.
All’indomani della conversione in legge del cd. “Decreto Dignità” (D.L. 12 luglio 2018, n. 87), il Ministero del Lavoro chiarì opportunamente che, in caso di assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori somministrati da parte delle Agenzie per il Lavoro, i limiti individuati dal Decreto (durata, causale, ecc.) non trovassero applicazione (Circolare n. 17 del 31 ottobre 2018). Tale
principio era tra l’altro già pacifico e consolidato in dottrina.
La novella introdotta con la legge di conversione del “Decreto Agosto 2020” (Decreto Legge 4 agosto 2020, n. 104, convertito con modificazioni dalla L. 13 ottobre 2020, n. 126) nel confermare la suddetta linea interpretativa ne aveva tuttavia inspiegabilmente limitato l’efficacia al 31 dicembre 2021. Errore poi rimediato dal Decreto Fiscale che aveva eliminato il riferimento al 31 dicembre 2021. Ora si propone la medesima questione, con un nuovo termine fissato al 30 settembre del 2022.

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