LA DETASSAZIONE DELLA PRODUTTIVITÀ PER IL 2014

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editoriale di Eufranio MassiSettanta giorni ci sono voluti perché, dopo la firma del Presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia pro-tempore (c’era ancora il Governo Letta), il DPCM concernente le misure sperimentali per l’incremento della produttività relativo al 2014, approdasse in Gazzetta Ufficiale: ciò è avvenuto il 29 aprile 2014. Se pure ce ne fosse bisogno e’ questo un piccolo esempio di come gli apparati burocratici e di controllo riescano a ritardare la piena operatività di un atto lungamente atteso dal mondo produttivo, e che non è altro che la fotocopia di quello dell’anno precedente.
Il provvedimento, che trova la propria origine nell’art. 1, comma 482, della legge n. 228/2012, definisce le misure applicabili nell’anno in corso, al salario di produttività oggetto di detassazione, entro un limite di risorse già stanziate, pari a 800 milioni di euro.
Ma cosa dice di nuovo, rispetto al 2013, il Decreto del Presidente del Consiglio?
L’unica novità si trova al comma 2 dell’unico articolo che si compone complessivamente di 4 commi: la retribuzione di produttività individualmente riconosciuta non può essere superiore a 3.000 euro lordi (lo scorso anno erano 2.500).
Per il resto, come dicevo, il provvedimento e’ del tutto analogo a quello precedente, ivi compreso il monitoraggio da attuare sulle agevolazioni entro il 30 giugno 2014 ( il termine, frutto, probabilmente, di un “copia incolla” di precedenti provvedimenti, appare del tutto incongruente se si vogliono, effettivamente, analizzare gli andamenti delle agevolazioni che hanno come riferimento tutto il 2014 e che, per gli accordi già stipulati i 30 giorni per il deposito decorrono dal 14 maggio). Esso si applica al solo settore privato e per i titolari di reddito da lavoro dipendente non superiore, nel 2013, a 40.000 euro, trovando piena applicazione, per quanto compatibili, le disposizioni contenute nel DPCM del 22 gennaio 2013.
Ma quale è l’agevolazione fiscale?
Essa consiste in un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali comunali e regionali pari al 10%, in sostituzione di quella ordinaria che è strettamente correlata al reddito percepito (nella maggior parte dei casi il 23%).
Il Decreto dello scorso anno faceva riferimento ad accordi territoriali ove per retribuzione di produttività si intendevano voci relative ad indicatori quantitativi di produttività /redditività/qualità/efficienza/innovazione: tali voci possono essere strettamente collegate all’andamento del fatturato, alla soddisfazione della clientela, ai minori costi di produzione a seguito della introduzione di nuovi strumenti di lavoro,alla lavorazione dei riposi come il ROL, a prestazioni aggiuntive, a premi di rendimento, ad indennità di reperibilità, a clausole flessibili od elastiche, ai ristorni in favore dei soci delle cooperative collegati ad un aumento della produttività.
In alternativa, sono ipotizzabili accordi aziendali (sia con la RSU che con la RSA) con l’attivazione di almeno una misura in tre aree di intervento relative sia alla ridefinizione dei sistemi di orario ed alla loro redistribuzione con modelli flessibili, in relazione alla fluttuazione dei mercati ed alla introduzione di innovazioni tecnologiche, sia ad una distribuzione flessibile delle ferie, in modo non continuativo, per la parte eccedente le due settimane, sia alla adozione di misure finalizzate alla introduzione di nuove tecnologie informatiche, che, infine, alla attivazione di interventi in materia di fungibilità delle mansioni e di integrazione delle competenze.
Senza entrare nel merito degli argomenti appena evidenziati (cosa che sarebbe opportuno fare ma, attesa la brevità della riflessione, non è possibile in questa sede) ritengo che debbano essere evidenziate, sotto l’aspetto operativo, alcune questioni che, a mio avviso, scaturiscono, necessariamente, dalla piena applicabilità dei chiarimenti amministrativi forniti dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero del Lavoro con le loro circolari del 2013 che recano, rispettivamente, i numeri 11 e 15. Ed è proprio quest’ultima a prevedere, cosa importante, che le due nozioni di retribuzione di produttività possono coesistere all’interno dello stesso accordo collettivo, potendo esser ipotizzata l’erogazione di voci retributive sia per i primi che per i secondi indici che fanno specificatamente riferimento agli accordi aziendali: il tutto, ovviamente, nell’ambito del tetto massimo che, nel 2014, e’ stato aumentato a 3.000 euro per coloro che nell’anno precedente non avevano superati il limite dei 40.000 lordi (di solo lavoro dipendente).
Gli accordi territoriali od aziendali vanno depositati presso la Direzione territoriale del Lavoro entro i 30 giorni successivi alla sottoscrizione, con, in allegato, la dichiarazione di conformità dei contenuti rispetto al DPCM: ciò può avvenire anche tramite pec e nelle aziende ubicate su più ambiti territoriali e’ sufficiente il deposito presso l’articolazione periferica del Ministero del Lavoro sulla quale insiste la sede legale. Per le intese che già sono state siglate, il deposito, con le stesse modalità, dovrà avvenire nei 30 giorni successivi all’entrata in vigore del Decreto (sono previsti i 15 giorni di “vacatio”, per cui la vigenza comincerà l’entrata il 14 maggio). Nel caso in cui l’accordo sia stato già depositato (ad esempio, per la de contribuzione INPS) e’ sufficiente la sola dichiarazione che rimanda ai contenuti del contratto.
La circolare n. 11 dell’Agenzia delle Entrate prevedeva alcuni principi molto importanti e che, nel silenzio di ulteriori disposizioni interpretative, possono trovare applicazione:

  • l’impostazione sostitutiva del 10% ( al netto delle ritenute previdenziali) si può applicare anche alle erogazioni previste da accordi precedenti se questi sono conformi ai principi del DPCM: in tal caso, la detassazione può retroagire al 1 gennaio 2014, legittimando le somme corrisposte in misura agevolata ai lavoratori. Se il datore di lavoro (nella qualità di sostituto d’imposta) non ha applicato la tassazione agevolata (perché, ad esempio, attendeva la pubblicazione del provvedimento) può, con l’elaborazione delle buste paga, seguendo l’indirizzo della circola n. 11, assoggettare le somme al 10%, recuperando, attraverso la compensazione, le maggiori ritenute versate. Se, nel frattempo, si è verificata una cessazione del rapporto di lavoro, non essendo possibile riconoscere una fiscalità agevolata, il datore si limiterà ad immettere le registrazioni sul CUD, in modo tale che il lavoratore potrà recuperare in via del tutto autonoma la tassazione più favorevole;
  • L’erronea applicazione della tassazione agevolata applicata su retribuzioni prive dei requisiti richiesti dalla norma, comporta l’obbligo per il datore di versare la differenza tra quanto già vietato e quanto dovuto ai titolo di IRPEF con l’applicazione delle sanzioni e degli interessi;
  • Il lavoratore, se ha avuto nel corso del 2013 altri rapporti di lavoro, ha l’onere di comunicare al proprio datore se ha superato il limite dei 40.000 (attraverso il cumulo di più redditi da lavoro dipendente), cosa che non da’ diritto ad alcuna de tassazione;
  • Il lavoratore può espressamente rinunciare alla tassazione agevolata ( perché, ad esempio, per lui non conveniente a fronte di alte situazioni personali o familiari): in tal caso si applica la tassazione ordinaria.

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Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 217 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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14 Commenti

  1. topo
    agosto 14, 20:46 Reply

    poiopippoiopiopiopiopioppopioopopiopiopiop

  2. enrico
    agosto 14, 19:05 Reply

    Salve, siamo circa 60 dipendenti ed abbiamo sempre detassato dal 2008. Quest’anno il datore ci ha tolto il premio di produzione perchè c’è la famosa crisi e di conseguenza ha detto che non farà più la detassazione. Premetto che facciamo orari a ciclo continuo(anche notturni), maggiorazione turno, reperibilità, festivi, domenica. E’ possibile che chi lavora di notte non possa detassare? Devo dare ragione al datore ? Grazie infinite per la risposta, buona giornata.

  3. Leandro
    giugno 25, 09:53 Reply

    Buongiorno,
    per una azienda che ha stipulato un contratto aziendale nel 2012 nel quale non si fa alcun riferimento alle retribuzioni di produttività e agli indicatori previsti dal Dpcm del 2013, e’ giusto applicare la detassazione anche se in tale contratto sono prevista delle indennità che potenzialmente ne potrebbero beneficiare (es. indennità turno, premi presenza, lavoro notturno e festivo)?
    Nel caso affermativo, non avendo presentato l’autodichiarazione , volendola presentare nel 2014 , dovrà essere sottoscritta da tutte le parti firmatarie o solo dal datore di lavoro visto anche le problematiche sopra descritte?
    Grazie , cordiali saluti.

  4. michele
    giugno 04, 09:53 Reply

    Buongiorno sono un lavoratore dipendente in contratto di solidarieta’. La domanda che vorrei fare e’,stando in contratto di solidarita’ posso usufruire della detassazione?
    Grazie colgo l’occasione distinti saluti

  5. Asia
    maggio 26, 15:42 Reply

    Salve,
    se un datore di lavoro non è iscritto ad un’associazione di categoria e non ha un rappresentante sindacale tra i dipendenti come può applicare la detassazione.Quale sarebbe l’iter per usufruire di ciò?
    Come datore di lavoro sono obbligato ad applicare la detassazione? Se il dipendente non fa alcuna richiesta di avere la detassazione sono comunque obbligato?
    Grazie

    • Redazione
      giugno 04, 11:46 Reply

      Cara Asia,
      la detassazione in tanto si può applicare in quanto il datore aderisca ad una associazione territoriale che ha siglato l’accordo collettivo o, in alternativa, stipuli un accordo aziendale con le rappresentanze sindacali (se esistenti), nel rispetto dei criteri fissati dal DPCM 22 gennaio 2013. Se mancano questi requisiti non si può procedere nella tassazione agevolata, atteso che non si può attuare al di fuori di accordi collettivi di secondo livello.
      Cordialmente
      Eufranio Massi

  6. Francesca
    maggio 26, 15:23 Reply

    Buongiorno,
    il datore di lavoro è obbligato a fare la detassazione? anche se si tratta di straordinario? se il dipendente non fa espressa richiesta il datore di lavoro può evitare di fare la detassazione?
    Grazie

    • Redazione
      giugno 04, 11:43 Reply

      Cara Francesca,
      la detassazione non è automatica ma legata ad accordi collettivi (ai quali il datore di lavoro aderisce in quanto iscritto a quella associazione datoriale che li ha firmati) o aziendali (sottoscritti liberamente dal datore con la RSA o la RSU) che rispondono ai requisiti previsti nel DPCM 22 gennaio 2013 che sono gli stessi in vigore anche quest’anno.
      Cordialmente
      Eufranio Massi

  7. CLAUDIO GUFONI
    maggio 20, 15:48 Reply

    Se un Accordo territoriale sottoscritto nell’anno 2012 e valido fino al 31.12.2014, regolarmente depositato alla DTL nel 2012, ai fini della detassazione 2014 (DMCM 19.2.14) deve necessariamente depositare una nuova autodichiarazione di conformità (la precedente depositata nel 2013, DPCM 22.1.13) affinché la detassazione abbia corretta validità?
    Grazie per l’attenzione.

    • Redazione
      giugno 04, 11:37 Reply

      Caro signor Gufoni, la circolare del Ministero del Lavoro n. 14/2014 esclude una nuova dichiarazione di conformità se l’accordo non è altro che la prosecuzione di quello precedente, in quanto i criteri alla base del DPCM di quest’anno sono gli stessi.
      Cordialmente
      Eufranio Massi

  8. Paolo Petroli
    maggio 15, 14:51 Reply

    Gentile dottore, due osservazioni: la prima è che non ho capito se vale il principio di competenza o quello di cassa. Mi spiego: io faccio un accordo il 2013 relativamente a risultati aziendali del 2013; però la verifica dei risultati ed il conseguente pagamento avverranno nel 2014: a quali criteri ci si atterrà, a quelli del DPCM 2013 o a quelli del DPCM del 2014 ? La seconda osservazione è relativa al fatto che non mi par giusto, affidare al cittadino (datore di lavoro/lavoratore/sindacato) l’onere interpretativo circa l’attinenza ai principi del DPCM; io non devo interpretare e rischiare il disconoscimento successivo dell’Agenzia delle Entrate; la norma deve essere chiara ed inequivocabile e non mi deve esser lasciato margine di errore.
    Saluti e grazie mille per la sua opera sempre preziosa.

    • Redazione
      maggio 16, 11:39 Reply

      Gentile signor Petroli,
      Le rispondo subito utilizzando le parole della circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 11/E del 30 aprile 2013 che ha disciplinato la materia secondo il DPCM 22 gennaio 2013 che ha riguardato la tassazione agevolata per lo scorso anno (quest’anno, per espressa disposizione del DPCM 19 febbraio 2014 e’ rimasto tutto uguale, fatta eccezione per il limite riservato alle somme agevolar che passa da 2.500 a 3.000 euro): il riferimento e’ alle somme percepite nell’anno di riferimento. Infatti, al punto 2 si afferma che “tenuto conto della disposizione generale di cui all’art. 51,comma 1, del Tuir si considerano percepite nel periodo d’imposta 2013 (che per il corrente anno va inteso come 2014) le somme corrisposte fino al 12 gennaio 2014 (ovviamente, per il premio 2014 va inteso come 12 gennaio 2015)”.
      Per quel che riguarda la sua osservazione relativa alla dichiarazione che l’agevolazione riconosciuta debba essere conforme ai principi fissati dal DPCM e che tale incombenza sia lasciata a soggetti privati, essa è stata prevista dai chiarimenti amministrativi forniti lo scorso anno (circolate 11/E dell’Agenzia delle Entrate e circolare n. 15 del Ministero del Lavoro. Sul piano personale posso anche essere d’accordo, ma attesa la complessità dei criteri richiesti dal DPCM del 2013, richiamato anche quest’anno, e’ forse opportuna in quanto il datore o altro soggetto firmatario conosce meglio di altri la realtà aziendale.
      La ringrazio, infine, per le parole di stima che ha espresso nei miei confronti.
      Eufranio Massi

  9. Stefano Pellicci
    maggio 14, 00:14 Reply

    Esimio dott. Eufranio, vorrei chiederLe due chiarimenti in ordine alla fruibilità della materia in esame. Il primo riguarda la necessità del deposito in dtl; qualora l’azienda faccia riferimento ad un accordo collettivo regionale e questo preveda, per le parti sottoscrittrici, l’obbligo di deposito entro 30 giorni alla dtl, l’azienda ė comunque tenuta a comunicare a sua volta l’intenzione di avvalersi delle disposizione agevolativi di quel contratto alla competente dtl ? Il secondo quesito invece riguarda i requisiti soggettivi del datore di lavoro che intenda applicare tale norma. Sono infatti applicabili, per l’agevolazione in questione, le disposizioni di cui all’art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006, ovvero la regolarità contributiva, la piena e corretta applicazione delle disposizioni contrattuali collettive ecc., o queste hanno riflessi esclusivamente sui benefici di ordine contributivo ?
    Restando in attesa di cortese riscontro alla presente, colgo l’occasione per porgerLe cordiali saluti.
    Pellicci rag. Stefano

    • Redazione
      maggio 15, 17:24 Reply

      Gentile signor Pelliccia queste sono le mie risposte:
      A) il contratto territoriale va depositato da uno dei soggetti che l’ha sottoscritto ( in genere un’associazione datoriale). Il datore di lavoro che intende applicare quell’accordo collettivo ha soltanto l’onere (che è strettamente correlato a futuri possibili controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate) di dichiarare alla DTL che intende avvalersi di quell’accordo;
      B) il richiamo al comma 1175 dell’art. 1, della legge n. 296/2006 non mi sembra congruente (ne’ d’altra parte risulta mai citato sia nella circolari n. 11 e 15 del 2013 dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero del Lavoro che in chiarimenti amministrativi precedenti che facevano riferimento alla vecchia normativa sulla tassazione agevolata) in quanto, in questo caso, l’agevolazione, in presenza di somme corrisposte per i titoli oggetto di interesse da parte del DPCM, non è in favore del datore di lavoro ma, esclusivamente, del lavoratore sul quale non possono ricadere “colpe” del proprio imprenditore.

      Eufranio Massi

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