Intervista a Michele Amoroso (generazione vincente S.p.A.): «È ora di superare i pregiudizi sui privati»

Intervista a Michele Amoroso (generazione vincente S.p.A.): «È ora di superare i pregiudizi sui privati»
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Burocrazia, bandi intermittenti, pregiudizi politici. Sono le tre briglie delle politiche attive che Michele Amoroso, amministratore delegato di Generazione Vincente, spera vengano sciolte con le nuove norme. La sua agenzia per il lavoro opera sul mercato italiano dal 1998 e in questi anni ne ha viste tante. Una delle maggiori difficoltà è la frammentazione normativa.

«Ogni Regione», ci racconta, «finora ha applicato regole diverse e troppo spesso poco comprensibili. Per farle un esempio concreto, ci siamo scontrati fino ad ora in ogni territorio con problematiche legate alla modalità di realizzazione delle nostre filiali: in alcune Regioni è imprescindibile avere un’aula di formazione, in altre un bagno per i disabili, in altre ancora basta una sedia e una scrivania. Questo ben dimostra come le disparità da Regione a Regione, unite ai continui cambiamenti legislativi in materia di lavoro, abbiano creato una difficoltà oggettiva per noi operatori di pianificare gli investimenti e programmare uno sviluppo. I territori che lavorano attraverso i bandi, ugualmente suscitano un problema alle aziende. Perché creano una situazione di incertezza, di intermittenza».

A partire dalle condizioni fisiche, per arrivare a quelle economiche: quella che descrive è una situazione estremamente frammentata sul territorio nazionale. Come si supera ?

«Conta anche la volontà politica. Le cito l’esempio della Campania: con l’attuale amministrazione è divenuta una Regione estremamente accogliente nei confronti dei privati, concentrata sul rilancio dei centri per l’impiego e sull’ottenimento dei risultati. Garanzia Giovani è decollata bene, tosi come iniziative di ricollocamento. Benissimo, questo è un caso positivo. Mi chiedo però perché in altre Regioni e con altre amministrazioni prevalga e sia prevalso invece un pregiudizio nei confronti del ruolo dei privati, retaggio di logiche politiche ormai superate brillantemente dalle innumerevoli prove di efficienza a cui ci hanno sottoposto negli anni».

Ma c’è speranza che questa frammentazione possa essere superata?

«Me lo auguro. Una regia nazionale certamente aiuterà in questo senso, spero si proceda spediti: il decreto è di ottobre, dell’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro ad oggi poco è stato deciso. Questa è l’occasione per far funzionare finalmente un sistema misto pubblico-privato che elimini gli sprechi e sia premiato in base al risultato conseguito, come previsto con l’assegno di ricollocazione».

In definitiva, dunque, cosa chiedete?

«Semplicemente di essere messi in condizioni di lavorare come sappiamo fare».

Fonte: Libero Quotidiano di venerdì 19 febbraio 2016, pagina 21
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