Indennità di mobilità e NASPI: un paradosso normativo [E.Massi]

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Come ben sanno tutti gli operatori, a fine anno, per effetto delle novità a suo tempo introdotte dalla legge n. 92/2012, l’indennità di mobilità legata ai processi di riduzione collettiva di personale, cesserà’  di esistere. In questi anni abbiamo assistito ad una progressiva limitazione della stessa che, è bene ricordarlo, e’ legata all’età ed alla ubicazione  geografica del fruitore.

 Mentre la NASPI dal maggio 2015, correlata alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni prescinde dall’età e dal luogo di residenza dell’interessato ( la modifica definitiva e’ intervenuta con il D.L.vo n. 148/2015) , l’indennità di mobilità, dal 1 gennaio 2016 viene corrisposta per un massimo di dodici mesi per le due prime fasce di lavoratori fino a 40 e 50 anni per salire a diciotto mesi per gli over 50: questo avviene nelle aree del centro nord mentre nel meridione l’indennità di mobilità e’ pari a 12 mesi per i soggetti fino a quarant’anni, sale a 18 mesi per quelli fino a 50, mentre per coloro che superano tale età diviene di  24 mesi.

Non è, assolutamente, prevista una “osmosi” tra i due istituti ( tra l’altro, i datori di lavoro che pagano il contributo di ingresso alla mobilità sono esonerati, fino al 1 gennaio 2017, dal pagare il c.d.”ticket licenziamento” di ingresso alla NASPI).

La NASPI, disciplinata dal decreto legislativo n.80/2015, corrisposta per un massimo di 24 mesi, con gli importi “a scalare”del 3% a partire dal quarto mese in poi, secondo i criteri messi in bella evidenza dalle circolari INPS n. 94 e n. 142 del 2015, non pu  superare il 75% della retribuzione se la stessa è pari od inferiore a 1195 euro (valore del 2015), mentre se è superiore, va aggiunto il 25% del differenziale tra la retribuzione mensile ed il predetto importo con un tetto massimo fissato a 1300 euro: tali valori sono rivalutati annualmente del 100% in base all’indice ISTAT.

Per quel che riguarda, invece, l’indennità di mobilità i valori netti riferiti all’anno 2015, sono stati individuati dalla circolare dell’Istituto n. 19/2015, e sono pari a 914,66 euro se la retribuzione di riferimento è inferiore o uguale a 2102,24 euro lordi ed a 1,099,70 se superiore.

Sia l’accesso alla NASPI che all’indennità di mobilità, nel momento in cui sarà pienamente operativo il sistema ipotizzato con l’ANPAL  dal D.Lvo n. 150/2015, saranno condizionati dalla partecipazione a programmi di riqualificazione professionale susseguenti alla sottoscrizione di specifici programmi con i servizi per l’impiego.

Questa breve premessa si è, a mio avviso, resa necessaria per ben comprendere eventuali situazioni di resistenza e di disagio che si potrebbero creare nella trattazione delle controversie di  lavoro che hanno quale obiettivo finale la messa in mobilità del personale. Il paradosso normativo  che provo a descrivere appare particolarmente evidente nelle aree del centro nord.

Se un lavoratore, dipendente da una piccola o grande impresa non importa, viene sottoposto a recesso individuale o, nelle imprese con oltre quindici dipendenti, risolve consensualmente il rapporto a seguito del tentativo obbligatorio di conciliazione relativo alla ipotesi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo ( ma anche, se neo assunto, in adesione ad una offerta conciliativa  ex art 6 del D.L.vo n. 23/2015, pur se in questo caso gli importi della NASPI, sono di gran lunga inferiori, tenuto conto del breve periodo trascorso), l’indennità  viene corrisposta per due anni e, se la retribuzione dell’ultimo quadriennio e’ stata “piena”, anche la NASPI lo sarà, sia pure nei limiti massimi fissati dal Legislatore delegato.

Se, invece, ad essere licenziato sarà un lavoratore individuato dal datore di lavoro sulla base di criteri stabiliti dall’accordo sindacale al termine della procedura collettiva  di riduzione di personale o, in alternativa, in concorso tra loro, in base a quelli individuati dall’art. 5 della legge n. 223/1991, l’indennità, nel centro nord, sarà, in ogni caso, sempre inferiore a quella della NASPI,mentre, nel meridione soltanto per gli “over 50” viene prevista una durata temporale simile (ma, nella maggior parte dei casi, gli importi saranno inferiori).

Quali potrebbero essere, nel concreto, le riflessioni su tali situazioni?

La prima concerne una minore attenzione che il Legislatore riserva alle soluzioni  che riguardano imprese e settori produttivi interessati  dalla crisi: si tratta, indubbiamente, di un aspetto secondario e transeunte (dal 2017 ci sarà per tutti la NASPI), ma esso si aggiunge ad altri aspetti “innovativi” introdotti dal Legislatore delegato nel corso del 2015: mi riferisco al D.Lvo n. 148/2015 che esclude l’intervento integrativo salariale straordinario in caso di crisi aziendale senza ripresa dell’attività, mi riferisco alla impossibilità, scaturente dalla legge n. 92/2012, di chiedere la CIGS laddove l’impresa sia soggetta a procedura concorsuali senza alcuna prospettiva di ripresa.

La seconda che balza, subito, in evidenza, e’ rappresentata dal fatto che nel corso delle trattative sindacali che portano alla definizione della procedura ed alla individuazione dei lavoratori da licenziare sulla base dei criteri individuati, potrebbe essere richiesto un incentivo economico maggiore tale, quantomeno, da “pareggiare” gli importi con la NASPI.

Ma, sarebbe possibile, in via amministrativa, trovare una soluzione?

Temo di no, in quanto la soluzione potrebbe avvenire soltanto con un cambiamento normativo, cosa che, per la verità (probabilmente per un difetto di coordinamento tra le due disposizioni, frutto del fatto che, talvolta, manca una visione complessiva del problema) non è stato fatto: ne’, d’altra parte, il lavoratore pu , autonomamente, scegliere una o l’altra indennità, atteso che le stesse traggono origine da situazioni tipologiche diverse.

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Eufranio Massi

A cura di : Eufranio Massi

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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3 thoughts on “Indennità di mobilità e NASPI: un paradosso normativo [E.Massi]

  1. Valentina

    Buonasera…ho letto il suo art ed e’ molto interessante e a tal proposito vorrei chiederle un consiglio sulla mia situazione.Sono dipendente dal 2002 in una fabbrica,attualmente siamo in procedura di licenziamento collettivo dopo un anno di cigs retribuita sino ad aprile e da allora a oggi nn abbiamo visto piu un euro!!!La mia domanda e’ questa…mi licenzio per giusta causa e vado in Naspi o aspetto la mobilita’?Economicamente cosa mi conviene?In fase di una nuova assunzione sll azienda conviene assumere dalle liste do mobilita?nn so cosa decidere le chiedo cortesemente un suo parere e la ringrazio anticipatamente

    • Eufranio MassiEufranio Massi

      Caro Fabio,
      la circolare n. 94/2015, oltre, ovviamente, al decreto legislativo n. 22/2015, non escludono, assolutamente, la NASPI in favore dei dirigenti licenziati per i quali sussistono, in ogni caso, tutti i limiti che riguardano gli altri lavoratori, ivi compresi quelli reddituali

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