La Youth Guarantee avanza verso la sua fase esecutiva

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Risale ad aprile 2013 l’approvazione del principio di garanzia per i giovani da parte dei paesi UE (raccomandazione del Consiglio).

Obiettivo: avere il 75% della popolazione attiva in Europa entro il 2020!

La Raccomandazione prevede che i primi a ricevere i fondi stanziati per la Youth Employment Initiative (YEI), sei miliardi di euro, siano i Paesi, nei quali il tasso di disoccupazione giovanile supera il 25%, e che attueranno un piano per rendere effettiva la Garanzia Giovani.

Oggi gli Stati membri UE procedono verso l’attuazione di interventi preventivi per evitare l’esclusione  e la marginalizzazione sociale di oltre due milioni di NEET, (“Not in Education, Employment or Training”). Entro 4 mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione formale, ciascun Paese membro UE dovrà assicurare ai giovani di età inferiore ai 25 anni un’offerta qualitativamente valida di proseguimento degli studi, di apprendistato o tirocinio, o altra misura di formazione. La Regione Campania estende il range di età a 29 anni. Il sistema è basato sull’erogazione di voucher individuali sì a processo, ma prevalentemente a risultato, ed è concepito in maniera tale da  evitare che sortisca come risultato l’assuefazione dell’utente a sussidi di politiche passive, ed il conseguente rifiuto di offerte di lavoro.

Oltre a rappresentare la risposta europea alla crisi dell’occupazione giovanile, il piano Garanzia Giovani, in Italia, costituisce anche uno strumento per arginare il fenomeno dei talenti in fuga. I giovani italiani sono sempre più consapevoli che muoversi sul territorio transnazionale significa maturare una visione più ampia della realtà, crescere in termini di autonomia, ampliare la propria rete di relazioni, semplicemente arricchire le proprie esperienze. Ed è proprio questo il nodo. L’Italia si è arenata in una condizione di staticità in cui non c’è spazio per i giovani in cerca di esperienze.

Oggi pubblico e privato lavorano insieme per i giovani.  Le prospettive possono rivelarsi incoraggianti se si pensa ai frutti di una sana interazione tra pubblico e privato, un’interazione che si muova sulla scia, ad esempio, dei Paesi Bassi, dove i lavoratori  in cerca di una nuova occupazione sono in prima istanza affidati alle agenzie private, oppure del Regno Unito, dove i disoccupati da più di sei mesi in cerca di nuova occupazione possono optare per il privato al fine di  ricevere un servizio più dedicato e personalizzato.

Tali prospettive si rivelano ancor più promettenti qualora l’impegno degli operatori, pubblici e privati, favorirà la crescita di consapevolezza e la cognizione di causa con cui le giovani leve scelgono il cammino da intraprendere, e laddove venga riconosciuto il valore aggiunto che può essere apportato dalle imprese nella creazione di un sistema scuola-lavoro aderente alla realtà, proponendo modelli di candidati ideali e … occupabili.

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