I PROFILI DELLO SMART WORKING

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Lo smart working è nuovo approccio all’organizzazione aziendale, in cui le esigenze individuali del lavoratore si contemperano, in maniera complementare, con quelle dell’impresa. Ogni lavoratore può diventare potenzialmente uno smart worker, ma quali addetti mostrano oggi un livello di predisposizione maggiore? Sicuramente, le funzioni aziendali più predisposte a fare da piloti nell’adozione di logiche di smart working sono la direzione Ict, gli Acquisti e l’Amministrazione controllo e finanza. In questi casi, infatti, la prevalenza di attività facilmente programmabili, spesso individuali, e per le quali è possibile prevedere un’interazione anche da remoto, consente di adottare efficacemente molte delle leve dello smart working. A rivelarlo è la ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. L’analisi  consente di identificare un numero limitato di profili per cui definire un livello di prontezza e beneficio potenziale: quello più promettente da cui iniziare appare quello dei knowledge worker:  si tratta di coloro che, dedicando una parte significativa del proprio tempo ad attività che richiedono concentrazione, possono godere maggiormente della flessibilità e autonomia introdotta dallo smart working.

Sull' autore

Emanuele Imperiali
Emanuele Imperiali 717 posts

Giornalista professionista, ha lavorato all’Ansa, Paese Sera e al Mattino, attualmente è editorialista economico del Corriere del Mezzogiorno. Laureato in Giurisprudenza, si è sempre occupato di economia meridionale, con specifica attenzione ai temi del lavoro. Docente alla Scuola di Giornalismo della Rai di Perugia, ha lavorato, dall'agosto 2006 all'agosto 2007, come esperto per il Mezzogiorno nel governo Prodi. Ha scritto il libro “L’Impresa Giovane” sui casi più significativi di autoimprenditorialità e di autoimpiego nel Sud.

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