JOB ACT, PIACE MA SERVE DI PIU’

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Alle aziende la riforma del Jobs Act piace, ma non è sufficiente. È quanto emerge da un’indagine, rivolta ad aziende nazionali e internazionali operanti in Italia, realizzata dallo studio legale specializzato De Luca & Partners. L’84% degli intervistati è positivamente colpito dalle riforme avviate dal Jobs Act, ma solo il 32% ha visto crescere significativamente il numero di lavoratori assunti a tempo indeterminato nella propria azienda. L’idea sempre più diffusa è che i principali vantaggi siano il contratto a tutele crescenti e l’esenzione contributiva introdotta dalla legge di Stabilità ma che, in un mercato del lavoro statico come in Italia, la riforma non sia sufficiente a raggiungere l’auspicata maggiore flessibilità nella gestione dei rapporti di lavoro.

Sull' autore

Emanuele Imperiali
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Giornalista professionista, ha lavorato all’Ansa, Paese Sera e al Mattino, attualmente è editorialista economico del Corriere del Mezzogiorno. Laureato in Giurisprudenza, si è sempre occupato di economia meridionale, con specifica attenzione ai temi del lavoro. Docente alla Scuola di Giornalismo della Rai di Perugia, ha lavorato, dall'agosto 2006 all'agosto 2007, come esperto per il Mezzogiorno nel governo Prodi. Ha scritto il libro “L’Impresa Giovane” sui casi più significativi di autoimprenditorialità e di autoimpiego nel Sud.

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