Vaccarino (CNA) : «Il Jobs Act è un potente fattore di competitività per l’artigianato e le Pmi»

Vaccarino

Dai politici e dagli studiosi alle imprese e ai sindacati, continua il nostro viaggio intorno e dentro le nuove regole del lavoro.
In questa prima tappa con i Job opinon leader delle parti sociali il focus è con Daniele Vaccarino, Presidente della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della PMI (Cna) e, dunque, con il mondo delle piccole e medie realtà produttive, vero motore portante dell’intera economia italiana.
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Ultimo intervento su Job opinion leader

Michele Amoroso
Amministratore Unico
generazione vincente S.p.A.

 


Intervista in esclusiva per generazione vincente a cura di Angelo Raffaele Marmo

Il Jobs Act è un percorso di riforma ormai completato, almeno per quel che riguarda gli aspetti legislativi. Possiamo tirare le prime somme e fare un primo bilancio complessivo.

« Il Jobs Act ci piace. Il nostro giudizio è positivo e lo abbiamo dichiarato fin dal primo giorno, quando il progetto è stato presentato e illustrato.
Ci piace perché garantisce alle nostre imprese una gestione flessibile e moderna dei rapporti di lavoro, cioè degli strumenti fondamentali, insieme alla qualità dei beni e dei servizi che produciamo, per rispondere con prontezza alle sollecitazioni del mercato e ai cicli economici.
Non dobbiamo mai dimenticare che, per gli artigiani e per tutte le Pmi, il lavoro, i collaboratori, i dipendenti sono il primo, vero quotidiano fattore di innovazione e di crescita. »

Scendendo a un livello di maggiore dettaglio, quali sono i cambiamenti, nei diversi ambiti della riforma, che considera più innovativi?

« L’innovazione più potente introdotta dal Jobs Act è senza dubbio il contratto a tutele crescenti. Una norma che ha avuto, e avrà, un impatto fortissimo sul nostro mondo, e che la Cna ha apprezzato senza riserve.
Per la prima volta, a conti fatti, il contratto a tempo indeterminato è competitivo, e vincente, rispetto agli altri. Il merito è tutto nella chiara e inequivocabile possibilità di attivare la flessibilità in uscita è stata costruita attraverso la revisione delle norme sui licenziamenti.
Altro aspetto decisivo, e di impatto sulle imprese, aver messo nero su bianco la riduzione del costo del lavoro attraverso sgravi contributivi mirati e ben definiti.
Voglio comunque ricordare che il Jobs Act non è solo questo. Altri elementi positivi sono il riordino del sistema di ispezione sulle imprese, pensato per evitare i controlli, uguali e ripetuti da enti diversi, per arrivare, tutte le volte che è possibile, ad accorparli. Anche qui più efficienza, ma bisognerà accorpare nel pacchetto anche le ispezioni delle Asl. Bene anche il lavoro che si sta facendo sulle politiche attive per l’impiego, per eliminare la frammentazione regionale, gli sprechi e le dispersioni di risorse nelle attività formative e di sostegno al ricollocamento dei lavoratori.
Senza dimenticare l’impegno annunciato per il riordino degli ammortizzatori sociali e di sostegno al reddito per i dipendenti di aziende colpite dalla crisi. Nell’artigianato lo facciamo dagli anni 80, pur non avendo alcuna legge da rispettare. »

Quali sono, invece, i limiti o gli elementi negativi dell’operazione?

« Con molta franchezza debbo dire che la benzina che fa correre il nuovo contratto a tutele crescenti sono i risparmi sui contributi che l’impresa paga ai lavoratori. Oggi questi risparmi sono possibili solo per le assunzioni fatte nel 2015. E’ indispensabile renderli permanenti e strutturali.
Le imprese debbono poter contare su misure certe e stabili. E’ l’unico modo per poter agganciare e sfruttare al meglio la ripresa dell’economia. »

Vi sono capitoli, come quelli sulle politiche attive (ma non solo), che richiedono un’intensa attività anche nella fase attuativa: quali ritiene possano essere i fattori sui quali puntare e quali gli ostacoli?

« Oggi le politiche attive per il lavoro non funzionano come vorremmo e come dovrebbero. Lo spezzatino fra le Regioni è una malattia invalidante. Senza un costante e profondo coinvolgimento delle imprese e degli altri attori sociali non credo andremo lontano. Non sarà una passeggiata passare dal localismo esasperato alla piena valorizzazione dei bisogni e delle potenzialità dei territori. »

Oltre al contratto a tutele crescenti, questi mesi sono stati caratterizzati anche dal bonus per le assunzioni a tempo indeterminato: quale dei due strumenti ha inciso maggiormente nel favorire quantomeno la trasformazione dei contratti a termine in contratti stabili? Quale è la sua valutazione sui numeri del lavoro di questi primi mesi?

« Entrambi, ma il bonus è stato indubbiamente determinante. Per questo va reso  strutturale: è un grande passo nella diminuzione del costo del lavoro.
Prima il nostro Osservatorio sul mercato del lavoro e poi l’Istat hanno fotografato l’impatto positivo sull’occupazione. Nel primo semestre 2015 abbiamo toccato con mano i primi effetti del Jobs Act.
Nelle oltre 20mila imprese del campione Cna il saldo mensile tra assunzioni e cessazioni è sempre positivo per le assunzioni. Ora il banco di prova saranno i mesi autunnali, perchè, da sempre, fanno registrare flessioni. »

Il bonus non rischia di provocare un boomerang quando, alla fine dei tre anni, scadrà?

« Non credo. Conosco a fondo i miei colleghi imprenditori e posso dire che nessuno, dopo aver investito nel capitale umano necessario alla propria impresa e dopo aver formato dei collaboratori, ha voglia di ripartire da zero. Sarebbe una scelta senza senso. »

Oltre il Jobs Act che cosa c’è? La modernizzazione del diritto e del mercato del lavoro, almeno in termini normativi, è compiuta o la lunga stagione delle riforme richiederà ulteriori interventi?

« Per le piccole imprese diventerà sempre più centrale la flessibilità dei rapporti di lavoro. Sarà fondamentale gestire bene picchi e flessioni di lavoro, di commesse e di mercato.
Dovremmo mettere mano anche agli orari di lavoro, applicando con intelligenza all’Italia la direttiva europea. Più prima che poi le parti sociali dovranno mettere mano anche alla riforma dei contratti.
Sono strumenti pensati e progettati nel loro impianto di fondo, per un’economia sempre in crescita, ma sono inadatti, come tutti abbiamo visto, a sostenere imprese e lavoratori durante le crisi. »

In questo quadro, rappresentanza, partecipazione e qualche forma di reddito di cittadinanza possono essere considerate le prossime tappe? In che termini andrebbero o andranno affrontati questi dossier?

« Il mercato del lavoro, e le imprese, hanno bisogno di regole certe e stabili per almeno qualche anno. Forse andrebbe praticata quella che qualcuno chiama la “politica dei campi”. Quando si pianta il seme di una legge, prima di modificarla, bisogna attendere, come per il seme, che germogli e diventi una pianta. I frutti li assaggeremo quando saranno maturi.
Altre forme possono essere studiate, perché non siano  premi a chi non vuole cercare lavoro. Ora dobbiamo stimolare a dovere la nostra economia, sostenendo i consumi interni e riducendo, contemporaneamente, il costo del lavoro e le tasse sulle imprese. »

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Angelo Raffaele Marmo

A cura di : Angelo Raffaele Marmo

Angelo Raffaele Marmo è giornalista, scrittore, esperto di welfare. Laureato con lode in Scienze Politiche alla Luiss di Roma, ha lavorato come giornalista economico alla redazione romana de Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno. Dal 2001 al 2008 è stato il capo della redazione romana dei tre giornali. Dal 2008 al 2011 è stato capo ufficio stampa e portavoce del Ministro del Lavoro. Dal 2010 al 2013 è stato Direttore generale della comunicazione in materia di lavoro del Ministero del Welfare. Attualmente è Direttore della comunicazione e relazioni istituzionali della Fondazione Enasarco. Cura il canale «Le nostre pensioni» per il portale www.quotidiano.net Scrive di economia e politica per il Quotidiano nazionale. E’ direttore editoriale della rivista dell’Inas-Cisl «Nuove tutele». Ha fondato con altri soci la start up www.miowelfare.it, di cui è Presidente. Ha scritto: Lavorare in affitto (Franco Angeli, 1999); Lavoro interinale, Guida al contratto (Edizioni Lavoro, 2003); Anni flessibili (Edizioni lavoro, 2008); Le nuove pensioni (Oscar Mondadori, 2012).

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