Licenziamento ritorsivo e sua efficacia

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Il Tribunale di Modena, con ordinanza n. 368 del 27 ottobre 2014, ha riconosciuto la natura ritorsiva del licenziamento per giusta causa, irrogato ad una lavoratrice dipendente – per anni collaboratrice in forza di molteplici contratti a progetto – in quanto dovuto essenzialmente alla mancata adesione della lavoratrice alle richieste sul riconoscimento del rapporto parasubordinato.

In particolare, il datore di lavoro aveva contestato vari comportamenti irregolari che, nella realtà, avevano, come unica motivazione, il desiderio di recedere dal rapporto di lavoro.

Il Tribunale, accertato che gli addebiti contestati non erano dimostrati nel loro fatto storico, ha approfondito i fatti accaduti in epoca antecedente al diverbio, giungendo a ritenere che il licenziamento era stato irrogato unicamente per motivi di rappresaglia riferiti a diversi fatti:

  1. mentre tutti gli altri lavoratori avevano accettato di trasformare precedenti contratti (da co.co.pro. a contratti a termine) con espressa rinuncia a qualsiasi diritto, la lavoratrice aveva opposto rifiuto;
  2. mentre gli altri colleghi, all’occorrenza, su pressione dell’azienda, avevano sempre firmato anche registri e documenti inerenti ad attività a loro estranee (cioè svolte da altri), la ricorrente lo aveva fatto per alcuni anni, per poi non essere più disponibile;
  3. la lavoratrice, mediante il sindacato cui era iscritta, aveva preannunciato l’impugnazione dei precedenti contratti a progetto in quanto non genuini, rivendicando altresì differenze retributive.

Il Tribunale ha inoltre osservato che la consecuzione temporale con cui erano state irrogate le precedenti sanzioni disciplinari, rispetto alle rivendicazioni della lavoratrice, dimostravano ulteriormente la natura ritorsiva della condotta della datrice.

Per tali ragioni il Tribunale ordinava la reintegra e condannava la datrice al pagamento di un’indennità parametrata a tutte le retribuzioni maturate, oltre ai contributi sulle medesime.

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