Le imprese e il Jobs act: così cambia il lavoro. La Spagna da l’esempio su contratti e flessibilità

Le imprese e il Jobs act: così cambia il lavoro. La Spagna da l’esempio su contratti e flessibilità
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Il 62% delle imprese italiane ha cambiato le proprie politiche occupazionali, in reazione alle nuove norme del Jobs Act e agli sgravi contributivi sui contratti a tempo indeterminato. È quanto si desume dall’indagine annuale della Confindustria sul lavoro che ha rilevato, presso un campione di 3.937 aziende associate, l’impatto molto positivo sulle assunzioni e sui rapporti di lavoro delle misure varate dal governo nei primi mesi del 2015.
C’è stata dunque una “promozione sul campo” per questa riforma che si è rivelata molto efficace sia per la trasformazione in contratti a tempo indeterminato di altri tipi di contratti sia per le nuove assunzioni.
Il 44,1% delle imprese ha infatti dichiarato di aver deciso di trasformare il contratto e il 17,9% ha detto di aver fatto nuove assunzioni. Tra le aziende industriali di minori dimensioni la percentuale di chi ha deciso nuove assunzioni sale al 23,1% e nelle costruzioni è al 24,2%.

«I primi importanti risultati ottenuti dalle misure del lavoro – si legge nell’editoriale del rapporto – sono la riprova che, con i giusti incentivi, l’Italia reagisce nei modi e con l’intensità attesi». Di certo, però, l’Italia non corre ancora come la Spagna, che secondo le previsioni Fmi quest’anno crescerà del 3,1 per cento. Ed è soprattutto l’accelerazione della crescita spagnola che colpisce: dal terzo trimestre del 2013, anno in cui il Pil spagnolo ha toccato il fondo, lo sviluppo cumulato è stato del 4,2% a fronte di un 0,3% italiano.

Quali lezioni può trarre il nostro Paese delle riforme spagnole, si chiede il rapporto CsC ? In Spagna la riforma del mercato del lavoro è stata introdotta tre anni prima che in Italia e sono state varate anche misure che hanno spostato la contrattazione collettiva dal livello settoriale e regionale a quello di impresa, nonché hanno favorito la flessibilità di orari e mansioni. L’effetto quasi immediato, osserva il rapporto, è stato una moderazione significativa della dinamica salariale, il che ha consentito all’occupazione di tornare a crescere. E aumentata inoltre la flessibilità macroeconomica, anche perché negli ultimi anni la Spagna ha varato riforme per garantire maggiore concorrenza e per la semplificazione amministrativa.

Infine, la Spagna, ricorda il CsC , è riuscita a ripartire rapidamente grazie anche alla tempestiva messa in sicurezza delle banche che, per via della bolla immobiliare e della difficoltà delle Casse di risparmio, si erano trovate in condizioni nettamente peggiori di quelle italiane. Come si ricorderà, infatti a giugno del 2012, nella fase più acuta della crisi del debito sovrano, il governo spagnolo ha chiesto l’assistenza dell’Unione europea, con il supporto e la guida del Fondo salva-Stati.

Fonte: centro studi confindustria

 

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