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La riforma dell’ integrazione salariale ordinaria e straordinaria [E. Massi]

La riforma dell’ integrazione salariale ordinaria e straordinaria [E. Massi]

Campo di applicazione

L’art. 10 assume una particolare importanza in quanto individua i settori nei quali (ma non sembrano esserci novità, rispetto al passato) trova applicazione il regime delle integrazioni salariali ordinarie e la relativa contribuzione:

  1. imprese manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas;
  2. cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quelle degli operai delle imprese industriali, fatta eccezione delle cooperative ex DPR n. 602/1970, per le quali l’art. 1 del DPR non prevede la contribuzione per la CIG;
  3. imprese dell’industri boschiva, forestale e del tabacco;
  4. cooperative agricole, zootecniche e dei loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto a tempo indeterminato;
  5. imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film di sviluppo e stampa di pellicole cinematografiche;
  6. imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi;
  7. imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato;
  8. imprese addette agli impianti telefonici ed elettrici;
  9. imprese addette all’armamento ferroviario;
  10. imprese industriali degli Enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica;
  11. imprese industriali ed artigiane dell’edilizia e affini;
  12. imprese industriali esercenti l’attività di escavazione e/o escavazione di materiale lapideo;
  13. imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che svolgono talee attività di lavorazione in laboratori con strutture e organizzazione distinte dalle attività di escavazione.

Causali

L’integrazione salariale ordinaria per sospensione o riduzione di orario in favore dei dipendenti dalle imprese indicate nell’art. 10, spetta in presenza di causali riferibili a crisi momentanee o di natura assolutamente transitoria. L‘art. 11 individua specificatamente:

  1. le situazioni aziendali dovute ad eventi di natura transitoria e non imputabili all’impresa od ai lavoratori, incluse le intemperie stagionali. Tra di esse rientrano, senz’altro, la mancanza di lavoro intesa come mancanza o rarefazione di commesse, la crisi di mercato, la mancanza di materie prime non dipendente da inadempienze contrattuali, l’interruzione di energia elettrica dovuta a fatto dell’Ente erogatore, incendio, eventi naturali diversi dalle intemperie (ad esempio, alluvioni, terremoti, ecc.), incendi, sciopero “a monte” con mancanza di materie necessarie per la lavorazione, guasti di macchinari (nonostante la ordinaria manutenzione), perizia di variante o suppletiva dipendente da fatti imprevedibili, ordine di pubblica autorità non ascrivibile a comportamento inadempiente dell’imprenditore come, ad esempio, la sospensione dell’attività imprenditoriale ex art. 14 del D.L.vo n. 81/2008;
  2. le situazioni temporanee di mercato, come la crisi che non deve dipendere da mancanze strutturali dell’impresa.

Le causali non integrabili sono diverse e, da un punto di vista amministrativo, sono già state  prese in considerazione ma per la loro eventuale esclusione a partire dal 1° gennaio 2016 occorrerà attendere il D.M. del Ministro del Lavoro, postulato dall’art. 16, comma 2. Senza avere la pretesa della esaustività se ne elencano alcune:

  1. ferie collettive;
  2. manutenzione ordinaria e disinfestazione periodica;
  3. inventario;
  4. sciopero aziendale;
  5. soste stagionali e contrazioni ricorrenti nelle aziende che ciclicamente riducono l’orario di lavoro, attesa la natura del processo produttivo;
  6. licenziamenti: non è integrabile l’ipotesi se già nella richiesta si ritiene che al termine del periodo integrato i lavoratori (o alcuni di essi) vengano licenziati. L’integrazione ordinaria presuppone, infatti, una ripresa sia pure minima dell’attività aziendale. Diversa è, invece, la risoluzione del rapporto di lavoro durante il periodo di prova che il messaggio INPS n. 16606 del 12 ottobre 2012, equipara, per quanto riguarda gli effetti, al contratto a termine, ritenendo che, in questo caso, possano rientrare nel programma di CIG ed usufruire della relativa indennità, alle stesse condizioni dei lavoratori a tempo determinato, con applicazione delle diposizioni contenute nella circolare INPS n. 130/2010.

Durata

Le integrazioni salariali ordinarie, come già previsto in passato, hanno una durata massima di 13 settimane, limite che può essere prorogato trimestralmente fino a 52 settimane. Se è stato raggiunto il limite massimo di 52 settimane, per poter richiedere un nuovo intervento ordinario occorre che sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di attività lavorativa. L’integrazione salariale per più periodi non continuativi non può superare le 52 settimane in un biennio mobile, fatta eccezione per le ipotesi riconducibili ad eventi non oggettivamente evitabili e a trattamenti del settore edile o lapideo.

Va ricordato che il criterio di computo delle settimane adottato dall’INPS con il conforto del Ministro del Lavoro chiarito nella circolare dell’Istituto n. 58/2009 dovrebbe restare in vigore anche ora. Si ricorda che, al tempo, fu fornita una interpretazione evolutiva finalizzata ad individuare un criterio più flessibile di computo, per cui i limiti massimi di durata della CIGO si computano avuto riguardo non ad una settimana intera di calendario ma alle singole giornate di sospensione. Di conseguenza, una settimana risulta fruita soltanto nel caso in cui la contrazione di orario abbia riguardato sei giorni (cinque, in caso di settimana corta), con l’obbligo per le imprese di comunicare all’Istituto le settimane effettivamente “godute” sommando tutte le giornate di CIG.

Una novità importante, postulata dall’art. 1, comma 2, lettera a), punto 4, della legge n. 183/2014, è contenuta al comma 5 dell’art. 12: non possono essere autorizzate ore di CIGO eccedenti il limite di 1/3 delle ore lavorabili nel biennio mobile, con riferimento a tutti i lavoratori dell’unità produttiva mediamente occupati nel semestre antecedente l’istanza di concessione della integrazione. In tale logica, l’impresa comunica nella stessa domanda di concessione, il numero dei lavoratori mediamente occupati nell’unità produttiva nell’ultimo semestre.

Contribuzione

La legge delega ha previsto una riduzione ed una rimodulazione degli oneri contributivi ordinari destinati a finanziare la CIGO anche in relazione alla effettiva utilizzazione. A ciò ha provveduto l’art. 13:

  1. 1,70% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali per i dipendenti delle imprese industriali che occupano fino a 50 dipendenti;
  2. 2,00% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali per i dipendenti delle imprese industriali che occupano più di 50 dipendenti;
  3. 4,70% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali per i dipendenti delle imprese industriali ed artigiane del settore edile;
  4. 3,30% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali per gli operai delle imprese dell’industria e artigianato lapidei;
  5. 1,70% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali per gli impiegati ed i quadri delle imprese dell’industria e dell’artigianato edile e lapidei che occupano fino a 50 dipendenti;
  6. 2,00% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali per gli impiegati ed i quadri delle imprese dell’industria e dell’artigianato edile e lapidei che occupano più di 50 dipendenti.

Il limite dimensionale (comma 2) viene determinato, con effetto dal 1° gennaio di ogni anno, sulla base del numero medio dei dipendenti dichiarato dall’impresa relativamente al personale in forza nell’anno precedente. Per le imprese costituite in corso d’anno è preso, come riferimento, il numero dei dipendenti in forza alla scadenza del primo mese. Nel computo vanno compresi sia gli apprendisti che i lavoratori a domicilio, mentre i lavoratori a tempo parziale, per effetto della previsione specifica contenuta nell’art. 9 del D.L.vo n. 81/2015, sono calcolati “pro-quota”, mentre per quelli con contratto a termine la computabilità avviene secondo le regole fissate dall’art. 27 dello stesso Decreto Legislativo. Per i lavoratori intermittenti, invece, le modalità di computo (prestazioni effettivamente svolte nell’ultimo semestre rispetto al normale orario di lavoro) sono indicate sempre dal D.L.vo n. 81/2015, all’art. 18.

E’ appena il caso di ricordare la sottolineatura del comma 3: nell’ipotesi in cui vi sia richiesta del trattamento integrativo va pagato anche il contributo addizionale nella misura prevista dall’art. 5.

Informazione e consultazione sindacale

L’art. 14 detta la nuova procedura di informazione e consultazione sindacale.

Il datore di lavoro, in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa ha l’obbligo di comunicare, in via preventiva, alla RSA o alla RSU o, in mancanza, alle strutture territoriali delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, le cause, l’entità, la durata precedibile ed il numero dei lavoratori interessati.

Alla comunicazione segue l’esame congiunto che può essere richiesto da una delle parti (quindi anche dall’imprenditore): l’oggetto dell’incontro è, indubbiamente, l’esame della situazione complessiva ed è finalizzato alla tutela degli interessi dei lavoratori in relazione alla situazione di crisi.

Il Legislatore delegato fissa termini perentori per la conclusione dell’esame congiunto: 25 giorni, ridotti a 10 nel caso in cui l’impresa occupi fino a 50 dipendenti.

Questa è la regola generale che può essere superata (comma 4) allorchè a fronte di eventi non oggettivamente evitabili la sospensione o la riduzione di orario non possano essere differite: in questo caso il datore di lavoro deve comunicare alle proprie rappresentanze interne o, in mancanza, alle strutture territoriali sopra individuate, la durata prevedibile della sospensione o della riduzione ed il numero dei dipendenti interessati. Se la riduzione di orario è superiore alle 16 ore settimanali, su richiesta di una delle parti, che deve avvenire entro 3 giorni dalla comunicazione datoriale, si deve addivenire ad un esame congiunto concernente sia la previsione della ripresa della normale attività produttiva che la distribuzione degli orari di lavoro. La procedura si deve esaurire entro i 5 giorni successivi a quello della richiesta.

Queste disposizioni, che hanno una portata generale, trovano applicazione in edilizia e nel settore dei lapidei (sia dell’industria che dell’artigianato) soltanto alle richieste di proroga del trattamento con sospensione dell’attività lavorativa oltre le 13 settimane.

L’art. 14 ricorda, infine, che nella istanza di concessione, da presentare all’INPS, va data comunicazione relativa agli adempimenti della procedura.

Procedimento

L’istanza per la concessione, ricorda l’art. 15, deve essere presentata all’INPS esclusivamente in via telematica entro i 15 giorni successivi all’inizio della sospensione o della riduzione di orario. Se non viene rispettato tale termine il trattamento integrativo non può riguardare periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione. Se dalla omessa o tardiva presentazione deriva un danno ai lavoratori consistente nella perdita totale o parziale del trattamento integrativo, il datore di lavoro risponde del danno causato con una somma da corrispondere agli interessati equivalente nell’importo alla integrazione salariale non percepita.

Ma cosa deve contenere la domanda? Gli elementi essenziali sono:

  1. la causale della sospensione o della riduzione di orario;
  2. la durata presumibile, intesa quale valutazione prognostica;
  3. i nominativi dei lavoratori interessati;
  4. il numero delle ore richieste.

Concessione

L’art. 16 afferma che dal 1° gennaio 2016 le integrazioni salariali ordinarie sono concesse dalla sede territoriale dell’INPS competente per territorio. Ciò significa che vengono meno sia i poteri decisionali della commissione provinciale per l’integrazione salariale che di quella per l’edilizia. Il Ministro del Lavoro, con proprio decreto, da emanarsi entro i sessanta giorni successivi, alla entrata in vigore del Decreto Legislativo, dovrà definire i criteri di valutazione delle domande di concessione.

Ricorsi

Se il provvedimento di richiesta della CIGO, sarà rigettato, sarà possibile proporre ricorso, nei trenta giorni successivi alla ricezione del diniego, al Comitato amministratore della gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti previsto dall’art. 25 della legge n. 88/1989.

Disposizioni particolari per le imprese del settore agricolo

L’art. 18 afferma chiaramente che al settore agricolo non si applicano le procedure della CIGO previste dal Decreto Legislativo: vengono fatti salvi gli articoli 8 e seguenti della legge n. 457/1972, ivi compreso il 14, comma 2, che affida la deliberazione sulle integrazioni salariali ad una commissione provinciale (CISOA), presieduta dal Dirigente della Direzione territoriale del Lavoro o da un suo delegato.

La previsione del tetto massimo integrativo, stabilito dall’art. 3, comma 5, non si applica, limitatamente, alla previsione di importi massimi delle prestazioni, ai trattamenti concessi per intemperie stagionali nel settore agricolo.

Gestione di appartenenza delle integrazioni salariali straordinarie

Con il Capo III e, segnatamente, con l’art. 19, si entra nel campo delle novità introdotte per la Cassa integrazione guadagni straordinaria i cui trattamenti afferiscono alla Gestione degli interventi assistenziali  e di sostegno (art. 37 della legge n. 88/1989) che riceve anche i contributi ordinari e quelli addizionali. La gestione evidenzia sia l’apporto dello Stato, che le prestazioni che, infine, la contribuzione ordinaria ed addizionale.

Campo di applicazione

L’art. 20 riprende, “in toto”, quanto scaturiva dall’art. 1, comma 1, della legge n. 223/1991 e dai chiarimenti normativi ed amministrativi successivi: la disciplina della CIGS ed i relativi obblighi contributivi si applicano alle imprese, dei settori sotto elencati, che nel semestre antecedente la data di presentazione dell’istanza abbiano occupato mediamente più di quindici dipendenti, compresi i dirigenti e gli apprendisti:

  1. le imprese industriali, comprese quelle edili ed affini;
  2. le imprese artigiane che procedono alla sospensione in conseguenza di sospensioni o riduzioni dell’attività dell’impresa che esercita l’influsso gestionale prevalente. Quest’ultimo viene valutato avendo quali parametri di riferimento gli importi delle fatture dei contratti per l’esecuzione di opere e servizi o produzioni di e o semilavorati oggetto dell’attività produttiva o commerciale del committente: nel biennio precedente la data di richiesta dell’intervento esso deve aver superato il 50% del complessivo fatturato dell’azienda destinataria delle commesse;
  3. le imprese appaltatrici di sevizi mensa o ristorazione, che subiscano una riduzione di attività in dipendenza di situazioni di difficoltà dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento ordinario o straordinario di integrazione salariale;
  4. le imprese appaltatrici di servizi di pulizia, anche se costituite in forma cooperativa, che subiscano una riduzione di attività in conseguenza della riduzione di attività dell’azienda appaltante, che abbiano comportato per quest’ultima il ricorso al trattamento ordinario no straordinario di integrazione salariale;
  5. le imprese dei settori ausiliari del servizio ferroviario, ovvero del comparto della produzione e della manutenzione del materiale rotabile;
  6. le imprese cooperative di trasformazione di prodotti agricoli e loro consorzi;
  7. le imprese di vigilanza.

Se il numero dei dipendenti nel semestre precedente la presentazione dell’istanza è stato mediamente superiore alle 50 unità (compresi i dirigenti e gli apprendisti) la medesima disciplina si applica: …

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Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 414 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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