Condanna penale per furto e mancato licenziamento [Cassazione]

image_pdfimage_print

Con sentenza n. 15058 del 17 luglio 2015, la Corte di Cassazione ha affermato il principio relativo all’applicazione dell’art. 18 ( e quindi, antecedente alla nuova previsione contenuta, per i nuovi assunti a partire dal 7 marzo 2015, dall’art. 3 del Decreto Legislativo n. 23/2015), secondo il quale il fatto materiale che ha portato alla condanna penale non comporta che il giudice del lavoro sia obbligato a legittimare i provvedimenti disciplinari sulla base delle stesse motivazioni, atteso che si tratta di illeciti e sanzioni che rispondono a finalità non sovrapponibili.

Questo l’antefatto.

Un gruppo di cinque lavoratori dipendenti di un supermercato si erano appropriati di prodotti alimentari e a seguito di ciò, il datore di lavoro, denunciando penalmente i dipendenti ( e la causa penale era terminata con una condanna), aveva proceduto anche al licenziamento disciplinare motivato dalla sottrazione di beni aziendali.

La Suprema Corte, dopo aver ricordato che l’accertamento del fatto materiale rappresenta una sorta di area comune ai due processi, ha sottolineato come i due giudici siano del tutto autonomi nell’apprezzamento. Il provvedimento di natura privatistica ( il licenziamento operato dal datore di lavoro) non può essere vincolato alle conclusioni del giudice penale.

Di conseguenza, la Cassazione ha ritenuto che la valutazione emessa dai giudici di primo e secondo grado con la quale i licenziamenti erano stati ritenuti illegittimi in quanto l’appropriazione dei generi alimentari non è necessariamente indice di volontà fraudolenta, e’ pienamente legittima, anche in considerazione della constatazione che la misura del recesso risulta sproporzionata rispetto al dettato contrattuale, essendo più appropriata una sanzione di natura conservativa.

Sull' autore

in collaborazione con dottrinalavoro.it
in collaborazione con dottrinalavoro.it 279 posts

www.dottrinalavoro.it è un sito privato di informazione sulle novità in materia di lavoro diretto dal dott. Eufranio Massi e curato dal dott. Roberto Camera.

Vedi tutti i post di questo autore →

Potrebbe interessarti anche

Installazione delle telecamere con il consenso dei dipendenti [Cassazione]

Con sentenza n. 22148 del 8 maggio 2017, la Corte di Cassazione ha ribadito che costituisce reato penale l’installazione, da parte del datore di lavoro, di telecamere per il controllo

Cassazione: sì al licenziamento per aumento del profitto

Con sentenza n. 25201 del 7 dicembre 2016, la Cassazione ha affermato la legittimità, partendo dall’art. 41 della Costituzione, di un licenziamento adottato da un datore di lavoro motivato dalla

Licenziamento ed indennità risarcitoria [Cassazione]

Con sentenza n. 331 del 10 gennaio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che in presenza di un licenziamento illegittimo determinato da una interdittiva prefettizia all’impresa per infiltrazioni mafiose,

0 Commenti

Non ci sono commenti al momento!

Puoi essere il primo a commentare questo post!

Lascia un commento