Quali sono i Permessi retribuiti previsti dall’art. 4, comma 1, della legge n. 53/2000 di cui il lavoratore può beneficiare?

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Il D.M. 21 luglio 2000, n. 278 regolamenta la fruizione del congedo, mentre con risposta ad interpello prot. n. 16754 del 25 novembre 2008, il superiore Ministero ha fornito precise indicazioni circa il concetto di grave infermità. In particolare, secondo le indicazioni ministeriali, “il concetto di grave infermità, pur non trovando un’espressa definizione nelle norme di legge,costituisce una species del più ampio genus dei gravi motivi indicati nell’art. 2, comma 1 lett. d) del D.M. n.278/2000. Quest’ultimo, in base alla esplicita previsione della L. n. 53/2000 e come evidenziato nel preambolo dello stesso D.M., definisce i criteri per la fruizione dei congedi per eventi e cause particolari e‘l’individuazione delle patologie specifiche”. Le patologie indicate nel D.M. n. 278/2000 includono, fra le altre, le patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali o che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario, o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà.

Secondo la risposta ad interpello n. 16754/2008, “le patologie elencate nel citato D.M. (lett. d, nn. 1-4), possono (…) essere considerate figure sintomatiche della grave infermità cui fa specifico riferimento la norma”. Stanti le indicazioni ministeriali, pertanto, il datore di lavoro deve riconoscere il diritto al permesso retribuito, a condizione che il lavoratore presenti debitamente“documentazione idonea, rilasciata dal medico specialista, attestante le gravi patologie dei soggetti per i quali viene prestata assistenza. Si considera, pertanto, idoneo il certificato redatto dallo specialista dal quale sia possibile riscontrare sia la descrizione degli elementi costituenti la diagnosi clinica che la qualificazione medico legale in termini di grave infermità”.

La nota ministeriale, infine, nel segnalare che il medico specialista “non può esimersi dall’attribuire alla mera diagnosi clinica la qualificazione di natura anche medico legale”, ribadisce che “deve trattarsi esclusivamente di certificazione medica rilasciata dalle strutture ospedaliere e dalle AA.SS.LL.”.

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