Jobs act : pubblicato il decreto 81/2015 sulla razionalizzazione dei contratti di lavoro. La disciplina della somministrazione passa tutta per i contratti aziendali

Contract

È stato pubblicato il 24 giugno scorso ed è già in vigore il Decreto Legislativo 81/2015, recante la “disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni”.  Il pacchetto di norme, in buona sostanza, riscrive la disciplina normativa della maggior parte degli istituti contrattuali, dal contratto di lavoro a tempo determinato alla somministrazione di manodopera, dal contratto a progetto all’associazione in partecipazione, dall’apprendistato alle collaborazioni occasionali e via enumerando.

Per quel che riguarda, nello specifico, la somministrazione di manodopera, vengono abrogate le norme di cui all’articolo 18, commi 3 e 3 bis e quelle di cui agli articoli da 20 a 28 del D. Lgs. 276/03 e sostituite totalmente dalle disposizioni contenute negli articoli da 30 a 40 del nuovo decreto, che divengono, quindi, il nuovo riferimento normativo per la disciplina dell’istituto.

La novità più rilevante e dirompente introdotta dalla novella in materia di somministrazione a termine è pure quella che potrebbe apparire meno evidente a un lettore non attento.

Difatti, l’articolo 30, comma 2, del decreto recita: “la somministrazione di lavoro a tempo determinato e’ utilizzata nei limiti quantitativi individuati dai contratti collettivi applicati dall’utilizzatore”. Fin qui nulla di concreto sembrerebbe essere cambiato rispetto al passato, atteso che l’individuazione di eventuali limiti di contingentamento all’utilizzo della somministrazione a termine è stata delegata dal legislatore alla contrattazione collettiva sin dal giorno della prima apparizione dell’istituto nel nostro ordinamento.

Tuttavia, il lettore che non si voglia fermare alla lettura della singola norma e decida di spingersi in un esame dell’intero testo normativo scoprirà che il successivo articolo 51 del nominato D. Lgs. 81/15, sotto l’anonima rubrica “norme di rinvio ai contratti collettivi”,  nasconde, in realtà, una disposizione di portata assolutamente innovativa, sancendo che “salvo diversa previsione, ai fini del presente decreto, per contratti collettivi si intendono i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria”.

Si tratta di una novità per tutto l’ordinamento, in quanto per la prima volta il legislatore equipara, sic et simpliciter, tutti i livelli della contrattazione collettiva, ma si tratta di una novità addirittura dirompente per la somministrazione di lavoro a tempo determinato, istituto per il quale non era possibile, fino al 24 giugno 2015, l’individuazione o l’ampliamento di limiti all’utilizzo in sede di contrattazione collettiva di secondo livello. Ed infatti, l’art. 20, comma 4, del D. lgs. 276/03 – che fino a ieri ha regolamentato la somministrazione a termine – affidava la possibile “individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti quantitativi di utilizzazione della somministrazione di lavoro a tempo determinato” esclusivamente ai “contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da sindacati comparativamente più rappresentativi”. Ne conseguiva che laddove un contratto collettivo nazionale avesse previsto, per un determinato settore, stringenti limiti di contingentamento, non era in alcun modo possibile in sede territoriale o aziendale – salva l’invocazione dell’art. 8 L. 148/2011, con i conseguenti dubbi in fatto di relazioni sindacali – derogare alla disciplina nazionale, pure in presenza di specifiche esigenze del tutto legittime, comprovate e pure condivise e riconosciute dalle rappresentanze sindacali.

La delega oggi rivolta dal legislatore direttamente alla contrattazione di categoria di qualsiasi livello, dunque anche aziendale, sembrerebbe sovvertire definitivamente le vecchie regole e consentire di modellare l’istituto sulla base delle esigenze della singola azienda o unità produttiva, anche in quei settori in cui un limite di contingentamento sia stato effettivamente stabilito dalla contrattazione collettiva nazionale.

Né un ostacolo a tanto sembra poter provenire dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011. Ed infatti, se è vero che con tale accordo Confindustria, CGIL, CISL e UIL si sono impegnate ad esercitare la contrattazione collettiva aziendale esclusivamente nelle materie delegate dalla legge o dal contratto nazionale, limitando di fatto la portata dell’art. 8 L. 148/2011, che invece ne consente l’esercizio in deroga a qualsiasi disposizione normativa o pattizia, è pure vero che, come sopra detto, oggi la delega alla contrattazione aziendale promana direttamente dalla legge, senza per altro l’individuazione di alcuna graduazione gerarchica tra i distinti livelli: nazionale, territoriale, aziendale.

Se a tanto si aggiunge che, come pure ampiamente e più volte auspicato proprio in queste pagine, il testo definitivo del medesimo articolo 30 del decreto, al comma 1 – nel prevedere la liberalizzazione definitiva dello staff leasing limitandone l’utilizzo al 20% del numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato presso l’utilizzatore –  ha fatto salva la “diversa previsione dei contratti collettivi applicati dall’utilizzatore”,  si comprende facilmente come oggi tutta la disciplina della somministrazione di manodopera possa essere disegnata in sede di contrattazione aziendale e conformata alle specifiche ed effettive esigenze dell’azienda utilizzatrice.

Ancora una volta, dunque, in continuità con quanto avvenuto già nel recente passato, il legislatore ha inteso premiare, in termini di flessibilità, quelle aziende che hanno sapientemente investito nella costruzione di buone relazioni industriali, concedendo loro ampia libertà nell’individuazione di strumenti oggi sempre più indispensabili per competere sul mercato.

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Luca Peluso (Legal Team)

A cura di : Luca Peluso (Legal Team)

Avvocato Giuslavorista socio AGI (Avvocati Giuslavoristi Italiani). Consegue la laurea con lode in Giurisprudenza nell’anno 2001. Specializzato nell’individuazione di soluzioni idonee a garantire la giusta flessibilità in azienda, collabora con prestigiosi studi professionali fornendo prevalentemente attività di consulenza.

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2 thoughts on “Jobs act : pubblicato il decreto 81/2015 sulla razionalizzazione dei contratti di lavoro. La disciplina della somministrazione passa tutta per i contratti aziendali

  1. PASQUALE PIANESE

    vorrei sapere se con il job acts 81 2015 i dipendenti pubblici che svolgono mansioni superiori hanno diritto all’avanzamento di carriera – saluti
    Pasquale Pianese

  2. PASQUALE

    vorrei sapere se con il job acts 81 2015 i dipendenti pubblici che svolgono mansioni superiori hanno diritto all’avanzamento di carriera – saluti
    Pasquale Pianese

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