BENEFICI PER L’ OCCUPAZIONE : UNA SCALATA SPESSO IMPERVIA

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eufraniomassiTutti ricorderanno il gran parlare che si fece quando il Governo Monti cancellò la possibilità di iscrizione nelle liste della piccola mobilità dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo, riduzione, trasformazione o cessazione di attività dalle aziende dimensionate fino a quindici dipendenti, cosa che consentiva alle imprese che erano intenzionate ad assumerli,  di fruire, per un certo periodo, della contribuzione ridotta al 10%. Tutto questo, in un momento nel quale la crisiera ai massimi livelli e tale incentivo, non strutturale, era stato prorogato di anno in anno a partiredalla metà degli anni novanta.

Il Ministro del tempo, professoressa Fornero, nel mese di marzo del 2013, dichiarando di prendere a cuore il problema, affermò che aveva trovato, nelle pieghe del bilancio, 20 milioni di euro da destinare, fino ad esaurimento, ai datori di lavoro che avessero assunto lavoratori con le caratteristiche sopra evidenziate i quali, in precedenza, erano stati in forza anche presso piccole aziende. Per far ciò rimandava tutto, ad un decreto del Dirigente Generale delle Politiche Attive e Passive del Ministero che, peraltro, fu emanato il 19 aprile successivo e corretto il 3 giugno (l’avviso della loro adozione si trova sulla Gazzetta Ufficiale del 6 agosto 2013).

Le assunzioni che si intendono agevolare con tali provvedimenti riguardano l’anno 2013 ed i Decreti, peraltro ben precisi e puntuali, rimandano, per la loro piena operatività, ad una circolare esplicativa dell’INPS che è uscita il 13 marzo 2014 e porta il numero 32.

La prima cosa che balza agli occhi è (ma, purtroppo, questo non è che l’ultimo esempio di un modo non proprio consono alle aspettative del cittadino utente) che le modalità operative della fruizione, da far valere in via telematica secondo un ordine di arrivo cronologico riferito alle assunzioni effettuate, sono affidate ad un sistema telematico che si chiama LICE e le istanze debbono pervenire entro il prossimo 12 aprile (30 giorni dalla data di emanazione della circolare n. 32).

Quindi, par di capire, il ragionamento è questo: l’agevolazione te la concedo “ a posteriori”, nei limiti dei fondi disponibili, ma dopo che saranno state verificate tutta una serie di condizioni “legali” e comunitarie (sulle quali mi soffermerò tra breve) e che rendono il percorso particolarmente accidentato.

Ma è proprio sul concetto dell’”a posteriori” che va sottolineata la criticità: può un datore di lavoro che deve programmare le assunzioni ove, anche ai fini di un parziale abbattimento del costo di lavoro, deve valutare, oltre che le qualità professionali e personali del lavoratore, con quale tipologia contrattuale instaurare il rapporto, attendere che tutto sia definito ex post?

Come dicevo, questo non è l’unico esempio: basti pensare alla normativa incentivante per le donne e per gli “over 50”, entrata a regime un anno dopo l’entrata in vigore della legge n. 92/2012, a quella per gli “over  55” (incentivo non strutturale abolito il 31 dicembre 2012) ove le disposizioni applicative dell’Istituto sono arrivate a gennaio 2014, per non parlare dei vecchi contratti di inserimento ove l’individuazione delle Regioni con il tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale è, sempre, avvenuto, con Decreto Ministeriale, a distanza di anni.

Sono questi scollamento, sono questi ritardi che vanno assolutamente combattuti se si vuole, veramente, far sì che i provvedimenti emanati (e ripresi immediatamente, anche a caratteri cubitali, dai “media”) siano veramente efficaci. Non è possibile, infatti, che i rinvii, a decreti attuativi (che, magari, dovrebbero uscire in tempi brevi, ma che non escono, atteso che per la Pubblica Amministrazione i termini sono sempre ordinatori e non perentori), o a circolari (che, sovente, per convenienza, da puri atti amministrativi di rilevanza interna, assumono la veste di atti regolatori di rapporti esterni), vanifichino la portata di provvedimenti che pur presentano una qualche efficacia.

Fatta questa breve premessa passo ad esaminare, nel merito, la circolare INPS n. 32/2014.

L’incentivo è riconosciuto nel limite dei 190 euro mensili per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate a partire dal 1° gennaio 2013: il beneficio può essere riconosciuto anche in caso di trasformazione a tempo indeterminato di rapporto a termine instaurato nel corso del 2013 o di un rapporto a termine iniziato entro il 31 dicembre 2012, con un lavoratore, allora iscritto nelle liste della c.d. “piccola mobilità” , perché licenziato per una delle cause che ho evidenziato all’inizio di questa riflessione. L’incentivo è previsto anche per le assunzioni a termine ma, in tal caso il beneficio è ridotto in proporzione come avviene anche, nei rapporti a tempo parziale ove  è”pro – quota”, nel senso che è moltiplicato  per il rapporto tra l’orario previsto e quello normale (40 ore settimanali ex D.L.vo n. 66/2003), o quello stabilito dalla contrattazione collettiva). Ovviamente, le stesse condizioni (assunzione “ab initio” o trasformazione nel corso del 2013 ) riguardano i lavoratori in somministrazione dipendenti dalle Agenzie per il Lavoro.

La circolare n. 32/2014 fa, anche, una serie di esempi specifici che riguardano i rapporti degli operai agricoli a tempo indeterminato ove occorre moltiplicare il numero delle giornate lavorate per il coefficiente di importo convenzionale pari a 6,33 euro, o quei rapporti di durata inferiore al mese di calendario ove l’importo di 190 euro va ridotto o dove, nel corso del rapporto si è verificata una variazione in aumento della percentuale oraria di lavoro o, infine, parlando dei contratti di apprendistato afferma che non rientrano in questa specifica disciplina, avendo gli stessi un proprio regime contributivo agevolato

In tutti i casi, il beneficio non è riconosciuto se sia, comunque, applicabile, un diverso incentivo, in  forza di una disposizione statale o regionale (si pensi, ad esempio, al beneficio previsto per i disoccupati di lungo periodo dall’art. 8, comma 9, della legge n. 407/1990).

Parlavo prima di come il riconoscimento del beneficio sia condizionato dal rispetto di una serie di disposizioni.

La prima fa riferimento all’art. 1, commi 1175 e 1176, della legge n. 296/2006: il datore di lavoro deve essere in regola con la contribuzione corrente (DURC) ed applicare il trattamento economico e normativo previsto dal CCNL di categoria e deve, altresì, applicare, se esistenti, i contratti di secondo livello (territoriale od aziendale). Tali principi sono stati, in via amministrativa, ampiamente chiariti dal Dicastero del Lavoro fin dal 2008 con le circolari n. 5 e n. 34.

Questa prima verifica è seguita da una seconda che riguarda il rispetto dei principi applicativi in materia di riconoscimento degli incentivi, stabiliti dall’art. 4 della legge n. 92/2012.

In particolare, ferma restando la legittimità dell’assunzione avvenuta con il lavoratore, i benefici non spettano se:

a)      l’assunzione costituisce attuazione di un obbligo scaturente dalla legge o dalla contrattazione collettiva , come la riassunzione con precedenza ex art. 15 della legge n. 264/1949 o ex art. 8 della legge n. 223/1991, del lavoratore licenziato o messo in mobilità, entro un arco temporale di sei mesi, come l’assunzione di quel lavoratore che, a seguito della cessione d’azienda, non è passato subito alle dipendenze del cessionario (il diritto si estingue in dodici mesi),  come il diritto di precedenza in favore del lavoratore con contratto a termine con contratto superiore a sei mesi, in caso di assunzione a tempo indeterminato per mansioni equivalenti (anche qui il diritto si estingue in dodici mesi) o, infine, come allorquando il CCNL applicato preveda un obbligo di assunzione nel caso di cambio di appalto;

b)      l’assunzione viene effettuata da azienda in integrazione salariale straordinaria o in contratto di solidarietà per qualifiche uguali od equivalenti a quelle dei lavoratori che sono sospesi;

c)      l’assunzione riguarda un lavoratore licenziato, nei sei mesi precedenti, da altra impresa con la quale il datore di lavoro ha rapporti di collegamento o di controllo;

Ovviamente, nel computo degli eventuali incentivi riconosciuti, vanno sempre detratti quelli che il datore di lavoro interessato potrebbe aver fruito anche attraverso rapporti di somministrazione.

Ma gli ostacoli per il riconoscimento dei benefici non sono finiti: c’è, infatti da rispettare (lo afferma espressamente il Decreto Direttoriale) il Regolamento CE n. 1998/2006 sugli aiuti di importanza minore (c.d. “de minimis”) sui quali l’INPS si è ampiamente soffermata nella circolare n. 128/2012 a proposito degli sgravi contributivi in favore delle aziende fino a nove dipendenti che assumono apprendisti.

Ritengo opportuno ricordare che tale Regolamento ha introdotto alcune deroghe riguardanti sovvenzioni che per il loro importo minimo non sono considerate “aiuti di Stato”. In via generale, non sono tali se non superano in un arco triennale rappresentato da tre esercizi finanziari, al somma complessiva di 200.000 euro che, nel settore del trasporto su strada scende a 100.000, in quello della pesca a 30.000 e nell’ambito della produzione di prodotti agricoli a 7.500. Ai fini del “de minimis” la nozione di impresa è diversa da quella adottata: infatti, a prescindere dalla forma giuridica adottata,m essa ricomprende ogni entità che esercita un’attività. Con il Regolamento CE n. 1407/2013, entrato in vigore il 1° gennaio 2014, sono stati pensati alcuni criteri che, pur in presenza di una pluralità di aziende, riportano le stesse sotto il concetto di “impresa unica”. Ciò avviene :

a)      quando un’impresa possiede la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o dei soci di altra impresa;

b)      quando un’impresa ha il diritto di nominare e revocare la maggioranza dei componenti del consiglio di amministrazione, degli organi di direzione e di sorveglianza di altra azienda;

c)      quando un’impresa esercita un’influenza dominante verso un’altra azienda;

d)     quando un’impresa azionista o socia di altra impresa controlla da sola, con accordi sottoscritti, la maggioranza dei diritti di voto.

L’ultimo ostacolo da superare riguarda la posizione di “contenzioso” con gli organi comunitari: l’incentivo non spetta se il datore di lavoro non ha ottemperato ad altri precetti comunitari come, ad esempio, quello relativo alla restituzione della contribuzione agevolata relativa ai contratti di formazione e lavoro.

Cosa dire in conclusione?

Potreste avere tutti i requisiti che, magari, siete andati ad accertare scartabellando tra tutta la documentazione aziendale (il “de minimis” fa riferimento a qualsiasi agevolazione e non soltanto a quelle afferenti il costo del lavoro), vi siete affrettati a rispondere agli adempimento previsti dallo specifico programma LICE rispettando il termine del 12 aprile, ma poi scoprite che i soldi non ci sono più, per carenza di fondi: quindi, non mi resta che augurarvi buona fortuna!

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 230 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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3 Commenti

  1. Sara&Ilenia
    marzo 25, 17:13 Reply

    Grazie per i suoi articoli, che ci permettono di districarci in un mondo molto spesso incomprensibile!!

  2. GUGLIELMINA OLIVERI
    marzo 22, 09:44 Reply

    come sempre carissimo Dott. Massi Lei è ammirevole per tutto lo sforzo e la passione che permette tutti noi di rimanere aggiornati con il Suo sito ringrazio anche il Dott. Camera che è altrettanto prezioso.
    cordialità Guglielmina Oliveri 22.3.2014

  3. Claudio Pacileo
    marzo 22, 07:32 Reply

    Come al solito esaustivo ed avvilente per come l’essere umano si sta complicando l’esistenza.
    Grazie sempre per questo contributo impagabile.

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