Renzi Act: “meno tasse” dal 1° maggio e varate le misure per semplificare il mercato del lavoro

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Si ritorna a parlare di Jobs act, il piano per il lavoro di Matteo Renzi che è stato suo cavallo di battaglia negli ultimi mesi. E adesso che Renzi si trova al governo, sembra essere intenzionato a portare a casa la complessa “riforma del lavoro nel mese di marzo.

In particolare, si tratta delle riforme economiche e per il lavoro, che, nel rispetto del tetto del 3% del Pil fissato per l’indebitamento netto, garantiranno una strategia d’urto per la ripresa del Paese in termini di competitività e ripresa di domanda interna.

In apertura, il Consiglio dei Ministri ha approvato la relazione del Neo Presidente, sui provvedimenti che saranno varati nelle prossime settimane, e che attueranno le riforme costituzionali e gli interventi di politica economica inclusa la tanto attesa riduzione del carico fiscale.

Analizziamo le più importanti novità in materia di lavoro:

Il sussidio di disoccupazione universale. La riforma Renzi prevede l’estensione del sussidio di disoccupazione anche a coloro i quali non godono dei diritti di un contratto regolare. Un sussidio che avrebbe la durata massima di due anni. Il problema, come sempre, sta nel costo: circa 9,5 miliardi di euro l’anno. Che si potrebbero però ricavare grazie alla cancellazione della cassa integrazione, Aspi e mini-Aspi (7 miliardi di costo l’anno) e i 2,4 miliardi spesi per la cassa integrazione in deroga. La cig ordinaria verrà riportata all’obiettivo iniziale: quello di sostenere le aziende in difficoltà temporanee. I conti quindi tornano. Fin troppo.

Rilancio delle politiche attive. Oltre a estendere le tutele del sussidio di disoccupazione, si cercherà di fare qualche sforzo propositivo per aiutare chi ne ha bisogno a trovare lavoro. Puntando principalmente sui giovani. Per riuscire si cercherà di sfruttare il piano europeo previsto per gli under 25, che dovrebbe garantire all’Italia 1,5 miliardi che possono essere spesi per aiutare i giovanissimi a trovare lavoro “entro quattro mesi dalla disoccupazione o dal termine degli studi”. Bisogna però ancora attendere la firma degli accordi con le regioni.

Contratto a tempo indeterminato a tutele progressive e l’articolo 18. Il “contratto unico” deve prevedere due fasi: l’inserimento e la stabilità. La fase di inserimento del contratto unico dura per i primi tre anni di vita dello stesso. Superata la fase di inserimento, il contratto unico viene regolato dalla disciplina dei licenziamenti oggi prevista. Cosa significa? Semplicemente che nel contratto non vi è una scadenza. Lo psicodramma individuale della scadenza del contratto viene così superato. I lavoratori vengono assunti con un contratto “aperto”.

I neo assunti verrebbero così esclusi dall’applicazione dell’articolo 18 per i primi tre anni, durante il quale l’imprenditore non pagherebbe i contributi che sarebbero quindi a carico dello stato. Non troppo dissimile dal contratto di apprendistato, ma con maggiore libertà di licenziamento. In modo da favorire le assunzioni.

Dieci miliardi destinati all’aumento della detrazione Irpef. I lavoratori, in particolare quelli che hanno stipendi netti fino a 1.500 euro al mese (sotto i 25 mila euro di reddito lordi annui) i quali, già dal 1° maggio, si ritroveranno una busta paga più pesante che garantirà loro un maggiore guadagno di circa mille euro all’anno. La manovra, avrà una portata di 10 miliardi di euro e secondo il premier Matteo Renzi sarà in grado di dare una scossa al sistema economico nazionale. Quest’anno per molti lavoratori la festa del 1° maggio sarà più sostanziosa!

Contratti a termine più semplici da stipulare, forma scritta solo per il contratto di apprendistato e non più per il relativo piano, DURC smaterializzato:

– per il “contratto a termine” viene prevista l’elevazione da 12 a 36 mesi della durata del primo rapporto di lavoro a tempo determinato per il quale non è richiesto il requisito della cosiddetta causalità, fissando il limite massimo del 20% per l’utilizzo dell’istituto. Viene inoltre prevista la possibilità di prorogare anche più volte il contratto a tempo determinato entro il limite dei tre anni, sempre che sussistano ragioni oggettive e si faccia riferimento alla stessa attività lavorativa;

– per il “contratto di apprendistato” si prevede il ricorso alla forma scritta per il solo contratto e patto di prova (e non, come attualmente previsto, anche per il relativo piano formativo individuale) e l’eliminazione delle attuali previsioni secondo cui l’assunzione di nuovi apprendisti è necessariamente condizionata alla conferma in servizio di precedenti apprendisti al termine del percorso formativo. È inoltre previsto che la retribuzione dell’apprendista, per la parte riferita alle ore di formazione, sia pari al 35% della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento. Per il datore di lavoro viene eliminato l’obbligo di integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica, che diventa un elemento discrezionale;

– si procede allasmaterializzazione del DURC”, superando l’attuale sistema che impone ripetuti adempimenti burocratici alle imprese.

Riferimenti normativi:

pdf-icon  Legge n.23 dell’11-03-2014

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Marialuisa Santoro
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