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Dipendenti pubblici: ai titoli di coda l’era dello smart working

Da ottobre il lavoro in presenza per i dipendenti pubblici torna l'opzione ordinaria, da remoto sarà l'eccezione.

Dipendenti pubblici: ai titoli di coda l’era dello smart working

Sta per finire l’era dello smart working negli uffici della pubblica amministrazione. A conti fatti la presenza fisica sul posto di lavoro tornerebbe a essere la regola e lo smart working ridiventerebbe l’eccezione, al contrario di quanto avvenuto finora a partire da marzo 2020, ovvero dall’inizio della pandemia e dei lockdown. A stabilire spazio e modalità del nuovo lavoro agile sarebbero i dirigenti degli uffici, in base alle esigenze organizzative di ogni specifica realtà.

Il governo studia un emendamento al decreto Green Pass, da convertire entro il 23 settembre, per ribaltare la logica emergenziale del lavoro pubblico, e far tornare ordinaria la modalità «in presenza» ed eccezionale quella in smart working. La norma segnerebbe il ritorno in ufficio evocato dal ministro per la Pa Renato Brunetta, che ha ribadito la spinta al Pil che sarebbe determinata dal lavoro in presenza, «tanto nel pubblico quanto nel privato». La mossa si accompagnerebbe all’imposizione del certificato verde per i dipendenti in ufficio, estendendo gli obblighi oggi previsti per la scuola e sollevando un tema di armonizzazione con il privato.

La volontà del ministro Brunetta è quella di un ritorno diffuso in presenza. Il lavoro normativo al momento si sta concentrando sulla Pa, e dovrà ovviamente passare anche da un confronto con i sindacati. Il superamento della normativa emergenziale costruita durante il Conte-2 era già stato avviato a fine aprile con il decreto proroghe, che aveva cancellato le percentuali minime di smart working (50%, salito poi al 60%) da assicurare ai dipendenti impegnati in attività nelle quali la presenza non è imprescindibile. Ma i primi monitoraggi hanno indicato che l’addio alle soglie minime non ha modificato molto l’organizzazione nelle Pa, che è rimasta dominata dal lavoro a distanza anche in alcuni rami centralissimi dell’amministrazione.

Il cambio di paradigma aiuterebbe a superare una serie di resistenze; riducendo a dimensioni più fisiologiche il lavoro a distanza, che rimarrebbe in campo, nella modalità semplificata prevista fino al 31 dicembre, in attesa della regolazione contrattuale nei rinnovi in arrivo. Cruciale è però il tema del Green Pass. Perché l’idea è di imporre il certificato verde ai dipendenti pubblici in presenza, come accade nella scuola. La mossa ne implica però un’altra, e cioè la definizione di controlli e sanzioni, che deve affrontare il rischio di un’ondata di permessi. Un obbligo di Green Pass per i dipendenti pubblici, che sarebbe generalizzato non potendosi individuare in modo rigido le categorie di addetti allo sportello, solleverebbe poi un tema di armonizzazione con gli uffici privati, dove le condizioni sono identiche sul piano epidemico.

 

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