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Gioco legale: un quadro sulla crisi del settore

Prima della pandemia il settore del gioco legale era in Italia uno dei più floridi. Il Covid-19 e i suoi effetti hanno invertito il trend: il gioco è aumentato, ma nei canali illegali

Gioco legale: un quadro sulla crisi del settore

Prima della pandemia il settore del gioco legale e delle scommesse era nel nostro Paese uno dei più floridi. Il Covid-19, il lockdown e tutte le restrizioni sociali che da un anno e mezzo hanno fatto parte della nostra vita hanno praticamente invertito il trend, purtroppo in negativo. Il gioco è aumentato, sì, ma attraverso i canali illegali.

Un volume di introiti di circa 15 miliardi di euro da parte di più di 9mila imprese e quasi 43mila occupati. Numeri importanti, che danno l’idea del peso in termini economici dell’intero settore e che, messi a confronto coi dati post-Covid, fanno ancor più comprendere la portata della crisi che ha investito il gioco legale in Italia.

La spesa complessiva ha subito un calo del 33,5% nel 2020 e il fatturato dei centri fisici addirittura una riduzione del 41,7%: insomma, nell’anno più duro dal punto di vista economico per il nostro Paese, il settore del gioco d’azzardo non è stato certo esente da difficoltà anzi, nello specifico, il gettito erariale da gioco ha registrato la più bassa incidenza alle entrate fiscali dal 2006 (70%), che ha lasciato campo libero al mercato nero del settore.

Secondo alcune stime, il fatturato del gioco illegale nel nostro Paese supera i 20 miliardi di euro. Il giudizio sul gioco illegale denota una certa indulgenza da parte di molti giocatori: solo 2 italiani su 3 ritengono che si possano avere problemi con la legge, percentuale che scende a 1 su 2 tra i giocatori dei canali illegali. Ma la tolleranza rispetto ai comportamenti illegali sembra essere in contrasto col percepito generale del gioco in nero, che è considerato un problema serio dall’86% degli italiani e persino dal 69% dei giocatori dei canali illegali.

Il conto estremamente salato pagato dall’intero settore rende ancor più necessario un intervento strutturale, auspicato anche dal sottosegretario al Mef, Claudio Durigon, che ha la delega ai giochi. “Speriamo di dare presto una legge quadro insieme all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, non si può lasciare il settore con regole non certe, ma servono norme che sappiano adattarsi dinamicamente alla vitalità del settore.”

 

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