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Morti bianche: una questione senza fine…

Non si arrestano le morti sul lavoro, e con esse la diatriba su un'adeguata legislatura che tuteli i lavoratori.

Morti bianche: una questione senza fine…

Le morti bianche sono eventi drammatici e complessi che hanno sullo sfondo molti temi, dalla formazione sulla salute e sicurezza ai controlli, al malfunzionamento del macchinario, al mancato rispetto delle procedure. Fino ad arrivare, da un anno a questa parte, al Covid. Limitandoci ai dati dell’Inail, nel primo trimestre di quest’anno, le denunce di infortunio con esito mortale sono state 185 (due al giorno in media), ossia 19 in più rispetto alle 166 registrate nel primo trimestre dell’anno scorso (+11,4%).

Appena sabato scorso si era celebrata la “festa del lavoro” e già da lunedì si è ricominciato a contare le morti bianche.

Proprio mentre tutta Italia, ed in particolare l’Italia lavorativa, piangeva la scomparsa di Luana D’Orazio, madre di soli 22 anni e operaia tessile della provincia di Prato morta due giorni fa in fabbrica, un operaio metalmeccanico di 49 anni, Christian Martinelli, perdeva la vita in un’azienda di Busto Arsizio, in provincia di Varese, dopo essere stato schiacciato da un tornio meccanico. Tragedie differenti ma con un unico comun denominatore: gli incidenti (e le morti) sul lavoro restano nel nostro Paese una questione ancora aperta. Le due morti in due giorni – per entrambe è stata aperta un’inchiesta per omicidio colposo – sono solo il simbolo di una continua emergenza che l’Italia non è mai riuscita a risolvere

Ad aggravare una situazione già di per sé drammatica ci ha pensato il Covid. Nell’ultimo anno, mentre sono diminuiti i decessi per episodi violenti o per incidenti stradali sul tragitto tra casa e azienda, con la complicità dello smart working, sono esplose nel frattempo le morti causate dal contagio sul lavoro. A partire da marzo del 2020, oltre 165 mila persone sono risultate positive per contatti avuti mentre erano in servizio, e 551 di queste hanno poi perso la vita.

Il mondo delle imprese, con Confindustria in testa, ha a lungo lottato affinché l’infezione sul lavoro non fosse equiparata all’incidente sul lavoro. I sindacati hanno ottenuto i protocolli di sicurezza per il contrasto al Covid, aggiornati l’ultima volta poche settimane fa, ma il problema è la scarsità di controlli. Durante il 2020, l’Ispettorato Nazionale del lavoro (Inl) ha effettuato 17 mila verifiche in questo ambito, notando che le violazioni più frequenti riguardano la formazione dei dipendenti, la fornitura dei dispositivi di protezione e la sanificazione degli ambienti.

L’Inl è nato nel 2017, con l’obiettivo di coordinare le attività di vigilanza, ma non è mai stato messo nelle condizioni di operare a pieno regime. Da anni si riduce gradualmente il suo organico a causa dei pensionamenti non sostituiti. Nel 2020 il personale ha perso altre 200 unità, fermandosi ad appena 3 mila addetti ai controlli. Proprio il Covid, con l’impossibilità di organizzare i concorsi, ha bloccato le circa 1.500 assunzioni previste, e ora l’Ispettorato è appeso al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che prevede 2 mila nuovi ingressi. Il risultato è che l’anno appena passato ha visto un ulteriore crollo di un terzo degli accessi ispettivi, passati dai 160 mila del 2019 a 104 mila. Se anche l’Inl fosse potenziato, la materia dei controlli sulla sicurezza resterebbe confusa e dai perimetri incerti: la competenza dell’Ispettorato si concentra perlopiù sui cantieri edili e va in parallelo con quella delle Asl regionali.

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando al Tg1 annuncia di aver sbloccato le assunzioni per duemila controllori della sicurezza nei luoghi di lavoro: «È inaccettabile che non ci sia giorno senza che le cronache ci dicano di un morto o di un incidente sul lavoro».

Anche il Governatore Lombardo Attilio Fontana promette di fare di più sulla questione “morti bianche”: «L’impegno per prevenire sciagure come questa sarà sempre forte e concreto».

 

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