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Formazione del capitale umano: un must have per ogni azienda

In un’epoca nella quale le modalità di fruizione del lavoro sono radicalmente mutate, una costante per tutte le realtà aziendali resta la formazione.

Formazione del capitale umano: un must have per ogni azienda

In un’epoca nella quale le modalità di fruizione del lavoro sono, per ovvi motivi, radicalmente mutate, una costante per tutte le realtà aziendali (che siano multinazionali o PMI) resta la crescita, in primis tramite la formazione, del capitale umano.

L’obiettivo, in tale delicata fase di ripresa, dev’essere necessariamente quello di investire in infrastrutture e soprattutto in capitale umano, vero responsabile del sostentamento di ogni impresa. Per far ciò non basta concentrarsi sul prolungamento delle politiche passive (su tutte “cassa integrazione” e “sostegno al reddito”, termini coi quali abbiamo imparato a familiarizzare nell’ultimo anno e che, di fatto, hanno riempito le copertine dei principali quotidiani in questo funesto periodo), bensì si dovrà necessariamente passare all’azione anche sull’altro versante delle politiche del lavoro, quelle attive.

Nel nostro Paese, tuttavia, duole ammettere che, allo stato attuale, tranne in qualche regione, non sono presenti in generale adeguate politiche attive, le quali non dipendono dalle risorse, spesso valide, bensì dalle capacità amministrative. In tal senso l’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) dovrebbe essere oggetto di un piano di potenziamento in funzione soprattutto di un’auspicabile ripresa dell’intera nazione.

È assurdo pensare come in un periodo storico di così difficile gestione sotto tutti i punti di vista, compreso quello “occupazionale”, non si dia la giusta priorità al potenziamento delle strutture esistenti ed all’attivazione di tutti i soggetti che operano nel mercato del lavoro: è in questo contesto di ripresa, nell’ottica di una rinnovata sostenibilità, che la presa in carico, l’assessment, i servizi di orientamento e soprattutto la formazione giocheranno nei prossimi mesi un ruolo a dir poco fondamentale.

Entro la fine del 2021 sono previsti due nuovi piani: in primis il rafforzamento dei centri per l’impiego, verso i quali è atteso un investimento di 600 milioni di euro (400 dei quali fanno riferimento a risorse già ripartite alle regioni “sulla base delle unità aggiuntive di personale previste nel piano di potenziamento”), il tutto per favorire l’incontro tra domanda e offerta nel mondo del lavoro. Il secondo progetto su cui si punterà è il Piano nazionale nuove competenze, strumento che nasce con l’obiettivo di “riorganizzare la formazione dei lavoratori in transizione e disoccupati, mediante il rafforzamento del sistema della crescita professionale e la definizione di livelli essenziali di qualità per le attività di upskillikg e reskilling in favore dei beneficiari di strumentazioni di sostegno (Naspi e Dis-Coll) e del reddito di cittadinanza e dei lavoratori che godono di strumenti straordinari o in deroga di integrazione salariale (Cigs, cassa per cessazione attività, trattamenti in deroga nelle aree di crisi complessa)”.

La formazione, ovviamente, deve adeguarsi al rinnovato panorama lavorativo e, perciò, rendere disponibili tutte le nuove skills richieste dal mercato sostituendo quelle divenute ormai obsolete. In tale contesto il miglioramento dell’offerta formativa deve per forza essere il driver primario per la crescita aziendale. Come ad esempio emerso in un recente webinar organizzato dal fondo FormaTemp, una formazione meglio orientata dai dati, data driven, sarebbe certamente migliore e più adeguata all’attuale mercato del lavoro. Altro aspetto della formazione post-pandemica è indubbiamente la digitalizzazione: l’utilizzo diffuso di aule virtuali sincrone e asincrone, l’impiego di digital badge e il miglioramento di tutte le digital skills serviranno per certificare le competenze e responsabilizzare le imprese e gli stessi lavoratori.

Detto ciò l’erogazione della formazione non può e non dev’essere soltanto digitale, bensì integrare quest’ultima a quella fisica per migliorare quella che per ogni impresa è, oggi più di ieri, un must-have: la crescita del capitale umano.

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