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Le integrazioni salariali Covid del decreto “Sostegni” [E.Massi]

Analisi approfondita delle novità introdotte dal Governo all'interno del Decreto Sostegni in materia di Integrazioni salariali e ammortizzatori Covid-19

Le integrazioni salariali Covid del decreto “Sostegni” [E.Massi]

Con il D.L. n. 41/2021 il Governo, visto il perdurare della pandemia, torna ancora sul tema degli ammortizzatori sociali COVID-19, introducendo, rispetto alla linea adottata con la legge di bilancio n. 178/2020, alcune significative novità: ciò avviene con la formulazione dell’art. 8.

Già in tale ultimo provvedimento era stato abbozzato un criterio selettivo tra le integrazioni salariali: ora, anche per ragioni connesse alla “pesantezza” della crisi che è, indubbiamente, diversa tra i vari settori, si prosegue lungo tale percorso.

Ma, andiamo con ordine.

Le settimane di ammortizzatore COVID-19 per i datori di lavoro che riducono o sospendono l’attività a seguito dell’emergenza, anche per ordine dell’autorità amministrativa e che, in via ordinaria, fruiscono del trattamento di integrazione salariale ordinaria (sono coloro che sono individuati dall’art. 10 del D.L.vo n. 148/2015), sono, al massimo, 13, comprese tra il 1° aprile ed il 30 giugno 2021, mentre per coloro che hanno come riferimento l’assegno ordinario erogato dal FIS o dai Fondi di solidarietà bilaterale o la Cassa in deroga, il trattamento complessivo massimo è di 28 settimane nel periodo che va sempre dal 1° aprile ma che termina il 31 dicembre p.v. . Queste imprese, sommando le 28 settimane alle 12 previste dalla legge di bilancio, possono arrivare a fruire, per tutto il 2021, di 40 settimane complessive.

Alte due novità, in materia di integrazioni, di non secondaria importanza sono correlate:

  • Alla mancanza di qualsiasi contributo addizionale legato al fatturato, cosa che aveva accompagnato i provvedimenti di urgenza emessi nella seconda metà del 2020;
  • Al fatto che non è previsto un “accavallamento” dei precedenti periodi autorizzati che ricadono, sia pure in modo parziale, nei periodi di vigenza dei nuovi trattamenti. Nella sostanza, viene abbandonata una modalità, instaurata con il D.L. n. 104 del mese di luglio u.s. e perpetuatasi fino alla legge n. 178/2020. Ciò dovrebbe consentire alle aziende che utilizzano il FIS, i Fondi bilaterali e la CIG in deroga di avere un maggior margine di manovra.

Una prima considerazione si rende necessaria: la chiara distinzione tra i vari ammortizzatori e, soprattutto, quella correlata alla fruizione della CIGO, con scadenza fissata al prossimo 30 giugno, appare strettamente connessa con la possibilità, per tali imprese, di fruire della fine del blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo a partire dal 1° luglio. Si tratta, in genere, di aziende più strutturate di quelle che fruiscono delle altre integrazioni salariali (con presenza, in molti casi, delle rappresentanze sindacali all’interno) e che, nella ipotesi di situazione di crisi, possono ricorrere, in alternativa ai recessi, alla Cassa straordinaria e ordinaria o al contratto di solidarietà previsti dal D.L.vo n 148/2015.

C’è, poi, un’altra questione che ora è presente e che, a mio avviso, potrebbe trovare una soluzione attraverso un emendamento approvato ed inserito nella legge di conversione. Mi riferisco, non soltanto ad un “buco” relativo, per molti datori, all’ultimo periodo del mese di marzo, ma anche al fatto che le integrazioni salariali previste dalla legge n. 178 “coprono” soltanto i lavoratori in forza alla data del 4 gennaio (v. circolare INPS n. 28/2021) lasciando “fuori” chi, magari, è stato assunto dopo tale data e che non ha potuto lavorare per effetto di provvedimenti di chiusura adottati dall’autorità amministrativa nazionale o regionale (penso, ad esempio, al personale addetto agli asili nido): personale, assunto anche in forza delle agevolazioni sia a termine che a tempo indeterminato previste per alcune tipologie contrattuali dalla legge di bilancio 2021. Tali lavoratori, in forza alla data di entrata in vigore del D.L. n. 41/2021 (23 marzo) possono fruire delle integrazioni salariali solo a partire dal 1° aprile.

Ma le novità non si fermano qui.

Come ricorda il messaggio INPS n. 1297 del 26 marzo 2021, è stato introdotto, per la prima volta, un nuovo flusso telematico che si chiama “UniEmens-Cig” con il quale i datori di lavoro debbono trasmettere i dati utili per il pagamento diretto o per il saldo (che riguarda chi ha chiesto l’anticipo del 40% del trattamento COVID): il tutto, dal 1° aprile.

Altra novità, non secondaria, concerne la possibilità dell’anticipo della Cassa in deroga da parte dei datori di lavoro che ricorrono a tale ammortizzatore, con recupero degli importi attraverso il sistema del conguaglio contributivo.  Fino ad ora tale possibilità era riservata alle aziende plurilocalizzate come, ad esempio, quelle della distribuzione commerciale del tessile legate alle grandi marche e presenti su diversi ambiti territoriali.

Per il resto il D.L. n. 41/2021 non ha cambiato altri aspetti essenziali della procedura: mi riferisco all’invio delle istanze che debbono essere trasmesse, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione di orario, mentre resta “senza senso”, perché inapplicabile e non migliorativa per il datore, la disposizione, assolutamente non ponderata (sicuramente, frutto di un “copia e incolla” con un precedente provvedimento),  secondo la quale, in sede di prima applicazione, il termine della presentazione delle domande viene fissato al trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore del Decreto Legge. L’abnormità consiste nel fatto che per le sospensioni in essere dal 1 aprile le istanze la presentazione dovrebbe avvenire entro il 22 aprile (essendo il D.L. n. 41/2021 entrato in vigore il 23 marzo) e non entro il 31 maggio che rappresenta il “regime normale”.

Per il resto, sono rimaste invariate le regole, antecedenti la presentazione delle istanze, relative alla consultazione sindacale anche da remoto, con modalità abbreviate, anche laddove il Legislatore ha richiesto l’accordo.

Due parole, infine, sugli ammortizzatori COVID-19 relativi al settore dell’agricoltura che ha una regolamentazione del tutto particolare: il comma 8 dell’art. 8 ha previsto ulteriori 120 giornate da fruire tra il 1° aprile ed il 31 dicembre p.v.: il tutto, in deroga al numero delle giornate lavorative di “godimento” del singolo lavoratore per le prestazioni da svolgere presso la stessa azienda (almeno 181 giornate per gli operai a tempo indeterminato). In conseguenza di tale disposizione, calcolando anche le 90 giornate riconosciute per il primo semestre dalla legge n. 178/2020, l’integrabilità correlata al coronavirus è, complessivamente, per tutto l’anno in corso, pari a 210 giorni (senza alcun “accavallamento”).  Le giornate di integrazione salariale sono riconosciute utili per il raggiungimento delle 181 giornate. Per i lavoratori agricoli a tempo determinato, in presenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi previsti, l’ammortizzatore di riferimento è la cassa in deroga. Con il messaggio n. 1297/2021 l’Istituto si è riservato di fornire ulteriori indicazioni: ovviamente, per la presentazione delle singole istanze valgono, a pena di decadenza, i limiti previsti in via generale (entro al fine del mese successivo a quello nel quale ha avuto inizio la sospensione o la riduzione di orario).

Vale la pena di ricordare come il trattamento COVID-19 (integrazioni) tragga la propria ragion d’essere in un richiamo all’art. 8 della legge n. 457/1972 che, per tale specifica previsione, e solo per questa, ha visto modificato anche l’iter di approvazione delle domande che non è più in capo alla Commissione provinciale della CISOA, presieduta dal Dirigente dell’ Ispettorato territoriale del Lavoro, ove sono rappresentate anche le parti sociali, ma al Direttore della sede INPS competente che decide monocraticamente.

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 363 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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2 Commenti

  1. Egregio Dott. Massi vorrei un Sua interpretazione circa la possibilità di continuare a fare ricorso alla Cassa in Deroga per una impresa del commercio con 80 dipendenti che stava usufruendo della CIGS con contratto di solidarietà e lo ha sospeso per utilizzare la Cassa in Deroga Covid, come previsto dall’art. 20 del Decreto Cura Italia, sempre richiamato fino alla Legge di Bilancio, come esteso alla Cig in Deroga dal Messaggio Inps 1287 del 20/03/2020.
    L’art. 20 del Cura Italia non è richiamato nel Decreto Sostegni attualmente in fase di conversione, e a meno di qualche opportuno emendamento, mi pare di capire che non potrà essere richiesta ulteriore cassa in deroga ma si dovrà tornare alla CIGS finora sospesa. Lei Dottore ritine possibile continuare a sospendere le CIGS ed usufruire delle 28 settimane di CIGD? Grazie mille e a presto

    • Eufranio Massi
      Giugno 14, 17:13 Reply

      L’art. 20 non è stato richiamato e l’Inps, nella circolare n. 72, fa riferimento, unicamente, alle imprese che fruiscono della Cigo ordinaria. Se la disposizione rimarrà così nel passaggio parlamentare credo che il Ministero del Lavoro non proceda alla revoca della Cigs (già mi risulta che ciò si sia verificato in un caso analogo).
      Dott. Eufranio Massi

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