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L’occupazione in Italia: i dati ISTAT confermano la crisi del settore

L'occupazione femminile è la più colpita dell'intero settore

L’occupazione in Italia: i dati ISTAT confermano la crisi del settore

Con gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT si chiude un anno nero per il mondo del lavoro. A dicembre l’occupazione è diminuita dello 0,4% che tradotto vuol dire che c’è stato un calo di 101 mila unità. I dati mostrano un netto peggioramento se comparati al dicembre 2019 dove si registrano 444 mila occupati in meno (-1,9%).

All’interno di una crisi come questa a risentirne maggiormente è stata l’occupazione femminile. Infatti, nel confronto tra novembre e dicembre 2020 ben 99 mila donne hanno perso il lavoro. Un numero davvero elevato che rapportato ai 2000 uomini evidenzia come ci sia una forte differenza tra generi.

Alessandro Ramazza, Presidente di Assolavoro, in merito ai dati pubblicati dall’ISTAT ha dichiarato: “La situazione complessiva relativa all’occupazione è molto seria, il calo del numero degli occupati, soprattutto delle donne, è grave e la tendenza prosegue, seppure attenuata, da molti mesi. L’occupazione femminile è molto presente proprio in alcuni dei settori più colpiti, si pensi ai negozi, alla ristorazione”.

Per quanto riguarda le agenzie per il lavoro i segnali arrivati non sono ancora del tutto positivi e in merito a ciò Ramazza ha proseguito dicendo: “Nell’ambito della somministrazione di lavoro, che solitamente anticipa andamenti più ampi dell’occupazione, registriamo tenuissimi segnali di ripresa, molto fragili per poterli considerare come un’inversione di tendenza”.

Nel report pubblicato dall’ISTAT a preoccupare è anche la situazione degli inattivi, coloro i quali non hanno lavoro e non sono in cerca, che sono cresciuti di 482 mila unità. La situazione socioeconomica è ai minimi storici per tale ragione servono azioni mirate e vigorose che permettano la ripartenza del Paese.

A tal proposito Ramazza ha dichiarato: “Due sono i fronti sui quali lavorare principalmente: politiche attive inclusive, basate sul coinvolgimento di tutti gli operatori, pubblici e privati, orientate al risultato, ovvero all’occupazione delle persone, imperniate su indicatori di qualità e di efficienza che permettano il confronto tra i vari soggetti ai quali i candidati possono rivolgersi, e capaci di premiare anche servizi funzionali a favorire l’occupabilità”.

 

Leggi anche: L’occupazione femminile in Italia e l’impatto della pandemia 

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