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I lavoratori in somministrazione: come favorire l’occupazione a termine

A 30 giorni dalla scadenza accordi riattivati per il 60% dei lavoratori

I lavoratori in somministrazione: come favorire l’occupazione a termine

Le dinamiche del mercato del lavoro sono ancora fortemente influenzate dall’arrivo e diffusione della pandemia. Per tale ragione la notizia che il 60% dei lavoratori in somministrazione ha avuto una nuova “attivazione” dei propri contratti è ancora più importante e significativa.

Tale percentuale rappresenta il numero più alto tra tutte le varie forme di impiego flessibile.  A testimonianza dell’importanza di questi numeri, è bene ricordare come nello stesso periodo durante il quadriennio 2015-2019 le attivazioni erano state soltanto per il 30% dei lavoratori in somministrazione.

Dei numeri così importanti testimoniano il ruolo centrale delle Agenzie per il lavoro e come i lavoratori somministrati hanno resistito meglio alle difficoltà derivate dall’emergenza sanitaria rispetto ad altri.

In base ad una ricerca curata dall’Università di Roma Tre e attraverso le parole della giuslavorista Silvia Ciucciovino, è stato evidenziato come il contratto di somministrazione sia un ottimo veicolo d’accesso al mondo del lavoro per i giovani.

Letta così la strada sembrerebbe in discesa se non fosse che dal luglio 2018, con la reintroduzione delle causali conseguenza del Decreto “Dignità”, l’occupazione a termine ha subito una brusca frenata, da qui nasce l’appello di Alessandro Ramazza, presidente di Assolavoro.

Alessandro Ramazza (che proprio in questi giorni è stato confermato alla guida dell’associazione che racchiude l’85% delle agenzie per il lavoro presenti sul territorio) ha dichiarato: “Le agenzie per il lavoro hanno ruolo centrale e sono il miglior contemperamento tra esigenze di continuità e di flessibilità delle imprese”. A conclusione del suo discorso, il presidente di Assolavoro si augura una proroga delle deroghe al D.L. 87 per almeno tutto il 2021.

La risposta degli addetti ai lavori è stata immediata, infatti la sottosegretaria al Lavoro, Francesca Puglisi, ha dichiarato: “L’occupazione a tempo determinato va sostenuta in quanto è la formula più tutelata tra i rapporti di lavoro flessibili, togliendo la rigidità delle causali e l’aggravio dello 0,5% su ogni rinnovo”.

Alessandro Ramazza, inoltre, si è espresso sull’importanza delle politiche attive, dichiarando: “Le politiche attive possono fare la differenza se rientrano in una cornice nazionale univoca, puntano al risultato, cioè all’ingresso o al reinserimento delle persone, prevedono una virtuosa interazione tra pubblico e privato, con una misurazione delle performance e un riconoscimento del valore anche dei servizi effettuati per favorire l’occupabilità”.

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