fbpx

Le integrazioni salariali Covid della legge di bilancio [E.Massi]

Analisi approfondita della nuova Legge di Bilancio, tutte le novità in materia di lavoro, le integrazioni salariali e gli strumenti per ripartire e attenuare l’impatto della crisi

Le integrazioni salariali Covid della legge di bilancio [E.Massi]

Con la legge di bilancio 30 dicembre 2020, n. 178, molte cose sono cambiate in materia di lavoro: si tratta, per lo più, di strumenti per ripartire (assunzioni agevolate nel settore privato e concorsi in quello pubblico), per cercare di attenuare l’impatto della crisi (accordi collettivi finalizzati a favorire l’esonero volontario del personale (ricollocazione dei lavoratori in integrazione salariale, garanzia di occupabilità dei lavoratori, contratti di espansione, ecc.), per garantire gli attuali livelli occupazionali (integrazione salariale Covid, prolungamento degli ammortizzatori nelle aree di crisi complessa e nelle imprese che cessano l’attività, nel rispetto dei principi fissati dell’art. 44 del D.L. n. 109/2018).

La riflessione che segue, nel solco di un discorso già iniziato in precedenti note, riguarda le integrazioni salariali correlate al coronavirus: esse, seguono, con alcune differenziazioni la strada già aperta da precedenti Decreti-legge.

Alfine di rendere più funzionale la lettura, credo sia opportuno tracciare le novità che emergono dalla lettura della norma, separandole da quelle che si pongono in linea di continuità con le disposizioni precedenti:

  • Campo di applicazione: le integrazioni salariali previste dai commi da 299 a 314 dell’art. 1 della legge n. 178 trovano applicazione anche in favore dei lavoratori assunti dopo il 25 marzo 2020 e in ogni caso in forza alla data del 1° gennaio 2021. In attesa degli opportuni chiarimenti dell’INPS, ritengo che il richiamo ai lavoratori assunti dopo il 25 marzo (c’è un richiamo implicito agli articoli 19, comma 8 e 22, comma 3, del D.L. n. 18/2020), tenda a superare una serie di questioni legate alle coperture economiche degli ultimi Decreti;
  • Durata massima della integrazione salariale: per la prima volta il Legislatore fa una distinzione relativa al periodo riconosciuto che è di dodici settimane a partire dal 1° gennaio 2021. Per le aziende che rientrano nel campo di applicazione della CIGO il periodo viene riconosciuto, se fruito, entro il 31 marzo, mentre per i datori di lavoro che rientrano nel campo di applicazione del FIS e della CIG in deroga, il termine finale è spostato al 30 giugno. Il perché di questa differenziazione non può che essere, a mio avviso, correlato alla disposizione che, ai commi 309, 310 e 311, sospende (con alcune eccezioni) i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo fino al 31 marzo 2021. In previsione di una uscita, magari anche dilazionata nel tempo, il Legislatore ha previsto che per le imprese che rientrano nel campo di applicazione della CIGO esistono gli ammortizzatori normali previsti dal D.L.vo n. 148/2015, che hanno tempistiche e costi diversi per le aziende e che, per molte di esse, il periodo fruibile potrebbe essere abbastanza lungo qualora si trovassero all’inizio del quinquennio mobile previsto da tale Decreto (per un numero notevole di datori di lavoro è iniziato il 24 settembre 2015 ma gli ammortizzatori COVID non rientrano nel calcolo). Diverso si presenta, invece, il discorso per quelle imprese che si avvalgono della Cassa in Deroga e del FIS (“in primis”, settore turistico, alberghi, pubblici esercizi, ristorazione, ecc.) ove le dodici settimane sono “diluite” nell’arco temporale di sei mesi. È abbastanza evidente come queste, soprattutto se la crisi pandemica non abbasserà la virulenza, non siano sufficienti. Ciò, a mio avviso, postula la necessità di un ulteriore intervento che, magari, potrebbe essere correlato ad una ripresa parziale dell’attività, in una misura percentuale da definire;
  • Integrazione salariale per gli operai agricoli: in deroga ai limiti di fruizione riferiti ad ogni singolo lavoratore ed al numero delle giornate lavorative da svolgere presso la stessa azienda (art. 8 della legge n. 457/1972), il comma 304 riconosce l’ammortizzatore CISOA per un massimo di novanta giornate da fruire tra il 1° gennaio ed il 30 giugno 2021. I termini di decadenza per la presentazione dell’istanza sono sempre gli stessi già presenti in precedenti provvedimenti (entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione di orario) e le giornate di ammortizzatore “godute” sono considerate utili al raggiungimento delle 181 giornate che qualificano l’operaio come lavoratore a tempo indeterminato;
  • Contributo addizionale: la legge n. 178 esclude il pagamento del contributo addizionale già previsto dal D.L. n. 104 e dal D.L. n. 137 per le aziende che, nel confronto tra il fatturato del primo semestre del 2019 e quello dello stesso periodo del 2020, avevano subito un calo del fino al 20% o non avevano subito cali di fatturato, con esclusione dei datori di lavoro che avevano iniziato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 o che avevano chiuso o ridotto l’attività a seguito dei provvedimenti amministrativi del Presidente del Consiglio e del Ministro della Salute emanati a partire dal 26 ottobre 2020. Nella sostanza, par di capire, che, tenuto conto della emergenza sanitaria, il Legislatore sia tornato sui suoi passi ed abbia convenuto di assicurare le integrazioni salariali gratuite a tutti li operatori, tornando ai principi contenuti nei Decreti-legge n. 18 e n. 34;
  • Esonero contributivo: I commi 306, 307 e 308 trattano la questione dell’esonero contributivo già presente, sia pure in termini diversi, nei D.L. n. 104 e n. 137. Ai datori di lavoro privati, con la sola esclusione di quelli del settore agricolo, che non fruiscono degli ammortizzatori COVID previsti dal comma 300 (dodici settimane), ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, viene riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico di cui ha già parlato l’art. 3 del D.L. n. 104, per un periodo massimo di otto settimane, da fruire entro il 31 marzo 2021, nei limiti delle ore di integrazione già fruite nei mesi di maggio e giugno scorsi, con esclusione dei premi e contributi INAIL: il tutto riparametrato ed applicato su base mensile.  Il comma 307, riferendosi ai datori di lavoro che hanno richiesto l’esoneri dai versamenti dei contributi previdenziali ex art. 12, comma 14, del D.L. n. 137 (si è ancora in attesa del “placet” di Bruxelles), possono rinunciare per la frazione di esonero richiesto e non goduto, qualora abbiano necessità di accedere ai trattamenti integrativi previsti dalla legge n. 178. Per quel che concerne le condizioni “amministrative” si dovrà, innanzitutto, attendere il “via libera” della Commissione Europea, così come previsto dal comma 308. Per il resto, credo che possano valere, da subito, una serie di spunti già contenuti nella circolare INPS n. 105/2020 e nel messaggio n. 4254/2020: in particolare quelli che, oltre al premio INAIL, considerano dovuti i c.d. “contributi minori” come ad esempio, quello al Fondo TFR presso l’INPS, quello per i Fondi previsti nella seconda parte del D.L.vo n. 148/2015, quello per i Fondi interprofessionali per la Formazione continua e quello, se dovuto, per il settore del trasporto aereo e dei servizi aeroportuali. Va, poi, ricordato che, ai fini del riconoscimento dell’esonero, i datori di lavoro devono essere in regola con gli obblighi di contribuzione previdenziale (DURC), non debbono aver violato norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro (sono quelle contenute nell’allegato al D.M. sul DURC) e debbono aver rispettato gli altri obblighi di legge e debbono rispettare gli accordi e contratti collettivi nazionali, e, se presenti, quelli territoriali ed aziendali, sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Ma cosa resta delle cose già definite nei precedenti provvedimenti? Esse sono diverse possono così sintetizzarsi:

  • Principio di “erosione”: il comma 300 ripete una prassi normativa già instauratasi con il D.L. n. 104 e con il D.L. n. 137. Si tratta della “elisione” dal pacchetto complessivo degli ammortizzatori dei periodi di “accavallamento” tra i provvedimenti integrativi. Come è noto, il D.L. n. 137 prevede sei settimane da fruire nel periodo compreso tra il 16 novembre 2020 ed il 31 gennaio 2021. Ebbene, il Legislatore afferma che i periodi di integrazione salariale precedentemente richiesti ed autorizzati ai sensi dell’art. 12 del D.L. n. 137, collocati, anche parzialmente, dopo il 1° gennaio 2021, sono imputati alle dodici settimane complessive previste dalla legge n. 178. In pratica, se un datore di lavoro ha chiesto, ad esempio, due settimane nel mese di gennaio ai sensi della normativa precedente, avrà ancora a disposizione soltanto dieci settimane del nuovo pacchetto;
  • Richiesta delle integrazioni: tutte le istanze, a pena di decadenza (comma 301) vanno presentate entro la fine del mese successivo a quello nel quale ha avuto inizio la sospensione o la riduzione di orario. In fase di prima applicazione, le istanze vanno presentate entro il 28 febbraio;
  • Pagamento diretto: qualora ne ricorrano gli estremi (comma 302) il datore di lavoro deve inviare all’INPS tutti i dati (SR 41) necessari per l’erogazione delle somme anche per il saldo entro la fine del mese successivo a quello al quale si riferisce il periodo integrativo o, se posteriore, entro trenta giorni dall’adozione del provvedimento concessorio. In sede di prima applicazione i termini sono rinviati al trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge n. 178 (31 gennaio 2021) se tale data risulta posteriore rispetto a quella sopra ricordata. La disposizione termina ricordando la responsabilità datoriale per il pagamento delle prestazioni e degli oneri connessi in presenza di un comportamento inadempiente;
  • Fondi di solidarietà bilaterali alternativi ex art. 27 del D.L.vo n. 148/2015: essi debbono garantire (comma 303) l’erogazione dell’assegno ordinario con le stesse modalità previste per gli altri ammortizzatori, per una durata massima di dodici settimane tra gennaio e giugno 2021. Le coperture economiche sono assicurate dallo Stato attraverso un importo di 900 milioni di euro che saranno ripartiti con Decreti “concertati” tra i Ministeri del Lavoro e dell’Economia.

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 337 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

Vedi tutti i post di questo autore →

Potrebbe interessarti anche

Misure per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro [E.Massi]

Quasi non bastassero gli istituti agevolativi finalizzati a favorire l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, il Legislatore, attraverso l’art. 49-bis del D.L. 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con

Il pagamento di retribuzioni e compensi tra nuovi oneri, tracciabilità e controlli ispettivi [E. Massi]

Parlando delle novità introdotte con la legge n. 205/2017, ho già avuto modo di soffermarmi sui nuovi oneri per i datori di lavoro e sugli obiettivi che il Legislatore si

Apprendistato e diritto di precedenza: la posizione del Ministero del Lavoro [E.Massi]

Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 2 del 9 agosto 2017, rispondendo ad un duplice quesito di Confcommercio, ha affrontato il tema del diritto di precedenza quale scaturisce dall’art.

0 Commenti

Non ci sono commenti al momento!

Puoi essere il primo a commentare questo post!

Lascia un commento