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Le giuste correzioni alle integrazioni salariali Covid: tutto a posto con il D.l. n. 157? [E.Massi]

Analisi approfondita degli interventi di correzione alle integrazioni salariali apportate con il D.l. n.157

Le giuste correzioni alle integrazioni salariali Covid: tutto a posto con il D.l. n. 157? [E.Massi]

La vorticosa emanazione dei decreti legge (sulle integrazioni salariali) legati alla pandemia ha, nel corso del 2020, prodotto atti normativi che hanno dato luogo a correzioni che, talvolta, sono stata apportate con una successiva disposizione, mentre in altre circostanze (dove ha potuto) è intervenuta l’INPS con i suo chiarimenti amministrativi.

Ora, se era chiaro che le integrazioni salariali  previste dal D.L. n. 137 (6 settimane nell’arco temporale compreso tra il 16 novembre 2020 ed il 31 gennaio 2021) si applicavano ai lavoratori in forza alla data del 9 novembre, rimaneva pur sempre la “scopertura” tra il 14 luglio ed il 15 novembre per i lavoratori assunti a partire da quel giorno, dopo che l’INPS, con circolare n. 115 aveva individuato il 13 luglio, come data di spartiacque, tra i vecchi ed il nuovo Decreto, per l’applicazione degli ammortizzatori previsti dal D.L. n. 104 (18 settimane, intese come 9+9). La circolare dell’Istituto, giova ricordarlo, era intervenuta per supplire ad una carenza normativa e, sul punto, aveva ottenuto l’avallo dell’Ufficio Legislativo del Ministero del Lavoro, realizzando una inversione di ruoli nelle fonti del diritto.

Come dicevo, la nuova norma (art. 13 del D.L. n. 157/2020), accolta con favore da tutti gli operatori, copre gran parte dei lavoratori esclusi dalla fruizione delle integrazioni salariali previste dal D.L. n. 194, ma la dizione adoperata “in forza alla data del 9 novembre” ne lascia fuori un certo numero e spiego il perché.

E’ il caso di quei lavoratori a tempo determinato, soprattutto ravvisabili nel mondo della ristorazione e del turismo o in quello delle pulizie, assunti a termine, ove si era puntato su una ripresa dell’attività, anche sulla scorta delle facilitazioni previste fino alla fine dell’anno dall’art. 93 del D.L. n. 34, come modificato dal D.L. n. 104, che i datori di lavoro hanno licenziato “ante tempus” o sospeso, non avendo a disposizione ferie da far  fruire, a seguito delle restrizioni susseguenti al DPCM 26 ottobre 2020 che hanno portato alla chiusura o alla riduzione di molteplici esercizi nei settori sopra nominati, ma non soltanto in essi. Ovviamente, il caso evidenziato potrebbe portare ad un contenzioso tra le parti in quanto il datore di lavoro potrebbe aver giustificato il recesso anticipato dal rapporto a tempo determinato, come causato da una impossibilità sopravvenuta a causa dell’ordine dell’autorità amministrativa (in questa ipotesi il Decreto del Presidente del Consiglio e i successivi provvedimenti del Ministro della Salute).

Questo caso, tra i tanti che si sono succeduti quest’anno, non è forse il più eclatante ma, a mio avviso, merita una correzione normativa che potrebbe avvenire o con un altro Decreto Legge o nella conversione di uno dei questi c.d. “Decreti Ristori” dei quali si sta occupando il Parlamento. Senza voler togliere il compito ai nostri rappresentanti nelle Camere si potrebbe pensare alla seguente frase da inserire nel comma 1, con la sostituzione di quella ora presente nel testo: “ I trattamenti di integrazione salariale di cui all’art. 1 del D.L. n. 104/2020 sono riconosciuti anche in favore dei lavoratori assunti entro la data di entrata in vigore del D.L. n. 149/2020” (ossia, il 9 novembre): in tal modo, sostituendo le parole “in forza alla data” con “assunti entro la data”  vi rientrerebbero anche coloro che hanno visto il proprio rapporto interrotto prima di tale data a seguito dei provvedimenti amministrativi adottati dal Governo.

C’è, poi, una seconda questione di natura burocratica, legata ai termini decadenziali: ricordo che le istanze vanno presentate entro la fine del mese successivo a quello in cui è iniziata la sospensione o la riduzione di orario. Il D.L. n. 157 ha riconosciuto ai lavoratori in forza alla data del 9 novembre la possibilità di fruire di integrazioni salariali, previste dal D.L. n. 104, anche per  mesi antecedenti. Ciò, in assenza di un preciso chiarimento, anche amministrativo, potrebbe portare ad una situazione ai limiti del paradosso: viene riconosciuto, in astratto, un diritto che però, concretamente, non può essere esercitato in quanto si è già superato il limite temporale decadenziale per la presentazione dell’istanza.

La soluzione, a mio avviso, dovrebbe pervenire dall’Istituto che, potrebbe concedere i 30 giorni dal 30 novembre, data di entrata in vigore del D.L. n. 157,  per integrare le istanze già presentate per i lavoratori prima esclusi o per presentarne di nuove con i nominativi degli stessi.

Quanto appena detto ha effetti anche sui prospetti paga già elaborati che dovrebbero essere rettificati o integrati con una modifica, ove necessario, delle stesse imputazioni relative alle assenze: come si vede, un chiarimento sollecito dell’Istituto appare più che urgente.

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 337 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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