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Il south working, un fenomeno passeggero o la giusta opportunità per il sud?

Il south working, un fenomeno passeggero o la giusta opportunità per il sud?

Il 2020 con tutte le vicissitudini del caso, è stato un anno di cambiamenti.  Durante il periodo del Lockdown l’Italia ha scoperto l’importanza del digitale e Il Sud con il south working ha l’opportunità per ripartire.

Oggi, il mondo digitale è diventato imprescindibile per tutti, studenti e lavoratori hanno scoperto quanto la tecnologia può essere utile nel quotidiano. Basti pensare che gli alunni costretti dalla pandemia a stare a casa, hanno potuto continuare il loro percorso di apprendimento comodamente da casa.

Ma un cambiamento importante è stata anche l’implementazione dello smart working o “lavoro agile”. Sia i lavoratori del settore privato sia quelli del pubblico hanno potuto, dove possibile, usufruire del lavoro da remoto.

Lo smart working è un’opportunità nata per caso che ha visto diversi cambiamenti nel mondo lavorativo, con lavoratori pienamente convinti che questo sia un passo in avanti in un settore che necessita di rivoluzioni.

Lo smart working ha portato numerosi benefici anche al Sud del BelPaese, in quanto diverse persone sono rientrate nel loro paese di origine e questo ha favorito una piccola ripartenza anche dell’economia del Mezzogiorno.

La domanda che tutti adesso si pongono è: il “South Working”, chiamato anche così il lavoro da remoto svolto nelle regioni del Sud dell’Italia, sarà un fenomeno passeggero o sarà la giusta opportunità per far ripartire anche il Meridione?

Una domanda non facile da rispondere, in quanto ad oggi l’Italia non sembra in grado di sostenere in toto questo tipo di implementazione.

L’idea del south working è quella di favorire il rientro di lavoratori, desiderosi di lavorare in un posto diverso da quello dove ubicata la sede dell’ufficio e allo stesso tempo agevolare la ripartenza economica e sociale delle Mezzogiorno.

Secondo alcuni studi, condotti da esperti in materia economica, il lavoro in smart working aumenta la produttività dal 15% al 20%. Letta così questa analisi, non sussistono motivi per fermare la rivoluzione di questo nuovo modo di lavorare, ed è facile affermare che il south working debba essere un fenomeno duraturo, ma come per ogni cambiamento ci sono degli ostacoli da superare.

I problemi strutturali italiani

Il South working rappresenta sicuramente un’occasione unica per il Sud per una svolta radicale, ma allo stesso tempo questo nuovo mondo di lavoro agile, ha messo a nudo tutte le differenze presenti in materia di infrastrutture in Italia.

L’Italia del digitale risulta letteralmente spaccata in due, da una parte le regioni settentrionali che su internet navigano a velocità simili alle grandi metropoli europee e dall’altra parte regioni meridionali come la Sicilia che solo il 75% delle famiglie possiede una linea veloce al pari di nazioni come la Bulgaria.

Mario Mantovani, Presidente di ManagerItalia, afferma “questa nuova modalità favorirà la redistribuzione delle risorse sul territorio e contribuirà nel lungo periodo a raggiungere una migliore conciliazione fra qualità della vita e lavoro. Allo stesso tempo servono strumenti sul territorio efficienti che si possono ottenere solo con ingenti investimenti”.

Qui per l’intervista completa. 

Ricapitolando, se da un lato il South working risulta essere l’occasione giusta per far ripartire l’Italia, specialmente le regioni del Meridione, il lavoro da fare è ancora lungo ma la strada per il cambiamento sembra tracciata.

Per ulteriori approfondimenti sul tema smart working, sul nostro sito puoi ritrovare tutte le informazioni necessarie per essere al passo con i cambiamenti.

 

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