Dimissioni in bianco: in arrivo i moduli prenumerati

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Al vaglio di Montecitorio una modifica della legislazione, che imporrebbe l’uso di speciali moduli numerati progressivamente per le dimissioni dei dipendenti da tutte le forme di contratti di lavoro subordinato, a pena di nullità.

L’intento è soprattutto quello di contrastare il fenomeno delle “dimissioni in bianco” che, come rilevato nel corso dei lavori alla Camera, riguarda soprattutto il lavoro femminile. Capita spesso che insieme al contratto di assunzione venga fatta firmare una lettera di dimissioni. Le cosiddette dimissioni in bianco, in “bianco” perché non viene riportata la data. Quella lettera verrà compilata con la data dall’impresa quando quella persona, quasi sempre una ragazza ma non solo, non sarà più desiderabile per l’azienda: magari perché è incinta, perché si sta per sposare, nel corso di una lunga malattia o perché ha delle opinioni non gradite.

Le dimissioni in bianco, rappresentano una pratica di ricatto che pende sulla testa delle persone e le condiziona mentre lavorano, non solo al momento dell’assunzione.

Il progetto di legge giunto in discussione in assemblea della Camera, in un testo unificato, è stato prodotto dalla commissione Lavoro, in base a due iniziative legislative avanzate da Nichi Vendola (Sel) e Teresa Bellanova (Pd).

L’impianto del provvedimento è semplice. Prevede che le dimissioni dei lavoratori subordinati, con qualsiasi forma contrattuale, possano essere comunicate al datore di lavoro esclusivamente attraverso la compilazione di specifici moduli, distribuiti dagli uffici del lavoro e numerati progressivamente. In tal modo, sarebbe scongiurata la pratica dei datori di lavoro di pretendere la consegna da parte del lavoratore, contestualmente all’assunzione, di una lettera di dimissioni senza data, attraverso la quale potere rescindere in qualsiasi momento il contratto di lavoro, semplicemente datando la lettera preconsegnata.

L’ordine dei Consulenti del lavoro ha mostrato qualche perplessità in merito alla procedura. In sostanza, si complicano ulteriormente le procedure operative in caso di interruzione del rapporto di lavoro; situazione che è esattamente in controtendenza rispetto alle annunciate semplificazioni in materia di lavoro.

Il Governo non è contrario, ma attende la valutazione degli eventuali costi per lo Stato del provvedimento stesso come chiesto dalla commissione Bilancio.

E’ importante ricordare che già nel 2007 durante il governo Prodi fu emanata una proposta di legge per contrastate il fenomeno delle dimissioni in bianco ma mentre viene definito il regolamento applicativo cade il governo Prodi e si insedia il governo Berlusconi e la L.188/2007 viene abolita nel corso dello stesso anno di emanazione (2008) tramite il D.L.112/2008. A partire dal 25 giugno 2008 non è più necessario adempiere alla procedura informatica per presentare la lettera di dimissioni. Per le dimissioni del lavoratore si torna, pertanto, alle precedenti procedure di comunicazione cartacea.

Un movimento di donne molto ampio promosso dal comitato “188 per la 188” negli anni ha cercato di riconquistare questa norma di civiltà ed eliminare questo ricatto che pesa soprattutto sulle giovani donne madri. La legge Fornero (L.92/2012) dopo enormi pressioni, dentro e fuori il parlamento, rinomina il problema reintroducendo l’obbligo di “certificazione” o meglio di convalida delle dimissioni (e della risoluzione consensuale del rapporto) ma dà una soluzione inapplicabile.

Concludo con il commento di Titti Di Salvo, deputata SEL: “approvare questa legge vuol dire restituire alle persone, alle donne, ai giovani e alle ragazze un diritto di civiltà che è stato vergognosamente cancellato”. E ci auguriamo proprio che venga fatto.

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Marialuisa Santoro
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