Decreto di Agosto: le nuove integrazioni salariali [E.Massi]

Una breve riflessione sulle integrazioni salariali post Covid-19 alla luce del nuovo Decreto Agosto approvato dal Consiglio dei Ministri

Decreto di Agosto: le nuove integrazioni salariali [E.Massi]

Il provvedimento governativo che passa sotto il nome di Decreto di Agosto è stato appena approvato da Consiglio dei Ministri, con la formula, ormai rituale, “salvo intese tecniche”: il testo finale non è ancora conosciuto e, probabilmente, la stessa pubblicazione in Gazzetta Ufficiale tarderà di alcuni giorni. Di conseguenza, la riflessione che segue sulle integrazioni salariali viene effettuata sulla “bozza” conosciuta del 7 agosto 2020 (data di riunione del Consiglio dei Ministri).

Nel corso di questa breve riflessione, mi soffermerò sulle integrazioni salariali COVID-19, quali scaturiscono dal testo in esame e che cercano di affrontare quella che, si spera, sia la fase finale della crisi pandemica.

 

CIGO, FIS e Cassa in deroga: le ultime novità

Ma, andiamo con ordine cercando di capire cosa il Governo intende fare su tale argomento

Con l’art. 1, vengono concessi per sospensioni o riduzioni di orario riconducibili alla pandemia, ammortizzatori sociali da fruire attraverso la CIGO, il FIS o la Cassa in deroga, per una durata massima di nove settimane, incrementabili di altre nove nel rispetto di alcune condizioni sulle quali mi soffermerò tra un attimo. Le settimane complessive sono, quindi, diciotto e rappresentano la durata massima: esse debbono essere collocate nel periodo compreso tra il 13 luglio ed il 31 dicembre p.v. . I periodi già richiesti ed autorizzati ex D.L. n. 18, collocati, parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio sono imputati, ove autorizzati, alla prime nove settimane. La formulazione della disposizione, potrebbe penalizzare quei datori di lavoro che, facendo un uso oculato dell’ammortizzatore, hanno “scaglionato”, anche con esame congiunto od accordo con le organizzazioni sindacali, il precedente periodo (9 settimane, oltre alle cinque ed alle quattro successive da fruire entro il 31 agosto) e che si vedono “tagliare”, parzialmente, rispetto ad altre aziende, il periodo di fruizione complessivo.

Ma, come detto, la grossa novità riguarda la fruizione delle ulteriori nove settimane (il periodo complessivo di diciotto non consente di arrivare al 31 dicembre), per cui, se non ci saranno novità successive, in caso di necessità, le imprese che possono chiedere, in via ordinaria, la CIGO o il FIS, dovranno rivolgersi a tali ammortizzatori, seguendo le indicazioni fornite dal D.L.vo n. 148/2015.

Le nove settimane ulteriori postulano che il periodo precedente sia stato completamente autorizzato e  che sia decorso il periodo autorizzato. Tuttavia, a determinate condizioni, l’ammortizzatore COVID-19, gratuito per tutto il periodo precedente, potrà subire un costo sotto forma di contributo addizionale che scaturisce per i datori di lavoro dal raffronto tra il fatturato  aziendale del primo semestre 2019 e quello dei primi sei mesi del 2020:

  • Esso sarà pari al 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore non prestate durante la sospensione o la riduzione di orario, se nella comparazione il fatturato si è ridotto meno del 20%;
  • Esso è pari al 18% della retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di sospensione o di integrazione salariale, per le aziende che non hanno subito cali di fatturato;
  • Non è dovuto alcun contributo addizionale se la riduzione del fatturato, nel periodo sopra considerato, è pari o superiore al 20%;
  • Le imprese che hanno iniziato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 non debbono versare alcun contributo addizionale.

L’iter procedimentale richiede, per la fruizione delle ulteriori nove settimane, una autocertificazione ex art. 47 del DPR n. 445/2000, con l’indicazione dell’eventuale riduzione di fatturato. In base a quest’ultima l’INPS individua l’aliquota del contributo addizionale che va versato a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale. La mancanza dell’autocertificazione facoltizza l’Istituto ad applicare l’aliquota massima, ferme restando le necessarie verifiche su quanto dichiarato, che saranno effettuate sia dall’Istituto che dall’Agenzia delle Entrate sulla base di dati  ed elementi di valutazione che potranno scambiarsi. Sicuramente, l’Istituto fornirà, a breve, le proprie indicazioni operative sull’argomento che rappresenta una assoluta novità.

Quanto appena detto necessita di alcune considerazioni.

La prima riguarda la stessa formulazione della integrazione salariale: la gratuità assoluta dell’intervento, tutto a carico dello Stato, che si è riscontrata in passato, si ha, unicamente, per le prime nove settimane: per le successive, entra in ballo il fatturato (sia pure autocertificato) che è soggetto a specifici controlli, qualora il datore di lavoro non proceda al pagamento del contributo addizionale, se dovuto. Quest’ultimo appare particolarmente esoso, sol che si pensi che l’aliquota del 9% si applica nella CIGO ordinaria, nella CIGS e nei contratti di solidarietà a partire dal secondo anno di fruizione all’interno del quinquennio mobile e che quella del 18% è ben superiore a quella del 15% che scatta a partire dal terzo anno di “godimento” degli ammortizzatori (art. 5 del D.L.vo n. 148/2015). Un analogo discorso può farsi per le aziende che fruiscono del FIS ove il contributo addizionale è pari al 4% della retribuzione persa dai dipendenti (art. 29 del D.L.vo n. 148/2015): mi chiedo se per costoro (ovviamente, le condizioni sono diverse) non sarebbe più opportuno, sotto l’aspetto dei costi, in caso di necessità, attivare la CIGO ordinaria (art. 11) o l’assegno ordinario del FIS (art. 31).

Con i commi successivi (commi 4 e 5) l’Esecutivo si preoccupa di ribadire i termini e le decadenze per la presentazione delle istanze: le domande vanno presentate entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione di orario. In sede di prima applicazione, il termine finale è il 30 settembre, atteso che la norma stabilisce che è fissato entro la fine del mese successivo a quello di entrata in vigore del Decreto Legge (ossia, agosto). In tale quadro normativo rientrano anche i termini legati al pagamento diretto delle prestazioni (cosa che riguarda, principalmente, la Cassa in deroga con l’eccezione delle imprese multilocalizzate ove la regola normale è l’anticipo da parte dell’azienda con successivo conguaglio sui contributi previdenziali): il datore di lavoro deve inviare all’Istituto tutti i dati necessari per il pagamento ed il saldo (modello “sr41”) entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo integrativo o, se posteriore, entro trenta giorni dall’adozione del provvedimento di concessione. Anche qui, viene in aiuto una disposizione che vale, unicamente, per la prima volta: i termini sono spostati al trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore del Decreto Legge, se tale data risulta essere posteriore rispetto a quella appena sopra riportata. Il mancato rispetto dei termini, comporta decadenza ed il pagamento e gli oneri conseguenti ricadono sul datore di lavoro inadempiente.

Con una norma “ad hoc” (comma 6) il Governo si rivolge anche ai Fondi bilaterali alternativi, costituiti ex art. 27 del D.L.vo n. 148/2015 (ad esempio, quello degli artigiani o quello dei lavoratori somministrati) che debbono garantire l’erogazione dell’assegno ordinario seguendo le regole fissate per la CIGO, il FIS e la Cassa in deroga. A tal proposito, vengono previsti finanziamenti che, a regime, saranno trasferiti agli stessi attraverso uno o più decreti “concertati” tra i Ministri del Lavoro e dell’Economia.

 

Cisoa: l’integrazione salariale per gli operai agricoli a tempo indeterminato

Anche la Cassa integrazione per gli operai agricoli dovuta alla causale COVID-19 è oggetto di attenzione (comma 7) dopo che, prima in via amministrativa (v. circolare INPS n. 47/2020) e, poi, in via normativa (art. 19, comma 3-bis, del D.L. n. 18) era entrata tra gli ammortizzatori speciali correlati al coronavirus: in deroga ai limiti di fruizione riferiti al singolo lavoratore (e non all’unità produttiva come avviene per le altre forme di integrazione salariale) ed al numero delle giornate da svolgere presso la stessa azienda (almeno 181 ), vengono riconosciuti altri 90 giorni (tetto massimo) da fruire nell’arco temporale compreso tra il 13 luglio al 31 dicembre 2020. Anche in questo caso, la disposizione ripete, sostanzialmente, quanto già affermato per gli altri ammortizzatori: i periodi già richiesti ed autorizzati dal Direttore della sede INPS,  per periodi successivi al 12 luglio, vengono “inglobati” nei 90 giorni sopra citati e, in fase di prima applicazione, il termine di decadenza correlato alla istanza viene fissato al 30 settembre. Tutte le giornate di integrazione COVID-19 fruite ai sensi dell’art. 19, comma 3-bis, e della disposizione che sto commentando, sono utili al raggiungimento delle 181 giornate, superate le quali, il lavoratore agricolo diviene a tempo indeterminato.

Con due commi successivi  (8 e 9), che riguardano la totalità degli ammortizzatori, si stabilisce che:

  • I termini decadenziali di invio delle istanze di accesso ai trattamenti e di trasmissione dei dati necessari per il pagamento ed il saldo, differiti a seguito delle susseguirsi delle disposizioni normative, sono fatti salvi fino alla data di entrata in vigore del Decreto Legge;
  • I termini di invio delle istanze di accesso ai trattamenti di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo che si collocano entro il 31 agosto, sono differiti al 30 settembre 2020.

L’articolo sulle integrazioni salariali COVID-19 termina (comma 10)  con l’indicazione delle coperture economiche: 8.345,6 milioni di euro complessivi, suddivisi tra i vari ammortizzatori: l’INPS, come al solito, provvede al monitoraggio e, in caso di raggiungimento, anche in via prospettica, del tetto massimo, non prende in considerazione le istanze ulteriori.

Esonero dal versamento dei contributi previdenziali per le imprese che non richiedono interventi integrativi

Con l’art. 3, viene introdotta, in via eccezionale, comunque soggetta all’autorizzazione della Commissione Europea, ex art. 108, paragrafo 3, del Trattato, una agevolazione contributiva, per un massimo di quattro mesi, da fruire entro il prossimo 31 dicembre, in favore delle imprese che non richiedano ulteriori trattamenti integrativi per il coronavirus, pur avendo usufruito nei mesi di maggio e giugno degli ammortizzatori sociali COVID-19.

La disposizione che vado, brevemente, a commentare non è immediatamente operativa, in quanto come detto, occorre attendere l’autorizzazione di Bruxelles, oltrechè le indicazioni dell’INPS che, presumibilmente, faranno seguito all’atto concessorio europeo.

Fatta questa breve premessa indico i punti essenziali propedeutici al beneficio:

  • Destinatari del beneficio: sono tutti i datori di lavoro privati, imprenditori e non imprenditori, anche a capitale pubblico, con esclusione di quelli del settore agricolo, che hanno fruito tra maggio e giugno di integrazioni salariali COVID-19, attraverso, la CIGO, il FIS, la Cassa in deroga, i Fondi bilaterali alternativi e quelli dei Fondi delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Quelli del settore agricolo, sia che abbiano utilizzato la CISOA che la Cassa in deroga, sono esclusi, probabilmente, per la peculiarità della contribuzione agricola. L’esonero può essere riconosciuto anche ai datori di lavoro che hanno richiesto, ai sensi del D.L. n. 18, periodi integrativi anche parzialmente, successivi al 12 luglio;
  • Valore del beneficio: ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, l’esonero quadrimestrale dal pagamento dei contributi previdenziali, è pari, sulla quota a carico di ciascun datore, al doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei mesi di maggio e giugno, con esclusione dei premi e contributi INAIL (e, immagino, della cd. “contribuzione minore”, come precisato dall’INPS, in analoghe situazioni), riparametrato ed applicato su base mensile. La circolare dell’INPS, sul punto, appare oltre modo necessaria, sia per le questioni operative legate al calcolo, che per le spiegazioni relative all’ammontare complessivo;
  • Divieto di licenziamento: il punto 2 del comma 1 ricorda che il datore di lavoro che abbia beneficiato della riduzione contributiva è sottoposto ai divieti di licenziamento per giustificato motivo oggettivo previsti dall’art. 13, Ciò significa che la sospensione dei recessi si protrae a tutto il 2020, con la eccezione dei c.d. “licenziamenti non oppositivi” a seguito di accordi stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, con il riconoscimento di incentivi, limitatamente ai dipendenti che intendono aderire all’accordo ai quali viene, comunque, garantita, se necessario, la NASPI: ovviamente, è questo il caso delle riduzioni concordate nei contratti di solidarietà difensivi (D.M. n. 94033/2016), della c.d “isopensione” (art. 4, commi da 1 a 7-ter della legge n. 92/2012), della procedura di ricollocazione ex art 24-bis del D.L.vo n. 148/2015. Anche altre ipotesi, tuttavia, possono essere escluse, pur restando all’interno del giustificato motivo oggettivo: è il caso del cambio di appalto, qualora l’assunzione da parte dell’impresa subentrante sia prevista da una norma di legge (ad esempio, l’art. 50 del c.d. “codice degli appalti pubblici”), di contratto collettivo (ad esempio, l’art. 4 del CCNL multiservizi) o di clausola inserita nel bando o nel contratto di appalto;
  • Conseguenze della violazione del divieto di licenziamento: il punto 3 dispone, chiaramente, che la violazione comporta la revoca dell’esonero contributivo e l’impossibilità di presentare istanza di integrazione salariale per COVID-19. La violazione del divieto, con le conseguenze previste dalla norma, fa sì che essa si concretizzi con il mero atto unilaterale del datore di lavoro, non fungendo da esimente che il lavoratore abbia, esplicitamente o implicitamente, accettato il recesso e non abbia presentato ricorso in Tribunale. In tale quadro operativo appare opportuno (anche perché, “in ballo” ci sono agevolazioni pubbliche) che gli organi di vigilanza, “in  primis”, ma non solo, quelli dell’Ispettorato territoriale del Lavoro, nella loro ordinaria attività, verifichino tale circostanza e, se del caso, segnalino all’Istituto l’inottemperanza del datore di lavoro;
  • L’esonero contributivo, afferma il punto 4, è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previste dalla normativa vigente, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta. Sarà l’INPS a dettare le regole comportamentali su tale ultimo argomento, non dimenticando che se il cumulo riguarda altri incentivi che hanno regole speciali, occorrerà per questi ultimi seguire le regole che li riguardano (ad esempio, “de minimis” ed incremento occupazionale per gli “over 50”, o “IO LAVORO”, previsto da due Decreti Direttoriali dell’ANPAL emanati quest’anno, che ancora attendono chiarimenti amministrativi da parte dell’INPS.

Le integrazioni salariali dei lavoratori iscritti al Fondo pensione sportivi professionisti

Con l’art. 2 è stato inserito nell’art. 22 del D.L. n. 18, dopo il comma 1, il comma 1-bis, che riconosce ai lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti e che hanno percepito nello scorso anno retribuzioni lorde non superiori a 50.000 euro (le retribuzioni sono dichiarate dal datore di lavoro), un trattamento di integrazione salariale per un numero complessivo di nove settimane (tredici per la Lombardia, il Veneto e l’Emilia – Romagna). Le istanze, che sono per la Cassa in deroga e che vanno presentate da ogni singola associazione sportiva, vanno presentate all’INPS che dovrà indicare le modalità operative. Le domande già presentate alle Regioni ed alle Province Autonome sono considerate valide: tali Enti provvedono ad autorizzarle nei limiti delle risorse assegnate.

L’INPS e le Federazioni sportive possono scambiarsi tutti i dati necessari, attraverso specifiche convenzioni, finalizzati ad individuare, la retribuzione, i periodi e gli importi il tutto entro limiti di spesa pari a 21,1, milioni di euro per il 2020.

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 320 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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4 Commenti

  1. SilviaB
    Settembre 18, 08:19 Reply

    Salve dott Massi, una domanda: la nostra azienda ha richiesto e fruito interamente delle 18 settimane di Cig Covid fino al 22 luglio scorso.
    L ultima settimana fruita (13-21/7) ricade nelle nuove settimane?
    Grazie

  2. Fabio
    Agosto 22, 11:51 Reply

    Dr. Massi buongiorno. Nel testo dell’art. 1 del D.L. 104 del 14 agosto 2020 non vedo alcun riferimento all’obbligo di informativa sindacale e consultazione con le OO.SS. per la richiesta delle 18 settimane di integrazione salariale per emergenza Covid.
    A suo avviso sussiste ancora l’obbligo di informativa ed eventuale consultazione sindacale?
    Grazie e cordiali saluti.

  3. Sindacale
    Agosto 21, 16:09 Reply

    Buonasera Dott. Massi,
    ci chiedevamo se, quando il D.L. fa riferimento ai periodi dal 13.7.20 in poi, già richiesti ed autorizzati ai sensi del D.L. 18/20 (visto che non si fa riferimento alla conversione in Legge), esclude i periodi introdotti dal D.L. 34/20 (Rilancio)? Quindi noi potremmo richiedere, come previsto da tale norma, le ultime 4 settimane di FIS-COVID per il periodo settembre-ottobre 2020 o tale dotazione risulta ad oggi comunque riassorbita dalle 9+9 del D.L. agosto anche se non ancora richiesta?
    Il riferimento a periodi “già richiesti ed autorizzati” ci dà la possibilità di utilizzare le settimane previste dal D.L. Rilancio per le quali non sono ancora state presentate richieste all’INPS? Volendo potremmo utilizzare quelle e slittare in avanti le prime 9 settimane del Decreto Agosto, evitando forse di utilizzare le ulteriori soggette a contribuzione aggiuntiva.
    Ringraziandola anticipatamente, le porgiamo i più cordiali saluti

    • Eufranio Massi
      Settembre 03, 12:42 Reply

      Premetto che occorre aspettare la circolare INPS esplicativa anche se il messaggio n. 3131 del 21 agosto anticipa le linee di interpretazione.
      Detto questo dal dettato normativo e dal messaggio che ho appena citato si evince che non ha più senso parlare delle settimane previste dai precedenti decreti legge. Oggi, le settimane da autorizzare sono 18 e partono dal 13 luglio. Se una parte sono state richieste per un periodo successivo per effetto delle disposizioni precedenti esse vengono “in automatico” richiamate all’interno delle,prime nove settimane delle diciotto complessive.
      Dott. Eufranio Massi

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