Appalto di Servizi, quanto mi costi realmente !

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Senza organizzazione e rischio di impresa dell’appaltatore scatta la condanna penale per l’imprenditore che si avvale delle prestazioni lavorative.
In assenza di organizzazione autonoma e rischio di impresa l’appalto di servizi configura un’ipotesi di illecita somministrazione di lavoro e come tale va sanzionato. È quanto emerge da una recente Sentenza della Corte di Cassazione, la n. 7070 del 13.02.2013, con la quale la III sezione penale della Suprema Corte ha avuto modo di ribadire un orientamento in realtà mai abbandonato né contraddetto, secondo il quale “in tema di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro, la distinzione tra contratto di appalto e quello di somministrazione di manodopera va operata non soltanto con riferimento alla proprietà dei fattori di produzione ma altresì alla verifica della reale organizzazione dei mezzi e dell’assunzione effettiva del rischio d’impresa, in assenza dei quali si configura una mera fornitura di prestazione lavorativa che, se effettuata da soggetti non autorizzati, configura il reato di cui all’art. 18 del D. Lgs. 10 settembre 2003 n. 276”. I giudici di Piazza Cavour hanno, così, confermato la responsabilità penale a carico di un imprenditore di Udine che aveva utilizzato due lavoratori tra il 2004 e il 2008, in base a due contratti di appalto, per lo svolgimento dell’attività di revisione motori, cambi e differenziali. Fondamentale per  la condanna il fatto che la società appaltatricenon ha mai esercitato alcun potere direttivo o organizzativo in ordine all’espletamento delle mansioni, né aveva assunto alcun rischio di impresa o apprestato alcuna reale organizzazione di mezzi per l’esecuzione dei lavori affidati in appalto”. A nulla serve il dato meramente formale dell’esistenza di un contratto di appalto. La delega del potere di direzione e controllo dei lavoratori è fattispecie tipica ed esclusiva della somministrazione di manodopera, attività che può essere esercitata soltanto dalle Agenzie per il Lavoro regolarmente autorizzate dal Ministero del Lavoro ed iscritte nell’apposito albo. Non essendo tale la ditta appaltatrice, la Cassazione ha riconosciuto integrata la fattispecie di reato di cui all’art. 18 comma 2 del D. lgs. 276/03, in base al quale “nei confronti dell’utilizzatore che ricorra alla somministrazione di prestatori di lavoro da parte di soggettidiversi dalle Agenzie per il Lavoro autorizzatesi applica la pena dell’ammenda di euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione”. Nella vicenda esaminata l’ammenda di 50 euro va moltiplicata per 924 giornate e per due soli dipendenti (totale 92.400,00 euro!). La vicenda esaminata conferma che gli imprenditori devono porre la massima attenzione nella scelta del partner a cui affidarsi per il reperimento di manodopera. Quello descritto, infatti, è un caso assolutamente ricorrente, che si può riscontrare quotidianamente in migliaia di aziende italiane: l’esternalizzazione di attività non strettamente core. Nel caso di specie si trattava della revisione di pezzi, ma ben poteva trattarsi dell’attività di controllo qualità, di esecuzione di semilavorazioni, di attività di rifinitura e tante altre attività che normalmente vengono esternalizzate. In tutti questi casi, oramai, il vero discrimine tra appalto di servizi genuino e somministrazione illecita va ricercato prevalentemente nell’esercizio del potere di direzione e controllo, o meglio in chi esercita concretamente tale potere: se a dare gli ordini ai lavoratori è il personale dipendente dell’azienda appaltante, allora sarà molto difficile uscire dalla fattispecie di reato prevista per la somministrazione non autorizzata; se i lavoratori, invece, davvero svolgono la propria opera sotto la direzione e il controllo di personale dipendente dell’appaltatore, allora si tratta di appalto genuino di servizi, sempre che ci sia pure un minimo di organizzazione di mezzi e la conseguente assunzione del rischio di impresa. Diviene allora indispensabile per l’imprenditore, prima di decidere la tipologia di servizio di cui ha realmente bisogno, riflettere attentamente sul se egli necessita di lavoratori da dirigere e controllare direttamente o se può, invece, veramente affidare la direzione e il controllo delle attività lavorative interamente a un soggetto terzo. Si tratta di un elemento assolutamente da non sottovalutare atteso che, come abbiamo visto, se l’appalto di servizi può talvolta prima facie prospettare un risparmio economico, esso rischia poi di trasformarsi in una debacle finanziaria di cui risponde l’imprenditore in prima persona. Ed infatti, proprio perché la condanna penale è personale, anche la responsabilità patrimoniale che l’accompagna non sarà riferita al capitale sociale ma a quello personale dell’imprenditore. Quello esaminato può dirsi oramai un orientamento consolidato della Giurisprudenza che, affermato già con la Sentenza n. 3714 del 2004, ha trovato conferma in numerose altre pronunce (tra le tante Cass. N. 861/2005) e non ha mai conosciuto smentita. Ne consegue che nella comparazione economica, che pure spesso viene effettuata, tra appalto di servizi e somministrazione di manodopera non si può non tenere in debito conto il livello di rischio, spesso estremo, che molte volte accompagna la prima tipologia contrattuale.

Avv. Luca Peluso.

Sull' autore

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Avvocato Giuslavorista socio AGI (Avvocati Giuslavoristi Italiani). Consegue la laurea con lode in Giurisprudenza nell’anno 2001. Specializzato nell’individuazione di soluzioni idonee a garantire la giusta flessibilità in azienda, collabora con prestigiosi studi professionali fornendo prevalentemente attività di consulenza.

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1 Commento

  1. Humberto Uzelac
    aprile 01, 20:06 Reply

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