Ammortizzatori Covid: il messaggio Inps sui termini, le decadenze e le anticipazioni [E.Massi]

Con il messaggio n. 2489, l’Inps, ha rilasciato le funzionalità operative per la CIG in deroga e l’anticipazione dei trattamenti richiesti dal datore di lavoro

Ammortizzatori Covid: il messaggio Inps sui termini, le decadenze e le anticipazioni [E.Massi]

Le disposizioni, i chiarimenti e le interpretazioni che mutano “ad ogni piè sospinto” sono una caratteristica di tutta la normativa di emergenza legata alle misure di sostegno del reddito correlate alla crisi pandemica che sta attraversando il nostro Paese e che ha portato, nel periodo compreso tra marzo e maggio, alla sospensione, pressoché totale, delle attività.  In tale quadro si inserisce il messaggio n. 2489 emanato dall’INPS nella serata del 17 giugno con il quale sono state anticipate misure operative relative alla gestione delle istruttorie concernenti le domande riguardanti tutti gli ammortizzatori Covid-19 alla luce anche del D.L. 16 giugno 2020, n. 52, pubblicato in Gazzetta Ufficiale mentre è agli inizi dell’esame parlamentare il D.L. n. 34.

Con il messaggio l’Istituto, dopo aver sottolineato che nelle indicazioni si tiene conto anche dell’ultimo Decreto Legge, afferma che dal 18 giugno sono state rilasciate le funzionalità operative riguardanti la nuova domanda per la CIG in deroga, l’anticipazione dei trattamenti richiesti dal datore di lavoro riferiti al pagamento diretto di una quota pari al 40% ella erogazione economica complessiva e la nuova versione della procedura “Nuova gestione dell’istruttoria per domande CIGO”. I contenuti in esso riportati anticipano quello che, su tali argomenti, diranno le prossime circolari la cui emanazione è data per imminente.

I chiarimenti forniti dall’Istituto iniziano parlando della durata complessiva dei trattamenti integrativi con causale COVID-19 alla luce delle novità introdotte con il D.L. n. 52/2020, il quale ha differito i termini finali anche della procedura di emersione dal nero in agricoltura e nelle attività correlate, nonché nei servizi per la famiglia e l’assistenza alla persona (15 agosto) e quelli per la presentazione delle istanze per il reddito di emergenza (31 luglio). Probabilmente, il predetto Decreto Legge sarà destinato a decadere, atteso che i suoi contenuti saranno inseriti nella legge di conversione del D.L. n. 34 che, come detto, è ora all’esame del Parlamento e la cui scadenza è fissata al 18 luglio.

La prima questione sulla quale fissare l’attenzione riguarda le modalità di godimento della integrazione salariale COVID-19, riferita sia alla CIGO che al FIS: il messaggio ricorda che:

  • I datori di lavoro interessati debbono fruire, nel periodo compreso tra il 23 febbraio ed il 31 agosto 200 le nove settimane originarie alle quali si aggiungono le cinque da fruire sempre entro la data massima di riferimento. Ricordo che il computo delle settimane va fatto seguendo le modalità previste dalla circolare INPS n. 58/2009 riferite all’unità produttiva ed alla dislocazione oraria su cinque o sei giorni. Nelle imprese che lavorano su sette giorni, nulla di ufficiale ha detto, in passato, l’Istituto ma si ha motivo di ritenere che le ore integrabili dei lavoratori alla domenica possano essere riportate nel giorno settimanale di riposo degli stessi;
  • I datori di lavoro che hanno, in tale periodo, esaurito completamente il “plafond” complessivo, possono fruire delle ulteriori quattro settimane anche in un periodo antecedente la data del 1° settembre: per costoro viene meno il “blocco originario”, fissato dal D.L. n. 34, che ne prevedeva il godimento unicamente nel periodo compreso tra tale data ed il 31 ottobre, con la sola eccezione che riguardava i datori di lavoro dei settori del turismo, delle fiere e dei congressi, degli spettacoli dal vivo e delle sale cinematografiche.

Il chiarimento impone due riflessioni.

La prima riguarda “il perché” di questa modifica contenuta nell’art. 1 del D.L. n. 52. L’Esecutivo, togliendo “il blocco” per i datori di lavoro che hanno già raggiunto il tetto delle quattordici settimane e che perdurano nello stato di crisi, ha voluto fornire una copertura in favore di quei lavoratori che non possono essere licenziati per giustificato motivo oggettivo stante il divieto imposto dall’art. 46  del D.L. n. 18, fino al prossimo 17 agosto: divieto che ha una portata onnicomprensiva e che riguarda anche i datori di lavoro che intendono cessare l’attività riconsegnando la licenza di esercizio e che hanno limiti dimensionali molto piccoli. Sul tema, il messaggio INPS n. 2269 del 1° giugno u.s., ha aperto uno spiraglio in relazione alla fruizione della NASPI da parte del lavoratore ingiustamente licenziato in tale periodo, riconoscendo il suo diritto al godimento a fronte di un recesso la cui illegittimità deve essere accertata, in caso di ricorso giudiziale, dal magistrato. L’indennità di disoccupazione viene riconosciuta ma se il rapporto, per effetto di una sentenza o di un accordo extra giudiziale dovesse essere ricostituito con il riconoscimento delle mensilità perdute, l’Istituto si riserva di chiedere la ripetizione delle somme corrisposte. Va, peraltro, precisato che la fruizione delle ulteriori quattro settimane prima del mese di settembre soddisfa gran parte (ma non tutte) le aziende che si trovano in difficoltà anche perché chi dovesse aver iniziato la sospensione alla data del 23 febbraio non avrebbe, con le diciotto settimane complessive, la “copertura” fino al 17 agosto.

La seconda concerne il periodo massimo di fruizione pari a diciotto settimane: questo limite è ripetuto, più volte, nel messaggio n. 2489, ma credo che sia fatto salvo quanto già affermato dal comma 10-bis dell’art. 19 del D.L. n. 18 emanato per le ex zone rosse delle Regioni coinvolte nella prima fase della pandemia che prevedono fino ad un massimo di ulteriori tre mesi.

Le aziende che sono in procinto di chiedere un ulteriore periodo di integrazione salariale CIGO o di assegno ordinario attraverso il FIS possono accedere sia ai trattamenti residuali che a quelli complessivi fino ad un massimo di quattordici settimane con l’invio di una sola domanda. Da un punto di vista procedurale ciò significa anche che la c.d. “fase sindacale” da svolgere, in via telematica, con tempi accelerati, si fa una sola volta.  Successivamente, fruito l’intero periodo, sarà possibile presentare una nuova istanza per le quattro settimane successive, anche se il “godimento” inizia prima dell’1° settembre.

Un’altra questione che aveva suscitato perplessità da parte degli “addetti ai lavori” e dei lavoratori era rappresentata dal fatto che gli assegni familiari non erano riconosciuti in favore dei dipendenti che fruivano dell’assegno ordinario del FIS. Tale “ferita” è stata “suturata” dal D.L. n. 34 e il messaggio INPS n. 2489 ha affermato che il riconoscimento concerne non solo l’assegno ordinario del FIS ma anche quello dei Fondi di solidarietà bilaterali ex D.L.vo n. 148/2015 e che lo stesso decorre dal 23 febbraio u.s.: la cosa appare ovvia, atteso che la modifica legislativa avvenuta con il D.L. n. 34 è inserita all’interno dell’art. 19 del D.L. n. 18.

L’art. 1 del D.L. n. 52 è, poi, particolarmente importante perché inserisce nella procedura relativa alle domande per la CIGO, il FIS, la CISOA (integrazione salariale per gli operai agricoli) e la Cassa in deroga, un regime decadenziale.

Ma, andiamo con ordine.

In via generale (la disposizione è entrata in vigore il 17 giugno) le domande debbono essere inviate entro la fine del mese successivo a quello nel quale ha avuto inizio la sospensione o la riduzione di orario. In considerazione del fatto che la disposizione necessita di un graduale adeguamento, in sede di prima applicazione, il termine finale viene spostato al 17 luglio p.v. (trenta giorni dalla entrata in vigore della norma), se più favorevole.

Altra novità riguarda le domande che si riferiscono al periodo 23 febbraio – 30 aprile: per chi non lo avesse ancora fatto, il termine ultimo al quale è legata la decadenza, viene indicato nel giorno 15 luglio.

Un altro problema che ha, molto, angustiato gli operatori è stato quello della individuazione dell’ammortizzatore sociale COVID-19 al quale far riferimento: ebbene l’ultimo comma dell’art. 1 del D.L. n. 52 stabilisce che tutti i datori i quali, in modo errato, hanno presentato domande per trattamenti diversi da quello al quale avrebbero avuto diritto o, in ogni caso, con errori od omissioni che ne hanno impedito l’accettazione, hanno trenta giorni di tempo per presentare le nuove istanze dal momento in cui l’amministrazione di riferimento (ad esempio, la Regione) ha fatto la comunicazione, pur nelle more della revoca dell’eventuale provvedimento di concessione emanato dalla amministrazione competente: anche in questo caso il termine massimo è soggetto alla decadenza, se non rispettato.

Il messaggio INPS si riferisce anche alla Cassa in deroga che, per quel che concerne la durata complessiva dei trattamenti non si allontana da quanto detto sia per la CIGO che per l’assegno ordinario del FIS. Come è noto, per effetto di quanto stabilito dall’art. 22- quater del D.L. n. 18, come introdotto dall’art. 71 del D.L. n. 34, la competenza delle Regioni nella gestione della Cassa in deroga si limita unicamente alle prime nove settimane da autorizzare: per quelle successive essa passa all’INPS e l’Istituto ha già reso noto, a partire dal 18 giugno, l’applicativo da utilizzare.

Ma, cosa succede se le prime nove settimane non sono state completamente fruite?

Se non è stato esaurito il “plafond” occorrerà, prima di procedere con ulteriori istanze da inoltrare all’INPS, chiedere l’autorizzazione alla Regione di riferimento o al Ministero del Lavoro per le imprese multi localizzate (in almeno 5 Regioni o Province Autonome). Per le Province Autonome di Trento e Bolzano, nulla cambia anche per i periodi successivi alle nove settimane, in considerazione della normativa particolare che rimanda ai Fondi provinciali istituiti ex art. 40 del D.L.vo n. 148/2015.

Con il punto 4 del messaggio n. 2489 l’INPS tratta la questione del pagamento diretto delle integrazioni salariali da parte dell’INPS che, ricordo, per gli ammortizzatori sociali COVID-19 è del tutto diverso, per quel che riguarda l’istruttoria, da quello previsto, in via generale, dall’art. 7, comma 4, del D.L.vo n. 148/2015: quest’ultimo resta, pienamente, in vigore nell’ipotesi in cui il datore di lavoro dovesse richiederlo a seguito di trattamento di integrazione salariale ordinaria non dipendente dal coronavirus.

L’art. 22-quater del D.L. n. 18 ha disposto che, in caso di richiesta, l’INPS autorizza le istanze e dispone l’anticipazione del pagamento nella misura del 40% delle ore autorizzate per tutto il periodo, entro quindici giorni dal momento in cui le domande sono state ricevute (fa fede il protocollo telematico). Tale articolo è stato introdotto dall’art. 71 del D.L. n. 34 e, di conseguenza, trova applicazione alle sole istanze di CIGO, assegno ordinario del FIS e Cassa in deroga presentate a partire dal 18 giugno. In fase di prima applicazione della disposizione, il messaggio prevede, tuttavia, una certa gradualità, stabilendo che se il periodo di sospensione o di riduzione è iniziato prima del 18 giugno, la domanda, in via telematica, va presentata, anche attraverso un intermediario abilitato, entro il 3 luglio 2020. In una prima fase transitoria, il pagamento dell’anticipo viene disposto anche in assenza dell’autorizzazione della domanda di integrazione: a regime, l’erogazione dell’anticipo sarà possibile soltanto in presenza di istanze già autorizzate.

Il datore di lavoro, secondo la previsione dell’art. 1, comma 3, del D.L. n. 52, deve fornire all’INPS, con il modello “SR41”, tutti i dati necessari per il pagamento diretto o per il saldo finale  (codice fiscale dei lavoratori interessati, IBAN, ore di integrazione o di assegno ordinario per ogni lavoratore) entro la fine del mese successivo a quello al quale si riferisce il periodo di integrazione salariale, ovvero entro trenta giorni dalla adozione del provvedimento di concessione, se successivo. In sede di prima applicazione il termine viene spostato al 17 luglio se esso è più favorevole rispetto alla scadenza naturale: facendo un semplice esempio, nel caso in cui la sospensione a zero ore fosse iniziata con il mese di maggio il termine del 17 luglio si presenta più favorevole rispetto alla data del 30 giugno (ultimo giorno del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio la sospensione), ma se la concessione è avvenuta, ad esempio, il 22 giugno (data del provvedimento di autorizzazione)  il termine ultimo è il 22 luglio.

Due parole a conclusione: la speranza è che la legislazione di riferimento, pur in un periodo complesso e travagliato come questo, sia più chiara, in quanto le stesse indicazioni operative fornite dall’INPS risentono di tale situazione e, sovente, si è portati a criticare l’Istituto per alcuni indirizzi che, nella maggior parte dei casi, sono frutto delle disposizioni un po’ contorte che escono dal Parlamento.

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 320 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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