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Settore Automotive: analisi e prospettive dopo l’emergenza Covid-19

Come cambierà il comparto Automotive all’indomani dell’emergenza sanitaria globale del Covid-19? Il punto della situazione e le soluzioni per rilanciare uno dei più importanti settori dell’economia italiana

Settore Automotive: analisi e prospettive dopo l’emergenza Covid-19

Il comparto dell’automotive è una delle filiere manifatturiere più importanti e complesse del nostro Paese. Ogni veicolo immesso nel mercato contiene mediamente circa 20 mila parti prodotte da diversi fornitori.

Oggi, all’interno dell’Eurozona, il settore automotive occupa in totale, tra occupazione diretta e indiretta, quasi 14 milioni di persone, il 6,1% dell’occupazione europea. Il comparto rappresenta un fattore di promozione per l’innovazione dell’intero sistema produttivo. Infatti, è il primo settore per spesa in ricerca e sviluppo, responsabile del 28% della spesa totale in R&S europea.

Per rendere ancor meglio l’idea, l’Europa è il principale investitore mondiale in R&S nel settore. Nel 2018 si sono spesi più di 57 miliardi di euro, rispetto ai circa 30 del Giappone, ai 15 miliardi degli Stati Uniti e ai 5 miliardi della Cina.

In Italia, il settore automotive occupa direttamente 175 mila addetti, generando un fatturato di circa 52 miliardi di euro. Se si considerano anche le attività indirette il numero degli addetti sale a oltre 270 mila unita e il fatturato raggiunge i 106 miliardi di euro.

Per quanto concerne gli investimenti in ricerca e sviluppo, anche nel nostro Paese, sono stati investiti 1,7 miliardi di euro, pari al 13,2% della spesa in ricerca e sviluppo nazionale e al 18,8% della spesa dell’industria manifatturiera.

Infine, una caratteristica specifica del comparto è quella di contraddistinguersi per la presenza di imprese di dimensioni medio–grandi: il 73% degli addetti è impiegato in aziende con più di 250 dipendenti, rispetto a una media manifatturiera del 24%. In particolare, per la componentistica si registra un valore pari a 58 addetti, sei volte superiore alla media delle aziende manifatturiere.

Gli impatti del Covid-19 sull’Automotive

La crisi indotta dalla diffusione della pandemia di Covid-19, che sta determinando la prolungata chiusura degli stabilimenti nei principali Paesi produttori, si innesta quindi in una fase di profondi cambiamenti che stavano inducendo significative trasformazioni nella filiera industriale globale concentrata in forti investimenti per lo sviluppo sia di motorizzazioni tradizionali ma con meno emissioni, sia delle batterie elettriche.

Le stime più recenti evidenziano, per il 2020, un crollo della produzione superiore al 20% e un orizzonte temporale di circa tre anni per recuperare i livelli pre-crisi.

Lo scenario post-crisi

Lo scenario post-crisi potrebbe portare due grandi cambiamenti. Da un lato, le misure di distanziamento sociale determineranno un aumento dell’uso dell’auto e potrebbero spingere all’acquisto di veicoli più economici e con motorizzazioni meno efficienti a causa di un reddito disponibile delle famiglie più basso.

Dall’altro, l’industria, per recuperare le perdite causate dalla crisi, potrebbe rallentare l’adozione dei provvedimenti di contenimento delle emissioni nocive all’ambiente, più costosi.

La concomitanza di questi fattori, e il temporaneo differimento dei programmi di investimento che ne potrebbe conseguire, aprirebbe una finestra d’opportunità per l’industria europea per recuperare il ritardo accumulato nei confronti dei competitor cinesi e americani nello sviluppo delle tecnologie per la mobilità elettrica.

La filiera italiana può del resto già contare su un sistema dell’automotive medio-grande, innovativo, resiliente e ben posizionato nelle catene globali del valore. Si tratterà di saper cogliere l’opportunità che deriveranno dalle nuove geografie produttive europee che seguiranno alla fase di attuale crisi.

Fonte: Cassa Depositi e Prestiti

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