Il futuro dello Smart working: l’emergenza Covid-19 ha raddoppiato i lavoratori agili

Dall’inizio del lockdown del Paese causato dall’emergenza sanitaria, il numero dei lavoratori agili in Italia è raddoppiato superando il milione. Un trend che continua a crescere attivando lo smart working

Il futuro dello Smart working: l’emergenza Covid-19 ha raddoppiato i lavoratori agili

Lo smart working ha subito un incremento notevole all’indomani del primo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 23 febbraio 2020 per contrastare l’epidemia di Coronavirus. Il numero dei lavoratori agili in Italia è raddoppiato superando il milioneE il trend è in continua crescita. Il Governo è intervenuto per rendere più immediato il ricorso al lavoro agile e questo ha fatto si che nelle ultime settimane 550 mila dipendenti si sono uniti a chi già lavorava da casa, andando, di fatto, a raddoppiare il numero dei lavoratori agili in Italia.

Ma anche prima che in Italia esplodesse l’emergenza sanitaria erano 570mila i lavoratori dipendenti che beneficiavano della flessibilità e dell’autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro. I dati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, raccontano infatti di una crescita del 20% nel 2019 rispetto al 2018. Un terzo dei dipendenti si sente pienamente coinvolto nella realtà in cui opera e ne condivide valori, obiettivi e priorità. Questo dato ci porta ad una riflessione interessante: in Italia lo smart working cresceva piano ma piaceva sempre di più. Ma in questo momento storico più che una scelta è una necessità: lo smart working non è più un privilegio ma un obbligo, ovviamente laddove l’attività sia possibile.

Secondo un’indagine che ha messo a confronto aziende e lavoratori sul tema smart working, InfoJobs, piattaforma per la ricerca di lavoro online, descrive come gli italiani stiano vivendo l’approccio al lavoro agile e quale possa essere la sua futura applicazione sul mercato del lavoro di domani. I dati emersi rispecchiano un Paese che ha risposto all’emergenza utilizzando in maniera massiccia lo smart working: il 72% delle aziende ha messo a disposizione in tempi brevi mezzi e strumenti per permettere ai collaboratori di proseguire il lavoro da remoto.

Ovviamente, si evince dall’indagine che non tutte le tipologie di business o non tutte le funzioni possono essere svolte in smart working, dai dati di InfoJobs risulta quindi che i lavoratori italiani in smart working siano il 15%. Quel che resta della forza lavoro sembra al momento a casa senza reddito (45% degli intervistati, percentuale che sale al 50% per le donne), in ferie o in congedo (25%) mentre il 13% si reca ancora sul luogo di lavoro, senza nessuna modifica alle modalità di prestazione del servizio. Attualmente, il 56% delle aziende che hanno attivato lo smart working dichiara di applicarlo per la prima volta, mentre il 29% l’ha esteso a più figure o su più giorni. Percentuali ancora più polarizzate sui lavoratori, dove il 79% afferma di adottarlo per la prima volta, mentre per il 14,5% sono solo cambiate le modalità di fruizione e per il 6,5% non c’è stato alcun cambiamento rispetto a prima.

Smart working: le opportunità e i limiti

La domanda cui resta da rispondere è: come sta andando lo smart working per le aziende italiane? Il 64,5% delle aziende dichiara che i dipendenti hanno apprezzato questa decisione (voluta o dovuta in base alle circostanze legislative) che non ha avuto contraccolpi sulla produttività (39%), o ne ha avuti ma in maniera limitata (25,5%). Le criticità comunque non mancano e il 19% delle aziende sostiene che lo smart working non stia funzionando, complici la struttura o il business che mal si sposano con il lavoro da remoto.
In linea più generale, le maggiori difficoltà sono legate soprattutto a problemi di tipo organizzativo (44%) per mancanza di supervisione e controllo sul lavoro del personale, e relazionale (42%) perché manca il confronto quotidiano e il lavorare fianco a fianco. Solo il 14% delle aziende dichiara problemi legati alla tecnologia, rilevante soprattutto per quelle aziende che hanno risposto all’emergenza ma non erano preparate a gestirla a livello di strumenti e competenze interne.

Dal punto di vista dei lavoratori, il 38% degli intervistati si dichiara fortunato di poter evitare gli spostamenti in questo momento, mentre il 27% apprezza le possibilità date dalla tecnologia, che mette a disposizione un ufficio “virtuale” dove è possibile continuare a lavorare come prima. Solo il 7% dice di essere meno produttivo soprattutto a causa degli impegni familiari da gestire in contemporanea, percentuale che sale al 33% per le donne con figli conviventi.

Quali sono quindi i vantaggi dello smart working dal punto di vista dei dipendenti? Il 17% dei lavoratori apprezza la possibilità di gestire insieme esigenze personali e lavorative, con una percentuale che sale al 30% per le donne con figli. Gli italiani che si sono inoltre trovati a dover far fronte alla creazione di spazi di lavoro fra le mura domestiche, notano con piacere il tempo risparmiato per gli spostamenti da casa all’ufficio (49%) e gli orari flessibili (19,5%).

Quali, dunque, i limiti del lavoro agile secondo i lavoratori: L’azienda non è però solo un luogo di prestazione d’opera, ma anche un mondo in cui si intessono relazioni o dove semplicemente ci si confronta. Ecco allora che sono diversi anche gli aspetti di cui si sente la mancanza in questa nuova gestione della routine lavorativa, in primis la socialità del luogo di lavoro e il confronto quotidiano con i colleghi (parimerito al 27%). Seguono sorprendentemente aspetti all’apparenza secondari, come la comodità della propria postazione (11%) o il piacere di prepararsi alla giornata con outfit e make-up (10%).

Lavoro agile: uno sguardo al futuro

Su ciò che avverrà una volta superata l’emergenza sanitaria, le aziende sono caute a parlare di rivoluzione e anche i lavoratori sembrano apprezzare le potenzialità del lavoro da remoto, ma sono ben lontani dall’augurarsi che possa essere la modalità esclusiva e prioritaria di domani. Nel dettaglio, per il 30% delle aziende non ci saranno cambiamenti delle modalità di lavoro rispetto al business pre-Covid-19, mentre il 28% dovrà valutare gli sviluppi legislativi per implementare a regime lo smart working e il 24% lo abiliterà ma solo per una parte dei dipendenti. Concordi su un approccio prudente anche i lavoratori, il 71% vorrebbe il lavoro agile 1 o 2 giorni a settimana (89% per le donne con figli) mentre solo il 16% auspica un full time smart. Dissente il 13%: meglio l’ufficio!

Fonte: Business People

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1 Commento

  1. fabio
    Aprile 25, 11:18 Reply

    Buongiorno.

    E’ possible ricorrere allo smart working in forma semplificata per emergenza COVID – 19 sino al 31 luglio 2020 (ovvero sino al termine del periodo emergenziale)?

    Cordiali saluti.

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