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La responsabilità fiscale dei committenti al tempo del Coronavirus [E.Massi]

Analisi sulla responsabilità fiscale dei committenti nell’ambito dei provvedimenti urgenti causati dall’emergenza pandemia che ha scosso il nostro Paese

La responsabilità fiscale dei committenti al tempo del Coronavirus [E.Massi]

Sicuramente, l’emergenza scatenata dalla crisi epidemiologica che ha investito il nostro Paese, ha, di molto, tolto dal centro delle riflessioni la questione della responsabilità fiscale negli appalti endo-aziendali ad alta intensità di manodopera che ha caratterizzato, lunghe riflessioni tra gli operatori nel periodo compreso tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020.

Nel vorticoso complesso di norme che ha caratterizzato i primi 4 mesi dell’anno ove una serie di provvedimenti in materia fiscale, contributiva, commerciali e di lavoro hanno subito un rinvio o. addirittura, “uno stop”, non ce n’è stato alcuno che abbia sospeso o posticipato gli adempimenti complessivi, relativi alle previsioni dell’art. 4 del D.L. n. 124/2019, all’anno prossimo o, almeno, alla seconda metà del 2020. Per la verità se ne registrano di parziali, per effetto dei D.L. n. 18 e n. 23. A ciò va aggiunto che, il prossimo 30 aprile (salvo proroghe amministrative magari disposte all’ultimo momento) scadrà la moratoria sulle sanzioni disposta dalla circolare n. 1/E dell’Agenzia delle Entrate.

Ma, andiamo con ordine cercando di focalizzare, se possibile, le varie questioni.

Chi è riuscito ad ottenere il Documento di regolarità fiscale o chi può autocertificare la propria regolarità ex D.P.R. n. 445/2000 perché appaltatore o subappaltatore di una Amministrazione Pubblica può, in un certo senso, dormire sonni tranquilli per i seguenti motivi:

  • L’art. 23 del D.L. n 23/2020 ha posticipato al 30 giugno la validità del certificato fiscale: di conseguenza, gli appaltatori ed i subappaltatori che ne sono in possesso possono continuare a versare, in autonomia, le ritenute fiscali sulle retribuzioni dei loro dipendenti impiegati direttamente sugli appalti (ricordo che il valore è di almeno 200.000 euro l’anno e rimando, altresì, alle delucidazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate con le proprie risoluzioni e la propria circolare): ciò è possibile, per quelle prossime di aprile, da versare entro il 16 maggio. Vedremo cosa succederà successivamente: se non interverranno novità occorrerà chiedere un nuovo DURF;
  • Le imprese che, invece, lavorano con le Pubbliche Amministrazioni e che sono in regola con gli adempimenti di natura fiscale e contributiva secondo le linee di comportamento dettate dalla circolare n. 1/E, non hanno, evidentemente, il problema di chiedere un nuovo certificato di regolarità all’Agenzia delle Entrate, potendo autocertificare la loro regolarità e potendo, il committente pubblico, acquisire direttamente da quest’ultima la posizione del contribuente appaltatore che, peraltro, continua a versare ogni 16 del mese successivo a quello al quale si riferiscono, le ritenute IRPEF (comprese le addizionali comunali e regionali e la contribuzione previdenziale).

Una questione diversa da affrontare si presenta per chi non ha un certificato fiscale, perché non in regola, o perché (cosa altamente probabile), non è riuscito ad ottenerlo per le difficoltà di interagire telematicamente con l’Agenzia e, successivamente, per lo “tsunami” che ha investito l’Italia con il COVID-19.

Qui sarà necessario verificare se le attività da prendere in considerazione siano state oggetto di qualche provvedimento di urgenza emanato. E’ il caso, ad esempio, della sospensione dei pagamenti per effetto dell’attività svolta, o per aver la sede aziendale, nelle c.d. “zone rosse” della Lombardia e del Veneto (Codogno oltre ad altri 11 comuni e Vò), o perché l’ammontare dei ricavi nel corso del 2019 non ha superato i 2 milioni di euro: tutti i riferimenti si trovano sia nel D.L. n. 9/2020 che nel successivo D.L. n. 18 e valgono per i versamenti relativi al mese di febbraio.

Per i successivi mesi di marzo ed aprile la musica cambia. Per le partite IVA, nate a partire dal 1° aprile 2019, c’è la sospensione dei versamenti mentre, per le altre imprese, occorre fare un po’ di conti. Infatti, si può invocare la sospensione dei versamenti se il fatturato del mese precedente è minore di quello relativo allo stesso mese del 2019: il tutto con una incidenza diversa se i ricavi 2019 superano o meno la soglia dei 50 milioni di euro.

Da ciò possono, quindi, discendere situazioni del tutto diverse.

Ma, a questo punto, per i committenti scattano nuovi oneri, atteso che, in ultima analisi, gravano su di loro compiti di verifica, accompagnati da pesanti sanzioni di natura amministrativa? Vale la pena di ricordare, anche se questo argomento sembra estraneo dalla presente riflessione, che i committenti hanno una responsabilità “a tutto tondo”: sotto l’aspetto economico i lavoratori della filiera possono  chiamare in causa gli stessi, direttamente, senza escussione dei propri datori di lavoro, per le loro rivendicazioni economiche, entro i due anni dalla cessazione dell’appalto (o del subappalto), mentre, sotto quello contributivo, la solidarietà con gli appaltatori per i mancati versamenti è soggetta alla prescrizione quinquennale, secondo le indicazioni ribadite, alcuni mesi or sono, dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Ma, chiusa questa breve parentesi e tornato alle questioni di natura fiscale, ritengo che i committenti

dovrebbero chiedere, in via ufficiale, alle imprese della filiera i motivi, eventuali, della sospensione dei versamenti, sempre che ci sia stata attività nei lavori e servizi commissionati che, ricordo, avvengono all’interno delle imprese committenti.

La terza ipotesi da esaminare è quella che non lascia vie di scampo.

Essa riguarda quelle aziende della filiera che non sono in possesso della certificazione fiscale (vuoi perché non in regola, vuoi perché non hanno fatto in tempo a richiederla) e che non rientrano in alcun caso di sospensione dei pagamenti.

Per queste imprese il 16 del mese rappresenta una scadenza alla quale non possono sfuggire, atteso che debbono inviare al committente, entro i cinque giorni successivi, tutta la documentazione puntigliosamente elencata nella circolare n. 1/E (elenco nominativo dei lavoratori (subordinati ma anche collaboratori) impiegati direttamente nell’esecuzione dei lavori o dei servizi, nel mese precedente, dettaglio delle ore di lavoro prestate da ciascun percipiente, ammontare della retribuzione, dettaglio delle ritenute fiscali operate nel mese precedente, con dettagliata indicazione di quelle relative alla prestazione affidata dal committente, ecc.).

E’, quest’ultima, una situazione nella quale potrebbero crearsi grosse difficoltà, in quanto, al momento, con quello che sta succedendo per il coronavirus nel nostro Paese, ci potrebbe essere una carenza di liquidità dettata dal fatto che, magari, altri committenti con cui l’impresa intrattiene i rapporti hanno sospeso i pagamenti.

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 343 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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