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Smart working in Italia – Solo 350 mila dipendenti lavorano da remoto

A seguito dell'emergenza da COVD-19, l'Italia è all'ultimo posto in Europa per numero di lavoratori in smart working

Smart working in Italia – Solo 350 mila dipendenti lavorano da remoto

Smart working in Italia

in Europa, l’11,6% dei lavoratori totali pratica il lavoro agile. Di questi l’8,7% dei lavoratori totali lo fa in maniera stabile. In Paesi come Svezia e Olanda, in cima alla classifica Eurostat 2018, questa percentuale sale al 31%. I lavoratori in smart working in Gran Bretagna sono il 20% mentre la Francia si colloca al 16,6%. In Germania i lavoratori smart sono l’8,6% mentre l’Italia è solo al 2%, contando circa 350 mila lavoratori che ricorrono al lavoro agile.

Dopo i primi contagi da coronavirus, per arginare il contagio il governo ha semplificato al massimo il ricordo alla modalità smart. Oggi, nelle proiezioni della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, sarebbero oltre 8 milioni gli utenti potenziali, tra cui manager, quadri, professionisti, tecnici e impiegati. (Clicca qui per scoprire le modalità applicative del lavoro agile).

Smart working in Italia – lavoratori in aumento a seguito dell’emergenza da COVID-19

È ancora presto per dire se il lavoro agile servirà a salvare la produttività delle aziende delle zone rosse. Ma al netto dell’emergenza, secondo gli studi del Politecnico di Milano, questa modalità di impiego ancora di nicchia, va comunque diffondendosi. La maggioranza delle grandi aziende nazionali già la utilizza, 570 mila gli utenti, il 20% in più rispetto al 2018. Restano indietro piccole e medie società, si sta muovendo la Pubblica Amministrazione.

Le aziende che nel mondo seguono una politica flessibile del lavoro e dei suoi spazi sono il 62% secondo il Global workspace survey di Iwg. In Germania sono l’80%, in Olanda il 75%, negli USA il 69%. L’Italia è a quota 59% in linea con Spagna e Francia. Il 75% dei lavoratori globali considera lo smart working la nuova normalità.

Smart working e Politica

Lo smart working in politica non è una novità considerando che i leader di partito e i candidati alle elezioni hanno utilizzato i social come alternative valide al contatto diretto. Negli ultimi anni sia Renzi che i grillini hanno provato a sostituire comizi e riunioni tradizionali con dirette social, newsletters, tweet e post. Tali strumenti utili alla formazione del consenso ma che non potranno mai sostituire la presenza fisica di un candidato a caccia di un voto.

I vantaggi dello smart working

Lo smart working si presenta quindi come una grande opportunità per il mercato del lavoro. Le aziende e i lavoratori possono scoprire i benefici derivanti da una forma di svolgimento della prestazione di lavoro che mette al centro del rapporto trae le parti la fiducia, come leva per ottenere più produttività ma anche più flessibilità nella gestione del tempo e dello spazio di lavoro. Tuttavia, il modo necessariamente improvvisato con cui il sistema produttivo si è avvicinato nasconde una grande insidia. Le aziende e le persone potrebbero non essere pronte a gestire correttamente lo smart working. Uno dei temi dove questa impreparazione potrebbe emergere in modo più evidente è la gestione dei controlli sul lavoratore. Ciascun datore di lavoro ha il diritto di svolgere controlli sul corretto svolgimento della prestazione dei propri dipendenti, senza distinzione delle modalità di esecuzione.

Articolo 4 dello Statuto dei lavoratori

L’Articolo 4 dello Statuto dei lavoratori ha una particolare rilevanza quando si parla di lavoro agile, perché fissa un principio molto rigoroso. Sono vietati l’installazione e l’uso di apparecchiature tecnologiche in grado di controllare a distanza lo svolgimento dell’attività lavorativa del dipendente. Può essere un’eccezione al ricorso a tali apparecchiature se concordati con un accordo sindacale o autorizzati dall’Ispettorato per capire se lo Smart Worker è collegato al suo computer, se si trova in casa o per verificare quali siti internet sta utilizzando.

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