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Chief happiness officer in azienda – Il manager della felicità per il benessere dei lavoratori

Negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei, è stata introdotta la figura professionale che si occupa della felicità dei dipendenti per essere più produttivi in azienda

Chief happiness officer in azienda – Il manager della felicità per il benessere dei lavoratori

Chief happiness officer in azienda –  il manager della felicità

Chief happiness officer in azienda. Nella dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America firmata il 4 luglio 1776, si dichiara:

“tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità.”

È proprio il concetto di felicità che sta diventando sempre più un fattore determinante per la crescita del business e per il benessere del lavoratore. Le motivazioni principali che spingono un lavoratore alla ricerca di un nuovo impiego risiedono nella maggior parte dei casi nelle retribuzioni insoddisfacenti e nella mancanza di stimoli all’interno dell’ambiente di lavoro. Alla luce di ciò negli Stati Uniti, e di recente anche in Europam, nasce una nuova figura aziendale che fa capo alle Risorse Umane. Prende il nome di Chief happiness officer e ha come obiettivo quello di occuparsi della felicità dei dipendenti.

Compiti del Chief happiness officer

I compiti principali del Cho comprendono quello di monitorare il livello di gratificazione e soddisfazione dei lavoratori e individuare politiche in grado di migliorarlo. Tale figura professionale deve creare le condizioni ideali per promuovere la felicità in azienda. Il lavoro occupa gran parte della vita di un dipendente e non può in alcun modo essere sinonimo di infelicità o di insoddisfazione personale.

La felicità del dipendente non è strettamente legata all’interesse del profitto. Le relazioni con i colleghi e la sensazione di sentirsi parte integrante di un gruppo di lavoro possono incidere sulla produttività del dipendente. Il senso di non appartenenza infatti può essere particolarmente nocivo per le aziende e per il lavoratore che potrebbe rendere molto di più se impiegato in mansioni più consone alle sue skills.

Benessere e produttività aziendale

Il benessere sul posto di lavoro comanda le scelte di business e si chiama job satisfaction. I premi aziendali non si ottengono solo grazie risultati dei fatturati, ma anche per la soddisfazione dei loro dipendenti, quantificata nelle sempre più numerose classifiche che ritraggono i posti migliori in cui andare a lavorare.

Stiamo parlando quindi di un’umanizzazione del capitalismo che torna a porre l’individuo al centro dei progetti di business, fino a invertire addirittura le logiche economiche. Il concetto di felicità aziendale potrebbe tradursi nella forza di un gruppo di persone che lavora per un obiettivo comune. La fatica e gli sforzi per raggiungere determinati risultati portano quelle persone a sentirsi parte integrante di una realtà lavorativa.

La digital trasformation sembra quindi non bastare per raggiungere la felicità, nonostante abbia contribuito a creare nuovi legami e sviluppare nuove professioni. L’azienda che vuole ottenere risultati migliori in termini produttivi deve focalizzarsi sulle persone e sulla loro satisfaction. In questo caso il fatturato non è sufficiente, o meglio, non è il vero traguardo per un’azienda e per un lavoratore, anche se le retribuzioni devono essere sempre proporzionate alla mole di lavoro di un dipendente. La felicità aziendale è la possibilità per una persona di imparare qualcosa di nuovo e di insegnare a un collega qualcosa che non conosce. Un lavoratore disponibile per il prossimo e che soddisfa le esigenze di un cliente in termini comunicativi è un lavoratore che si sente soddisfatto e che porta a termine i suoi compiti con successo e determinazione.

Come raggiungere la felicità

Aziende come Lego, Ikea, Google e Linkedin adottano politiche di Welfare inclusive e che si impegnano nella valorizzazione del capitale umano. È il caso di Heply, una software agency pioniere del business felice che vuole ridisegnare l’approccio al mondo del lavoro facendo leva sulla cultura della positività. E lo sanno tutte le aziende che, guardando i millenials, capiscono che non basta solo offrire beni e servizi sul posto di lavoro. Occorre quindi ripensare l’intero modello di business per condividere uno scopo e una visione sociale, per porre l’individuo al centro dei progetti e contribuire alla definizione di un mondo migliore.

 

Sull' autore

Roberto Caiazzo
Roberto Caiazzo 57 posts

Mi occupo di social media marketing e scrittura per il web. Amo scrivere e comunicare a 360 gradi. "Il modo in cui comunichiamo con gli altri e con noi stessi determina la qualità della nostra vita".

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