Smart working e Coronavirus – Come limitare i contagi lavorando da remoto

A fronte dell'emergenza Coronavirus, lo smart working sembra essere la soluzione ideale per limitare i contagi e per mantenere intatta la produttività aziendale

Smart working e Coronavirus – Come limitare i contagi lavorando da remoto

Smart working e coronavirus – una soluzione per contrastare l’epidemia

Smart working e coronavirus. Il decreto legge n.6  del 23 febbraio 2020 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, introduce misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019. Al momento l’Italia è il terzo paese al mondo per numero di contagi dopo Cina e Corea del Sud. In tale clima di emergenza, allo scopo di contenere il diffondersi del virus COVID-19 e di mantenere stabile il livello di produttività delle aziende, lo smart working sembra essere la soluzione ideale.

Lo smart working (o lavoro agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro. Tale modalità aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro. Ad oggi in Italia sono 570mila i lavoratori dipendenti che godono di flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro. Come riportato dall’osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2019 si registra una crescita dello smart working del 20% rispetto al 2018.

Unicredit e Generali – I dipendenti da oggi lavorano comodamente da casa

In un’emergenza come quella del Coronavirus, alcune aziende stanno organizzando le loro attività al fine di tutelare i dipendenti consentendogli di lavorare da remoto. Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio smart Working del Politecnico di Milano, ha dichiarato a La Repubblica che grandi multinazionali come Unicredit e Generali stanno lavorando a pieno ritmo con gli uffici chiusi consentendo ai propri dipendenti di lavorare comodamente da casa. Le aziende che non sono attrezzate avranno maggiori difficoltà a organizzarsi nel giro di pochi giorni e potrebbe registrarsi anche un calo della produttività.

Le altre aziende del nord che hanno adottato lo Smart Working

Analogo discorso anche per la sede di Heineken a Sesto San Giovanni: l’azienda ha chiesto ai propri dipendenti di non recarsi sul posto di lavoro ma di lavorare da casa. Anche Luxottica e Zambon (casa farmaceutica a Bresso) hanno comunicato di aver chiuso le filiali dei comuni maggiormente coinvolti dal caso Coronavirus (Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e San Fiorano).

La compagnia assicurativa Zurich ha disposto il lavoro in smart working per i dipendenti di Milano, Brescia, Modena, Rimini, Padova e Torino mentre Leonardo e Pirelli hanno sospeso le trasferte nazionali e internazionali. Anche Sky e Wind da oggi hanno messo in smart working i propri dipendenti.

Applicazione del lavoro agile

Come riportato dal decreto legge n.6 del 23 febbraio 2020, la modalità di lavoro agile è disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n.81. Il lavoro agile è applicabile in via automatica ad ogni rapporto di lavoro subordinato nell’ambito di aree considerate a rischio nelle situazioni di emergenza nazionale o locale nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni e anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti tra lavoratore e datore di lavoro.

Dieci comportamenti da seguire

Per limitare il contagio del virus, il Ministero della salute ha realizzato un opuscolo informativo con i 10 comportamenti da seguire a scopo precauzionale e preventivo. Invitiamo tutti i lettori alla lettura dell’opuscolo.

  Leggi l’opuscolo del Ministero della salute

Fonte: La Repubblica

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Roberto Caiazzo
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