Reddito di cittadinanza 2020 – Punti critici e prossimi interventi da attuare

La distribuzione del reddito non favorisce famiglie con minori, disabili e senza tetto. Con le politiche attive solo 28mila beneficiari hanno trovato lavoro

Reddito di cittadinanza 2020 – Punti critici e prossimi interventi da attuare

Reddito di cittadinanza 2020 – Distribuzione ancora sbilanciata

Reddito di cittadinanza 2020. Ad anno di distanza dall’attivazione del reddito di cittadinanza, restano ancora evidenti alcune criticità che richiedono correttivi importanti, come dichiarato anche in Senato dal premier Giuseppe Conte. Il governo infatti sta mettendo a punto le linee di intervento attraverso le quali avverrà l’implementazione totale del reddito di cittadinanza. Il fine è quello di contrastare ulteriormente la povertà e di incentivare il reinserimento socio-economico.

Come riportato dall’Osservatorio statistico Inps (aggiornato al 7 gennaio 2020), la distribuzione dei beneficiari del reddito è sbilanciata a favore delle famiglie senza minori, in particolare quelle con due e un solo componente. Queste ultime sono 664 mila rispetto ai 377 mila nuclei con minori. I single sono il 39% dei beneficiari con 391 euro di assegno medio. Una famiglia di quattro persone senza minori invece, percepisce il medesimo reddito di una famiglia con sei o più componenti, tra cui bimbi (600 euro).

La stessa scala di equivalenza ha un impatto sulle soglie reddituali per accedere al contributo, tanto che i nuclei familiari con lo stesso Isee possono essere inclusi o esclusi in base alla numerosità dei componenti. Per una famiglia con tre minori il reddito deve essere inferiore a 15.360 euro l’anno, mente per il single si ferma a 9.360 euro.

Sfavoriti anche i disabili e i senza tetto

Sotto la lente anche la maggiorazione per i nuclei con disabili (214 mila beneficiari, per un totale di 510 mila persone coinvolte. L’importo medio erogato a una famiglia con disabili varia di pochissimo (487 euro) rispetto alla media generale del contributo (493 euro).

A questi profili si aggiungono quelli degli stranieri e dei senza dimora, penalizzati dai criteri troppo stringenti. Per i primi infatti è necessaria la residenza in Italia da almeno dieci anni. La quota dei beneficiari per gli stranieri infatti (6% rispetto al totale) è decisamente inferiore a quelle dei medesimi in situazione di povertà assoluta.

Per i senza tetto c’è ancora l’impossibilità di non poter usufruire del contributo dell’affitto pari a 280 euro al mese, destinato unicamente ai beneficiari che hanno un contratto di locazione in essere.

Dalle politiche attive del lavoro ai PUC

Negli ultimi mesi del 2019 si è intensificata la corsa per la fase 2 del reddito di cittadinanza: le politiche attive del sostegno socio-economico. I beneficiari totali del reddito sono 2,3 milioni, di cui circa 791 mila risultano occupabili. Tuttavia, come riportato dall’Anpal, coloro che hanno trovato lavoro sono solo 28mila, ovvero il 3,6% del totale.

Questo sono i risultati registrati dai centri per l’impiego da ottobre in poi. Il lavoro dei navigator è partito in ritardo e bisognerà attendere ancora prima di fare un bilancio più accurato. Nel mentre però è necessario riorganizzare quei nuclei che spesso manifestano bisogni ulteriori all’inclusione lavorativa, come evidenziato da Samantha Palombo, responsabile dell’area Welfare per l’Anci. Si fa riferimento in questo caso alla perdita di lavoro, ai figli minori e alle situazioni di dipendenza o disabilità.

Restano ancora fermi infine, i progetti di pubblica utilità (Puc) a cui i beneficiari del reddito sono tenuti a partecipare per almeno 8 ore settimanali. I Puc al momento stentano a partire e si attende l’approvazione del decreto ministeriale pubblicato il 14 gennaio 2020 sulla Gazzetta ufficiale.

Fonte: Il sole 24 ore

 

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