Diritti di precedenza ed incentivi per le assunzioni di lavoratori in mobilità

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eufraniomassi_articoloCon una breve nota del 6 marzo 2015 ( interpello n. 3/2015) il Dicastero del Lavoro ha risposto ad un quesito presentato dall’Unione Nazionale Istituti di Vigilanza concernente la possibilità di usufruire degli incentivi finalizzati alla assunzione a tempo indeterminato di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità per tre ipotesi diverse:

La prima concernente le imprese per le quali sia stato omologato un accordo di ristrutturazione del debito ex art. 182 bis della legge fallimentare;

La seconda riguardante imprese che, a seguito di procedura collettiva di riduzione di personale, intendano  assumere gli stessi lavoratori, trascorsi i “canonici” sei mesi dal recesso, durante i  quali vige il diritto di precedenza, pur in presenza di accordi sindacali che hanno, nella sostanza, “allungato” tale arco temporale;

La terza riferibile a quelle aziende che, in caso di cambio di appalto, non provvedano all’assunzione di lavoratori già occupati nelle imprese  appaltatrici, pur in presenza di una clausola obbligatoria prevista dalla CCNL di categoria.

La risposta della Direzione Generale per l’Attivita’ Ispettiva, negativa per tutte le ipotesi sopra evidenziate, e’ stata chiara: l’art. 4, comma 12, lettera a), della legge n.92/2012 afferma che gli incentivi non spettano se l’assunzione viola un diritto di precedenza derivante dalla attuazione di un obbligo di legge o di natura contrattuale.  Quindi il discorso ministeriale, avuto riguardo alla richiesta dell’associazione interpellante, si e’ limitato a ricordare il chiaro precetto normativo che si riferisce alla non fruibilità dei vantaggi di natura economica e contributiva.

Ciò non viola in alcun modo la legittimità dei contratti instaurati, atteso che la conseguenza diretta della violazione dell’obbligo e’ soltanto quella del non riconoscimento delle agevolazioni. Indubbiamente, il lavoratore leso nel diritto potrebbe azionare, in giudizio, una richiesta di risarcimento del danno, ma questo e ‘ un altro discorso.

Dal ragionamento ministeriale si evince ( cosa che non poteva essere altrimenti) la piena rispondenza al dettato normativo di quelle clausole contrattuali che impongono oneri ai datori di lavoro ben oltre quelli fissati dalla disposizione legale, e, al contempo, non viene persa l’occasione per ricordare come i benefici non vengano riconosciuti ( e si è nella logica confirmatoria della circolare INPS n. 137/2012) allorquando un datore  di lavoro, con in corso sospensioni dal lavoro che hanno dato luogo alla attivazione di integrazioni salariali straordinarie o di solidarietà difensiva ricorra ad assunzioni, trasformazioni o somministrazioni di lavoratori con la stessa qualifica od equivalente di quelli sospesi, a meno che le professionalità siano sostanzialmente diverse o riguardino una diversa unità produttiva.

Questa regola generale, che va rispettata, subisce, a mio avviso, una eccezione per effetto dell’art. 1, comma 118, della legge n. 190/2014. Mi riferisco alla possibilità, chiaramente ricordata dalla circolare INPS n. 17/2015, del riconoscimento del beneficio dell’esonero contributivo in alcune ipotesi che, nel rispetto della previsione dell’art. 4, comma 12, lettera a) della legge n. 92/2012, non sarebbe dovuto. Infatti le uniche possibilità che ne precludono l’accesso ( oltre al rispetto della regolarità contributiva, delle norme di igiene e di sicurezza sul lavoro, e dell’applicazione del trattamento economico e normativo del CCNL e, se esistente, di quello di secondo livello) sono rappresentate dall’aver avuto negli ultimi sei mesi un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ( a prescindere dall’ampiezza dell’orario della prestazione) o essere stati in forza, sempre a tempo indeterminato, nel periodo 1 ottobre 2014 – 1 gennaio 2015, in imprese collegate o controllate ( con valutazione anche ai sensi dell’art. 2359 c.c., cosa che potrebbe presentarsi alquanto complicata) o in aziende facenti capo alla stessa persona, seppur “nascosta” dietro il paravento di rapporti interpersonali.

La circolare appena citata riporta due esempi oltremodo calzanti:  quello di contratti a tempo determinato ove i lavoratori attraverso uno o più rapporti in sommatoria che hanno superato la soglia dei sei mesi hanno maturato un diritto di precedenza ( che, sia detto per inciso, va esternato attraverso una richiesta al datore di lavoro, come ribadito anche  dall’art. 22, comma 3, dello schema di decreto legislativo di riordino dei contratti per il quale è in corso il normale iter parlamentare) e quello dei lavoratori che hanno un diritto di precedenza di dodici mesi nel caso in cui, nel rispetto della procedura individuata dall’art. 47 della legge n. 428/1990, la loro azienda ( o un ramo di essa sia stata ceduta o affittata) e nono si sia  realizzata, da subito, una loro assunzione. Ebbene, questi lavoratori, trascorsi i sei mesi dalla cessazione del precedente contratto a tempo indeterminato (limite fissato dal predetto comma 118), pur essendo all’interno del periodo nel quale vige la precedenza, portano “in dote” al nuovo datore di lavoro (cessionario od affittuario) il beneficio del l’esonero contributivo massimo di 8.060 euro all’anno per i tre anni successivi alla instaurazione del rapporto cui, ricorrendone le condizioni, potrebbero aggiungersi gli incentivi economici, non goduti dai lavoratori  nella misura del 50% dell’indennità di mobilità o di ASpI.

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Eufranio Massi
Eufranio Massi 225 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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