Contratto a termine stipulato avanti all’Ispettorato del Lavoro: cosa ne pensa il giudice amministrativo [E.Massi]

L’Ispettorato del Lavoro chiarisce con la nota 8120 quali sono i requisiti essenziali per poter stipulare un ulteriore contratto a termine, per un massimo di dodici mesi, tra due soggetti che sono giunti al limite massimo previsto

Contratto a termine stipulato avanti all’Ispettorato del Lavoro: cosa ne pensa il giudice amministrativo [E.Massi]

Con la nota n. 8120 del 17 settembre 2019, rispondendo  ad un quesito dell’Ispettorato interregionale del Lavoro di Milano (con una nota inviata a tutte le articolazioni periferiche), l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha tenuto a ribadire quelli che, a proprio modo di interpretare le norme, debbono essere taluni dei requisiti essenziali per poter procedere nell’iter previsto dall’art. 19, comma 3, del D.L.vo n. 81/2015 il quale consente, a determinate condizioni, di poter stipulare un ulteriore contratto a termine, per un massimo di dodici mesi, tra due soggetti che sono giunti al limite massimo previsto (oggi, 24 mesi, salvo diversa previsione dei contratti collettivi vigenti).

Prima di entrare nel merito della questione e del perché si sono rese necessarie queste precisazioni dopo che sia il Ministero del Lavoro nel lontano 2008 (circolare n. 13) e, poi, nel 2018 (circolare n. 17) che l’INL con la nota del 7 febbraio 2019 n. 1214 avevano fornito le proprie indicazioni, ritengo opportuno ricapitolare, in breve, la disposizione di riferimento.

Il limite massimo dei 24 mesi può essere derogato, sia dalla contrattazione collettiva (la vecchia norma che fa salve le intese sindacali non ha subito cambiamenti), anche aziendale, secondo la specifica dell’art. 51 che, con l’ulteriore contratto stipulato avanti ad un funzionario dell’Ispettorato territoriale del Lavoro per un massimo di dodici mesi (art. 19, comma 3).

Il limite, autonomo, fissato dalla contrattazione collettiva resta, atteso che il c.d. “Decreto Dignità” nulla di nuovo ha detto in ordine a “tale potere delle parti sociali” che rimane pienamente in vigore non essendo neanche stata limitata con l’inserimento di un “tetto massimo”. Lo stesso Ministero del Lavoro, con la circolare n. 17/2018, ha affermato che i contratti collettivi possono continuare a prevedere una durata diversa, anche superiore, rispetto al nuovo limite massimo e che quelli stipulati prima del 14 luglio 2018 mantengono “la loro validità fino alla naturale scadenza dell’accordo”.

Per quel che concerne l’ulteriore contratto stipulato in sede di Ispettorato territoriale del Lavoro, ricordo che:

  • Il Ministero del Lavoro ha fornito, come detto, i propri chiarimenti con la circolare n. 13/2008 e che la circolare n. 17/2018 li ha, nella sostanza, richiamati integralmente;
  • L’ulteriore contratto deve contenere, trattandosi di un rinnovo, una delle causali indicate nel nuovo art. 19;
  • L’ulteriore contratto può essere stipulato dalle parti soltanto al raggiungimento del limite massimo del precedente rapporto e la richiesta di incontro presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro può essere inoltrata in prossimità della scadenza;
  • L’ulteriore contratto “è uno solo”: ciò significa che se, ad esempio, la durata è di sei mesi, tale limite non può essere superato né con una proroga, né con un rinnovo;
  • L’ulteriore contratto non riguarda il personale con qualifica dirigenziale, la cui disciplina esula dal Capo III del D.L.vo n. 81/2015, né gli operai agricoli a tempo determinato per i quali trova applicazione la normativa speciale inserita nel D.L.vo n. 375/1993;
  • L’ulteriore contratto non è applicabile ai contratti stagionali che hanno una disciplina “parallela” e diversa rispetto agli ordinari contratti a termine;
  • L’assistenza del lavoratore da parte di una organizzazione sindacale alla quale aderisce o conferisce mandato, non è più obbligatoria (ciò era previsto dal comma 4-bis dell’art. 5 del D.L.vo n. 368/2001, dopo le modifiche intervenute con la legge n. 247/2007). Ovviamente, il lavoratore, se lo desidera, può, comunque, farsi assistere;
  • La firma apposta dal funzionario dell’Ispettorato territoriale del Lavoro non ha alcuna funzione certificatoria del contratto, in quanto per ottenere tale risultato occorre seguire la specifica procedura avanti agli organi a ciò deputati, secondo la previsione contenuta negli articoli 75 e seguenti del D.L.vo n. 276/2003. Il funzionario ha il compito di verificare la correttezza formale del contenuto contrattuale e la “genuinità” del consenso espresso dal lavoratore al momento della sottoscrizione (circolare n.13/2008);
  • Lo “stop and go” tra un contratto a termine e l’altro, previsto dal comma 2 dell’art. 21 va rispettato (non c’è, sotto l’aspetto normativo, alcuna ipotesi derogatoria) anche se ciò potrebbe creare qualche difficoltà in presenza di un evento significativo, temporaneo ed imprevedibile (causale prevista dalla lettera b dell’art. 19) o di una malattia in corso (ragioni sostitutive).

La contrattazione collettiva (penso, ad esempio, al contratto della gomma plastica) può ben prevedere, avendo fissato, sotto il precedente regime normativo, un tetto più ampio pari a quarantotto mesi, anche in sommatoria, tra contratto a termine e somministrazione, l’esclusione dell’ulteriore contratto presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro, in quanto ritiene che tale termine ulteriore venga “inglobato” in quello maggiore fissato dalla pattuizione di settore.

L’intervento dell’INL con la nota che sto commentando, ha, giustamente, ribadito i punti essenziali ed è stato determinato da una ordinanza della seconda sezione del TAR della Liguria che, decidendo, in via provvisoria (l’udienza del merito non si è svolta in quanto l’Ispettorato interessato aveva ritirato il proprio atto) ha affermato che, il funzionario dell’Ispettorato territoriale non ha alcun potere certificativo in ordine ai contenuti del contratto a termine ex art. 19, comma 3, del D.L.vo n. 81/2015, in materia di durata complessiva del rapporto di lavoro, di legittimità del rinnovo e delle pause intermedie tra un contratto a termine e l’altro e che la violazione della disciplina è sanzionata unicamente sul piano contrattuale (art. 21, comma 2, del D.L.vo n. 81/2015) con la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.

Ora, al di là del contenuto dell’ordinanza, che ha disposto la sospensione dell’efficacia della comunicazione dell’Ispettorato territoriale del Lavoro di Genova, ritengo, pur nel rispetto dovuto alla Magistratura amministrativa, di dover entrare nel merito di alcune criticità della decisione.

Il TAR della Liguria afferma che non sussiste alcuna funzione certificativa da parte dell’Ispettorato del Lavoro: è vero, i poteri non sono quelli che il Legislatore ha assegnato alle commissioni di certificazione (e questo è stato chiarito sin dal 2008), ma è anche vero che nel contesto del mondo del lavoro tale organo ha una funzione di vigilanza finalizzata al rispetto della normativa vigente.

Dire alle parti che intendono stipulare un accordo che lo stesso deve rispettare quanto previsto dal Legislatore (causale) e che deve rispettare sia la durata massima, che gli intervalli tra un rapporto a termine e l’altro, non credo sia un “delitto di lesa maestà”, atteso che se le parti intendono sottoscrivere un atto avanti ad un pubblico funzionario che appone, sia pure non certificando, la propria firma, lo debbono fare nel rispetto della previsione normativa: in caso contrario, non avrebbe alcun significato la firma del contratto “in deroga assistita”, potendo lo stesso essere sottoscritto tra le parti in qualsiasi sede, senza “scomodare” l’Ufficio pubblico. Se il Legislatore ha ritenuto necessario far sottoscrivere il contratto “in deroga” avanti ad un funzionario dell’Ispettorato ci sarà pure una ragione finalizzata al rispetto dei contenuti normativi.

Affermare che il mancato rispetto della normativa ha soltanto una conseguenza di natura contrattuale (trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato) sembra quasi invitare l’ispettore a rilevare direttamente o attraverso un altro collega, durante un successivo accesso ispettivo, tale incongruenza e procedere di conseguenza.

Personalmente, credo che il compito del funzionario non sia soltanto quello di accertare la volontà delle parti e la loro identità, ma quello di aiutarli a sottoscrivere un contratto di lavoro a termine nel rispetto delle regole generali previste dal Legislatore.

L’ordinanza del TAR che ha sospeso l’efficacia del diniego afferma che sussisteva il “periculum” della perdita di una importante opportunità di lavoro subordinato, sebbene a tempo determinato: con tutto il rispetto dovuto alla Magistratura, che merita rispetto, dissento da tale indirizzo in quanto, in tal modo, avanti ad un funzionario pubblico, si andava a sottoscrivere un atto (che, peraltro, risultava già formalizzato tra le parti), in spregio al dettato normativo ed alla funzione tipica del dipendente dell’Ispettorato del Lavoro. Del resto, a me sembra, che le cose minime richieste per la validità del contratto non fossero qualcosa di inverosimile: migliaia di contratti a tempo determinato sono sottoscritti annualmente, in Italia, con le causali previste dal Legislatore e migliaia di rapporti a termine rinnovati rispettano sia lo “stop and go” tra un contratto a termine e l’altro (dieci o venti giorni di calendario a seconda che l’ultimo rapporto ha avuto una durata fino a sei mesi o superiore) che la durata massima.

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 273 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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1 Commento

  1. Avanzi F.
    Settembre 27, 19:15 Reply

    Molto interessante, sarebbe possibile disporre del testo dell’ordinanza?

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