Cgia: l’occupazione cresce ma la ricchezza in stallo, il paradosso degli ultimi 20 anni

Il nostro Paese negli ultimi vent’anni è cresciuto solo dello 0,2% annuo: l’unico, al pari della Grecia, che non ha ancora recuperato i livelli antecedenti la Grande recessione. Aumentano gli occupati, ma monte ore e stipendi in stallo

Cgia: l’occupazione cresce ma la ricchezza in stallo, il paradosso degli ultimi 20 anni

Il paradosso degli ultimi 20 anni del nostro Paese, leggendo il report della Cgia, è che ci sono più occupati, ma una crescita della ricchezza complessiva media soltanto dello 0,2% annuo e terreno da recuperare fin dalla Grande recessione datata 2008, l’unico paese insieme alla Grecia.

Secondo il report della Cgia di Mestre, negli ultimi 20 anni il Pil italiano è cresciuto in media dello 0,2 % ogni anno. “Un dato molto preoccupante che è riconducibile, in particolar modo, agli effetti negativi provocati dalla grande crisi iniziata nel 2008. E nonostante sia trascorso oltre un decennio da questo evento, assieme alla Grecia siamo l’unico Paese dell’area dell’euro a non aver ancora recuperato la situazione ante-crisi (2007). Rispetto a 12 anni fa, infatti, dobbiamo riconquistare ancora 4,2 punti percentuali di Pil, ma anche 19,2 punti di investimenti, 5,9 punti di reddito disponibile delle famiglie e 1,4 punti percentuali di consumi delle famiglie”, dichiara l’Ufficio studi degli artigiani veneti.

Paradossalmente sono problematiche che rimangono, quindi, “nonostante la platea degli addetti sia aumentata: sempre in questa ultima dozzina di anni, infatti, gli occupati sono cresciuti dell’1,6 per cento (abbiamo superato la soglia di 23 milioni di lavoratori). E nonostante questo aspetto positivo, il monte orario e il livello medio delle retribuzioni sono diminuite, a causa di un deciso incremento della precarietà, mentre la disoccupazione è aumentata dell’81 per cento (il tasso medio annuo era al 6 e ora si aggira attorno al 10 per cento). Con meno soldi a disposizione, dobbiamo ancora recuperare 5,9 punti di reddito disponibile delle famiglie e 1,4 punti di consumi”.

Costante, dunque, nel tempo quella tendenza ci restituisce una crescita degli occupati a fronte però di segnali negativi sulle ore lavorate e sulla cassa integrazione. Ugualmente Eurostat ha pubblicato in settimana una rilevazione che da qualche “grattacapo” in materia di part time involontario: nel nostro Paese la quota di coloro che lavorano a tempo ridotto non per loro scelta è del 66%, seconda solo alla Grecia (70%) ma davanti a Cipro e Bulgaria e contro una media europea del 26%.

“Va comunque sottolineato – esprime il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia Paolo Zabeo – che l’andamento medio della ricchezza prodotta nel nostro paese risente delle forti differenze esistenti tra Nord e Sud. Negli ultimi 20 anni, ad esempio, il settentrione è cresciuto del 7,5 per cento, il Mezzogiorno, invece, è crollato di 6 punti percentuali. Sempre in questo arco temporale, la crescita media annua registrata nel settentrione è stata dello 0,4 per cento, pari al doppio del risultato medio nazionale. Nel meridione, invece, il Pil medio annuo ha subito una contrazione dello 0,3 per cento”. Dall’analisi di questi indicatori, infine, “l’unico segnale veramente positivo giunge dalle esportazioni: rispetto al 2007 sono salite del 17,5 per cento, interessando, principalmente, le regioni del Centronord”, chiosa la Cgia di Mestre.

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