Solidarietà negli appalti [Cassazione]

La Corte di Cassazione afferma che il termine di decadenza previsto per la responsabilità solidale negli appalti concerne solo i crediti retributivi vantati dai lavoratori e non anche i crediti contributivi degli enti previdenziali

Solidarietà negli appalti [Cassazione]

Con sentenza n. 22110 del 4 settembre 2019, la Corte di Cassazione, decidendo su un caso antecedente l’emanazione del D.L. n. 25/2017, ha fissato alcuni principi di natura generale in materia di solidarietà negli appalti che possono così sintetizzarsi:

  • Per quanto attiene alle competenze del lavoratore, la responsabilità solidale è unicamente di natura retributiva: ciò significa che restano fuori dalla solidarietà le rivendicazioni economiche di altro genere, come il risarcimento del danno per licenziamento illegittimo;
  • Il termine di due anni dalla fine dell’appalto per proporre azione di rivendicazione ha natura decadenziale finalizzata alla proposizione dell’azione giudiziale;
  • Il termine di due anni non si applica alle rivendicazioni dell’Ente previdenziale per il quale il limite è rappresentato dalla prescrizione.  Una tesi diversa andrebbe ad inficiare la posizione assicurativa del lavoratore che l’art. 29 del D.L.vo n. 276/2003 intende rafforzare, spezzando il legame tra retribuzione ed adempimento dell’obbligo contributivo senza alcuna plausibile ragione logica e giuridica apprezzabile.

Per maggiori informazioni in materia di solidarietà negli appalti, è riportato di seguito l’Art. 29 del D.L.vo n. 276/2003:

Art. 29. Appalto

  1. Ai fini della applicazione delle norme contenute nel presente titolo, il contratto di appalto, stipulato e regolamentato ai sensi dell’articolo 1655 del codice civile, si distingue dalla somministrazione di lavoro per la organizzazione dei mezzi necessari da parte dell’appaltatore, che può anche risultare, in relazione alle esigenze dell’opera o del servizio dedotti in contratto, dall’esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori utilizzati nell’appalto, nonché per la assunzione, da parte del medesimo appaltatore, del rischio d’impresa.
  2. In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento. Il committente che ha eseguito il pagamento è tenuto, ove previsto, ad assolvere gli obblighi del sostituto d’imposta ai sensi delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e può esercitare l’azione di regresso nei confronti del coobbligato secondo le regole generali.
  3. L’acquisizione del personale già impiegato nell’appalto a seguito di subentro di nuovo appaltatore dotato di propria struttura organizzativa e operativa, in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d’appalto, ove siano presenti elementi di discontinuità che determinano una specifica identità di impresa, non costituisce trasferimento d’azienda o di parte d’azienda.

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