Premi detassati ed obiettivi: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate [E.Massi]

Un’analisi delle problematiche che negli ultimi tempi sono state oggetto di specifiche risposte da parte dell’Agenzia delle Entrate attraverso una risoluzione e più interpelli che hanno riguardato da un lato l’incrementalità del risultato e l’incertezza della erogazione

Premi detassati ed obiettivi: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate [E.Massi]

La contrattazione di secondo livello, correlata al raggiungimento di obiettivi legati alla produttività, alla redditività, alla qualità, alla efficienza ed alla innovazione, sta prendendo sempre più piede e, sovente, anche perché al raggiungimento di specifici obiettivi, sono legati sia la detassazione (che è al 10%) che l’erogazione di beni compresi in un determinato “paniere” (sempre più ampio e diversificato).

Anche le piccole e medie imprese che avevano accolto, con scetticismo (si rifiutava “a priori” qualunque accordo sindacale laddove le organizzazioni sindacali interne erano assenti), le novità introdotte e, da ultimo, richiamate dal decreto Lavoro – Economia del 25 marzo 2016, si stanno sempre più interessando alla materia, magari spinti anche dagli specifici interessi dei dipendenti.

L’analisi che segue, non tratta, specificatamente, tutte le questioni correlate alla contrattazione aziendale o territoriale o che riguardano i datori di lavoro  che non hanno, nelle loro imprese, RSA o RSU: essa si rivolge a problematiche che, negli ultimi tempi sono state oggetto di specifiche risposte da parte dell’Agenzia delle Entrate attraverso una risoluzione e più interpelli che hanno riguardato da un lato l’incrementalità del risultato e l’incertezza della erogazione e, dall’altro, la valutazione rapportata al tempo congruo ed ai criteri di misurazione.

Ma, andiamo con ordine.

Con la risoluzione n. 78/2018 l’Agenzia delle Entrate, esprimendo una tesi concordata con il Ministero del Lavoro, ha affermato che il risultato da cui scaturisce, poi, l’attribuzione dei premi, deve essere incrementale rispetto a quello antecedente il periodo in cui gli stessi sono maturati, non essendo, in alcun modo, sufficiente che l’obiettivo sia stato centrato. L’Agenzia tiene a sottolineare come il valore della incrementalità rispetto a quello registrato all’inizio del periodo ritenuto congruo è la caratteristica che distingue il premio di produttività attuale dalle misure contenute in norme agevolative precedenti (ed il riferimento non può che essere a ciò che era stato previsto sin dall’inizio con la normativa del 2008 e degli anni immediatamente successivi).

Tale interpretazione, in un accordo pluriennale con un obiettivo finale legato ad un incremento raggiunto alla fine del periodo di riferimento, non rende erogabili compensi se negli anni oggetto di osservazione, l’incremento, rispetto al punto di partenza, non sia stato sempre progressivo.

Con l’interpello n. 130 del 27 dicembre 2018 l’Agenzia delle Entrate si è occupata della erogazione del premio: esso ha una natura variabile, cosa che non sta a significare “gradualità nella erogazione” in relazione al raggiungimento dell’obiettivo prefissato nel contratto collettivo aziendale o territoriale, ma incertezza nella erogazione del beneficio che fa, poi, scattare lo sgravio fiscale del 10%. Quest’ultimo, ribadisce la nota, non può riguardare singole voci retributive correlate a posizioni personali, magari anche di natura premiale, ma soltanto i premi di risultato misurati in base all’incremento delle voci richiamate dal Legislatore (produttività, redditività, ecc.), misurate al termine di un periodo definito come congruo.

Proprio su quest’ultimo aspetto si è soffermata l’Agenzia delle Entrate con l’interpello n. 143 del 27 dicembre 2018 quando, riferendosi alla incrementalità, ha osservato che essa è rilevabile dal confronto tra il punto di partenza registrato al momento in cui l’accordo inizia ad operare e quello risultante al termine del periodo definito come congruo. La stessa Agenzia con la risposta fornita nell’interpello n. 205 del 25 giugno 2019 sottolinea come non possa essere fornita “a priori” una definizione valida per tutte le ipotesi, essendo la stessa rimessa alla contrattazione di secondo livello che può ben definirla, indifferentemente, come annuale, infrannuale o ultrannuale, in quanto ciò che conta è che il risultato conseguito dall’impresa durante il periodo considerato sia misurabile e risulti migliore rispetto al c.d. “punto di partenza” precedente.

Con il medesimo parere l’Agenzia ha affrontato, “en passant”, la questione della strutturazione del premio di risultato osservando che la stessa risponde a previsioni contrattuali concordate con le organizzazioni sindacali nella logica delle c.d. “politiche retributive”. Di conseguenza, una volta raggiunto il risultato incrementale, ai fini della applicazione del beneficio fiscale, non sussiste alcun problema se il premio differenziato corrisposto ai dipendenti sia graduato in ragione del rapporto tra i giorni di effettiva presenza al lavoro e i giorni lavorabili nel periodo congruo considerato (nel nostro caso si trattava di un anno).

Con l’ultimo interpello preso in considerazione, il n. 205 del 25 giugno del 2019, l’Agenzia delle Entrate ha trattato una richiesta di chiarimenti proveniente da un datore di lavoro che aveva sottoscritto il 26 novembre 2018, un accordo finalizzato alla definizione dei parametri di misurazione del premio di risultato riguardante l’anno corrente, ossia il 2018.

L’Agenzia ha affermato che i criteri di misurazione delle “performances” legate alla produttività debbono essere determinati con congruo anticipo e, di conseguenza, tale condizione non risulta in alcun modo soddisfatta alla luce del fatto che i premi di risultato vengono individuati ed erogati sulla base di criteri stabiliti in prossimità della scadenza del periodo “congruo” rilevante per la misurazione del raggiungimento della produttività già definito dal decorso annuale: tale posizione, a mio avviso, “non fa una pecca”, nel senso che la credibilità dell’istituto non può essere messa in discussione dalla individuazione dei criteri di misurabilità degli incrementi, sostanzialmente, “ex post”.

 

Sull' autore

Eufranio Massi
Eufranio Massi 269 posts

E' stato per 40 anni dipendente del Ministero del Lavoro. Ha diretto, in qualità di Dirigente, le strutture di Parma, Latina, i Servizi Ispettivi centrali, Modena, Verona, Padova e Piacenza. Collabora, da sempre, con riviste specializzate e siti web sul tema lavoro tra cui Generazione vincente blog.

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